Meloni: “Abruzzo in crescita”. Ieri la chiusura del centrodestra per Marsilio

di Alessio Ludovici | 06 Marzo 2024 @ 06:00 | VERSO LE ELEZIONI
meloni centrodestra
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L’AQUILA – Scampoli di campagna elettorale in Abruzzo con qualche inevitabile caduta di stile dell’ultimo minuto (per Marco Marsilio l’accusa di non essere sufficientemente abruzzese, per Luciano D’Amico quella di non essere il vero candidato presidente). Campagna elettorale non bellissima per contenuti, ma di grande rilevanza politica dopo il successo in Sardegna della candidata del Movimento 5 Stelle.

L’onore delle armi va ad entrambi. Se è vero che D’Amico sta beneficiando della bolla mediatica post-Sardegna, è pur vero che mesi prima ha accettato una sfida che inizialmente sembrava improbabile se non impossibile. Percorso inverso per Marsilio, sembrava chiamato ad una facile riconferma poi si è calato senza troppi complimenti nella trincea di uno scontro che con l’Abruzzo c’entra sempre meno.

Coalizioni impegnate nella volata finale comunque e nei principali appuntamenti di chiusura. L’8 marzo comizio finale all’Aquila per il centrosinistra e il suo candidato presidente Luciano D’Amico che domenica, invece, seguirà lo spoglio nel quartier generale di Pescara. Per il centrodestra gran finale ieri a Pescara davanti a migliaia di persone, con i leader del centrodestra, Marco Marsilio (atteso invece domenica nel capoluogo) e Giorgia Meloni.

Destini incrociati

Meloni e Marsilio, i due si sono conosciuti nel caldissimo luglio del 1992. Il 19 luglio, scossa per l’attentato a Borsellino, la quindicenne Giorgia Meloni prende l’elenco telefonico e chiama la sede dell’Msi per iscriversi, quindi va a bussare alla sezione della Garbatella, entra e in sala riunioni c’è un giovane che sta parlando. Lo chiamano il Lungo, è Marco Marsilio, uno degli animatori della nascente corrente dei gabbiani di Fabio Rampelli da cui comincia un pezzo di storia attuale del paese.

Attaccati ai valori della destra che interpretano con rinnovata verve (sono tra i più favorevoli alla svolta di Fiuggi) ma senza cadere nelle trappole della nostalgia. Già allora segnano un pezzo di cultura del centrodestra, le campagna sulle foibe e sui libri di testo fanno scuola. Nel 1996, con la nascita di Alleanza Nazionale, finiscono in Azione Giovani e proprio Marsilio ne sarà il vicepresidente fino al 2000. La svolta nel 2004, al congresso di Viterbo. La Meloni, ventisettenne, è eletta coordinatrice nazionale con la lista “Figli d’Italia”. E’ la prima donna a guidare un movimento giovanile grazie all’accordo tra i gabbiani e la Destra Protagonista legata a La Russa, ne fa le spese Carlo Fidanza portato dalla corrente di Fini.

L’ascesa della Meloni è fulminea, la giovane militante che aveva fatto parlare di sé nelle assemblee romane, viene proposta da Fini stesso per il parlamento. Poco dopo l’elezione è sempre Fini a proporgli la vicepresidenza della Camera, sarà la più giovane vicepresidente di sempre, come il ministro più giovane qualche anno più tardi e la prima donna premier oggigiorno.

Nel 2008 in parlamento arriva anche Marco Marsilio, una sorta di deputato abruzzese aggiunto, parteciperà attivamente, su invito dell’allora sindaco di Villa Sant’Angelo Pierluigi Biondi, ai tavoli della ricostruzione guidati da Giovanni Lolli. Nel PdL intanto tira una brutta aria, i gabbiani non ce la fanno più e con una scelta controintuitiva fondano Fratelli D’Italia. Siamo nel 2013 e sembra un ritorno alle origini, tanta militanza ma magri i risultati. In punta di diritto però, sono loro gli unici veri eredi di An e ne ereditano il patrimonio compresa la storica sede di via della Scrofa.

La rincorsa dall’Aquila

Una piccola luce arriva proprio dall’Abruzzo qualche anno dopo, dall’Aquila in particolare. Alla fondazione di Fratelli D’Italia, nel 2013, c’è infatti anche Pierluigi Biondi. Una storia parallela. Già protagonista con la galassia di Azione Giovani, nel 2004 era diventato sindaco di Villa Sant’Angelo per appena dodici voti. Grazie a quei dodici cittadini, nel 2009, si ritrova ad essere praticamente l’unico sindaco di centrodestra del cratere sismico e diventa un punto di riferimento anche simbolico per il centrodestra.

Nel 2017, nei tavoli nazionali di coalizione Fratelli D’Italia ha poco da rivendicare, al massimo una candidatura a sindaco all’Aquila, data per persa. Sfida accettata e vinta in modo rocambolesco proprio da Biondi che ribalta al ballottaggio il risultato abbastanza severo del primo turno. E’ il primo mattoncino. Due anni dopo la storia si ripete. Nei sondaggi Fratelli D’Italia, lo ricorda la stessa Meloni nella sua autobiografia, è al 2%, ma anche grazie alla vittoria dell’Aquila c’è la possibilità di strappare una candidatura in Abruzzo. Da una terna di nomi (ci sono anche Giandonato Morra e Massimiliano Foschi) alla fine si opta per Marsilio, nazionalmente il più forte e quindi il meno esposto ai malumori dei partiti alleati che viaggiano su percentuali ben superiori a Fratelli D’Italia. Altra sfida vinta e, pochi mesi dopo, FdI schizza al 6,5% alle Europee. Il resto è storia recente, alla Meloni si apre un mondo che dall’opposizione ai governi di unità nazionale la porta a Palazzo Chigi.

Crocevia abruzzese

Domenica prossima un nuovo crocevia storico per la politica in Abruzzo. Uno snodo per tutti. La Lega è attesa da una prova di tenuta, Forza Italia dalla sfida di riuscire a fare a meno di Berlusconi e occupare uno spazio moderato che guarda anche a pezzi di elettorato del centrosinistra. Ieri a Pescara c’erano tutti, da Maurizio Lupi ad Antonio Tajani e Matteo Salvini. A giocarsi di più sembra proprio la Meloni che qui, in Abruzzo, ha deciso di farsi eleggere anche deputata nel 2022: “Fermare il lavoro” di Marco Marsilio e del centrodestra in Abruzzo “sarebbe devastante per questo territorio, ma sono ottimista che questo lavoro continueremo a farlo insieme”, ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni

“Io ho da tempo investito sulla sfida dell’Abruzzo, essendo io eletta qui alle brutte mi cacciate, avete un maggiore appiglio, ma dimostra ancora una volta quante attenzione dedichiamo a questa crocevia della nostra nazione”. 

Poi ancora: “La ferrovia Roma-Pescara era uno dei problemi che noi abbiamo ereditato, era inserita nel Pnrr ma con quei tempi non si sarebbe potuta realizzare: il governo l’ha stralciata e ha trovato il finanziamento fuori dal Pnrr, al Cipess abbiamo trovato i fondi per mettere in sicurezza la ferrovia, che rimane uno dei grandi temi di questa regione”. 

“Effetto Sardegna? Lo dobbiamo ancora vedere perché non abbiano visto come è andata a finire. Ma sono molto ottimista per l’Abruzzo”, ha detto nel pomeriggio Meloni a margine di un suo intervento alla Camera di Commercio a Teramo. Quando chiedono alla Premier un commento sulle affermazioni del ‘Campo largo’ sicuro di vincere, lei risponde “Contenti per loro. Non mi piace parlare degli altri, in campagna elettorale mi piace parlare di quello che si è fatto e penso che il lavoro di Marsilio in questi cinque anni sia ben dimostrato. E’ una regione che in un periodo di difficoltà ha resistito alla grande, con gente che non chiede assistenza o regali”. 

“Noi ci mettiamo la faccia perché stiamo insieme per scelta, non per interesse”, la stoccata serale al centrosinistra e alle polemiche incrociate tra Conte, Calenda e Renzi. “Il centrodestra compie 30 anni, insieme governiamo la nazione e molte regioni, abbiamo le nostre sfumature che sono un valore aggiunto ma abbiamo una visione comune del paese e lo stiamo dimostrando”.


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