Maxxi: ‘Afterimage’, la mostra-riflessione su memoria e metamorfosi

di Marianna Gianforte | 01 Luglio 2022 @ 16:30 | CULTURA
afterimage
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L’AQUILA – Ventisei artisti provenienti da diverse parti del mondo, di età e culture diverse pronti a dialogare tra loro negli spazi di ‘Afterimage’, ‘immagine residua’, la nuova mostra del Maxxi L’Aquila, visitabile a partire da domani e sino al 19 febbraio nello splendido palazzo Ardinghelli. L’esposizione – che si realizza e si sviluppa in tutti gli spazi del museo, come se fosse realizzata e ritagliata ‘su misura’, è a cura del direttore Bartolomeo Pietromarchi, e dal co-curatore Alessandro Rabottini, che l’hanno presentata questa mattina alla presenza anche del nuovo segretario del Maxxi, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Francesco Spano, alla sua prima uscita pubblica proprio all’Aquila:

“Ho vissuto il concepimento di questa sede, ero presente alla riunione con il ministro alla Cultura Dario Franceschini e la presidente della fondazione Maxxi Giovanna Melandri, quando si ragionava del progetto per aiutare L’Aquila a rinascere riportando in auge la sua vocazione culturale e oggi, vedere il museo una realtà radicata e in continuo dialogo con la città e di rilievo nel panorama nazionale e internazionale, credo sia una soddisfazione non soltanto per noi, ma per tutti”.

I 26 artisti presentano opere di pittura, scultura, fotografia, installazione, video e sperimentazione digitale, in un dialogo tra nuove commissioni, installazioni site specific, opere provenienti dalla Collezione della Fondazione Maxxi e importanti prestiti. Sono 9 le opere site specific frutto di nuove commissioni: Francesco ArenaBenni Bosetto, June CrespoThomas Demand, Oliver Laric, Hana MiletićLuca MonterastelliDahn Vo e Dominique White.

“Tre fili si intrecciano in ‘Afterimage’ – ha spiegato Pietromarchi -: le nuove commissioni e le installazioni site-specific di artisti italiani e internazionali, le opere della collezione della fondazione Maxxi e le memorie che gli spazi di palazzo Ardinghelli evocano. La molteplicità degli sguardi che gli artisti in mostra portano ciascuno con sé ci pongono in una relazione vitale con lo spazio espositivo, di cui sono esplorate tanto le sale quanto l’esterno e i passaggi funzionali, nel tentativo di guardare all’architettura come un organismo vivente, un luogo che ha attraversato i secoli e che ora abita il presente con una nuova identità, ovvero quella di museo d’arte contemporanea.  E’ un dialogo a più voci tra passato e presente, realtà e suggestione, immaginazione e ricordo. La mostra è nata dalla volontà di riconoscere la specificità de L’Aquila e della sua storia senza trasformare la memoria dell’evento sismico del 2009 in un pretesto narrativo ma, al contrario, di aprire lo sguardo e la riflessione su ciò che sopravvive intorno a noi e che insieme a noi si trasforma”.

Aggiunge Rabottini : “Le immagini e le cose, così come i corpi e le storie, sono colti all’interno di una dinamica di perenne trasformazione. I nostri ricordi e gli spazi che abitiamo, le cose che ci circondano così come i simboli che interpretiamo, sono in costante movimento: mutano all’interno della nostra memoria e nella loro stessa essenza materiale. Per quante cose scompaiono altrettante emergono, e Afterimage è il tentativo poetico di guardare ai momenti di fragilità e di impermanenza che punteggiano le nostre vite, ponendosi in ascolto del senso di potenzialità che essi portano con sé. La mostra è anche un omaggio al contesto che la ospita, un contesto che è tanto spaziale quanto umano, nel desiderio di porre in dialogo tra loro opere che provengono da tempi e luoghi differenti ma che qui possono attivare inediti significati e, speriamo, nuove riflessioni”.

“‘Afterimage’ è una riflessione per immagini sui temi della memoria e della metamorfosi – hanno spiegato il direttore Pietromarchi e il co-curatore Rabottini -. Il titolo della mostra fa riferimento all’illusione ottica conosciuta come afterimage (in italiano ‘immagine residua’), un fenomeno per cui uno stimolo visivo, come il flash della macchina fotografica, ad esempio, produce un’impressione sulla retina che persiste anche dopo il proprio passaggio. A partire da questa suggestione, la mostra è concepita come un poema visivo che riflette sul coesistere di permanenza e transitorietà come condizione universale, radicata nella natura stessa dell’esistenza umana e dei nostri corpi, nel destino dei manufatti, dei luoghi, dei significati e delle immagini”. 

La mostra incoraggia gli spettatori a esplorare le 15 sale del museo e i suoi passaggi, a stabilire associazioni intuitive e spontanee tra le opere, l’architettura di palazzo Ardinghelli e la storia dell’Aquila, città che testimonia quotidianamente l’equilibrio tra memoria del passato e impulso alla trasformazione, e che quotidianamente rende manifesto quanto il principio della metamorfosi trattenga ciò che è stato e generi ciò che sarà. 

Attraverso un’ampia varietà di media, la mostra include sperimentazioni storiche e contemporanee nei campi della fotografia e del film, interventi installativi, pittura e scultura ed esplora la coesistenza di iconografie frammentate, materiali mutevoli, memorie tattili e corpi in trasformazione.

Nella giornata di domani i protagonisti della mostra ‘Afterimage’, moderati dai curatori assieme a Fanny Borel dell’ufficio curatoriale del Maxxi L’Aquila, incontrano il pubblico del museo per raccontare le opere esposte nel nuovo allestimento. Dall’interesse sulla capacità dei materiali di assorbire la memoria, sia che si tratti di supporti duraturi che di materiali più effimeri, alle sperimentazioni digitali contemporanee e dunque al rapporto tra passato e presente, tra materialità e immaterialità. Un incontro per scoprire e comprendere, attraverso lo sguardo degli artisti, come la coesistenza di permanenza e transitorietà, materico e immateriale, rappresentino una condizione universale, radicata nella natura stessa dell’esistenza umana e dei nostri corpi, nel destino dei manufatti, dei luoghi, dei significati e delle immagini.

Il primo, alle ore 12, avrà come protagonisti Luca Monterastelli, Francesco Arena e Massimo Grimaldi in dialogo con Bartolomeo Pietromarchi, Direttore del Maxxi L’Aquila. Nel pomeriggio, alle 15 Paloma Varga Weisz, Hana Miletić e June Crespo in conversazione con Rabottini e con Borel.


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