Maternità e interruzione di gravidanza: che cosa prevede la legge 194

di Marianna Gianforte | 25 Settembre 2022 @ 06:10 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
legge 194
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L’AQUILA – Non c’è campagna elettorale nella quale non venga chiamata in ballo la legge 194 sulla ‘tutela sociale della maternità’ e ‘l’interruzione volontaria di gravidanza’, che ancora oggi, a distanza di 45 anni dalla sua entrata in vigore, avvenuta nel maggio del 1978, suscita prese di posizione opposte nel dibattito sociale e politico. Una discussione che in campagna elettorale può diventare, però, terreno scivoloso, essendo la legge 194 molto accettata tra la popolazione femminile – e non solo – sin dalla sua entrata in vigore (basti pensare che nel 1981 il ‘Movimento per la vita’ promosse un referendum per abrogarla, che vide il 70% dei votanti scegliere il suo mantenimento). E infatti, i politici che l’hanno chiamata in causa nel corso della campagna elettorale che si concluderà con il voto di oggi, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni e il segretario della Lega Matteo Salvini, si sono affrettati a mettere in chiaro  che la legge 194 del 1978 non verrà cambiata. E, anzi, Meloni ha precisato che va attuata così com’è e potenziata nella parte relativa alla tutela della maternità. In questo gran parlare, però, in pochi entrano a fondo della legge: che cos’è, com’è nata, perché, cosa prevede. Per fare chiarezza e anche contribuire a una giusta e corretta informazione, Laquilablog lo ha chiesto alla presidente del consultorio Aied dell’Aquila Alessia Salvemme.

Dottoressa Salvemme, facciamo un po’ di chiarezza: che cosa prevede la legge 194?

“Il titolo completo della legge 194 è ‘Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza’. Questa legge ha abrogato gli articoli del codice penale che sino ad allora definivano l’aborto come un reato e imponevano pene anche molto elevate e ha regolamentato le pratiche di interruzione volontaria di gravidanza. Quando nei primi anni ’70 l’Aied cominciò la lotta per la legalizzazione dell’aborto, le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità valutavano in molte centinaia di migliaia gli aborti clandestini cui le donne italiane erano costrette ogni anno a causa del reato previsto dal Codice Rocco. Ci trovavamo di fronte ad un problema sociale che bisognava risolvere. Quindi, quando parliamo della Legge 194, dobbiamo ricordarci il valore che ha avuto e che ha tuttora nel combattere la piaga dell’aborto clandestino e di sottrarre alla criminalizzazione centinaia di migliaia di donne che erano costrette a ricorrervi con gravi rischi per la loro salute e per la vita stessa. Ricordiamoci sempre che se la 194 dovesse essere toccata per inserire delle limitazioni, non diminuirebbero gli aborti ma diminuirebbero solo gli aborti legali. Così come dobbiamo essere consapevoli del fatto che le donne non hanno iniziato ad abortire dal 1978 ma dal 1978 hanno cominciato ad abortire legalmente e in condizioni di tutela per la loro salute”.

L’Aied è consultorio in prima linea sin dagli anni ’50 per quanto riguarda la salute delle donne e la tutela dei loro diritti. Che cos’è l’Aied? Qual è il suo ruolo oggi, cosa può fare per le donne che hanno bisogno di interrompere una gravidanza?

“Le associazioni che si autodefiniscono ‘pro-vita’ ci vedono come abortiste, come fautrici e causa dell’aborto. In realtà l’Aied, l’associazione italiana per l’educazione demografica nasce a Milano nel 1954 da un gruppo di donne e anche di uomini illuminati che si battevano contro gli aborti clandestini e per la libertà di scelta. È grazie alle battaglie dell’Aied che la contraccezione non è più un reato in Italia. All’Aquila il consultorio Aied nasce nel 1975 ed è il primo consultorio cittadino. L’ Aied è un’associazione laica, femminista, per la parità di genere e per la libertà di scelta. Ed è a favore della vita, della vita di tutte le persone che, con oltre 6mila prestazioni l’anno, nell’Aied dell’Aquila accompagniamo in tutte le fasi, appunto, della loro vita. Organizziamo servizi di accompagnamento alla nascita, di accompagnamento alla crescita e alla genitorialità consapevole, alfabetizzazione delle emozioni fin dalla nascita con percorsi di massaggio infantile, consulenze psicologiche e psicoterapie individuali, di coppia e familiari. Abbiamo un servizio specifico per l’infanzia e l’adolescenza, la genitorialità e le famiglie, abbiamo servizi di ginecologia, per l’accompagnamento delle donne e delle coppie alla ricerca di una gravidanza, seguiamo donne in gravidanza, riusciamo a garantire la contraccezione in tutte le sue forme, abbiamo un servizio legale per il diritto delle famiglie, organizziamo inoltre progetti nelle scuole, gratuiti per l’utenza per diffondere l’educazione all’affettività e alla sessualità, diffondiamo informazioni sulla prevenzione sia in sede sia attraverso i social, sia attraverso i video, sia attraverso le app. Poi, quando il metodo contraccettivo fallisce, siamo accanto alle donne che decidono di abortire e infatti ci si può rivolgere a noi per ottenere il certificato necessario per legge per accedere all’interruzione volontaria di gravidanza e per avere una consulenza legale per conoscere i propri diritti, oltre al sostegno psicologico nei casi in cui questo fosse richiesto”.

Dal punto di vista di esperte della salute delle donne e delle mamme, pensate che ci sia davvero qualcosa da modificare in questa legge? Se sì, che cosa?

“La legge 194 non è perfetta ma, prima di parlare di modifiche, sarebbe ora che fosse realmente attuata in tutte le regioni, in tutte le province, in tutte le città e questo si potrebbe fare assumendo nelle Asl ginecologi e ginecologhe non obiettori. Mentre, per le donne che decidono di portare avanti la gravidanza, visto che la legge 194 riconosce il valore sociale della maternità, sarebbe importante mettere in campo molte più azioni a favore delle mamme, dei papà e di chi svolge le funzioni materne e paterne affinché le persone possano avere figli senza dover rinunciare ad esempio a lavorare e, allo stesso tempo, affinché chi svolge la funzione paterna partecipi all’accudimento dei figli. Una svolta, inoltre, sarebbe inserire obbligatoriamente l’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Questo significherebbe davvero far crescere cittadini e cittadine liberi e libere di scegliere e prevenire concretamente le gravidanze non volute”.

Oltre un anno fa l’assessora regionale alla Salute Nicoletta Verì emanò una ‘forte raccomandazione’ alle Asl regionali affinché l’interruzione farmacologica di gravidanza venisse effettuata preferibilmente in ambito ospedaliero e non nei consultori, in quanto – secondo Verì – non ci sarebbero le condizioni adeguate a fronteggiare eventuali effetti collaterali dei farmaci. Come interpreta questa ‘forte raccomandazione’?

“Parto dai dati di realtà. La legge prevede che le donne, in Italia, possano interrompere volontariamente la gravidanza attraverso due metodi: con un intervento in anestesia totale (Ivg chirurgica), entro i 90 giorni di gestazione e con la pillola RU486 (Ivg medica), entro il 63esimo giorno di gestazione. Secondo la legge la RU486 può essere somministrata sia in ospedale, sia nei consultori. La RU486 provoca l’espulsione del prodotto del concepimento, inducendo ciò che accade negli aborti spontanei. La RU486 presenta vantaggi come il fatto che la donna può accedere all’aborto senza doversi sottoporre a un intervento chirurgico e quindi neanche in anestesia e poi non occorre il ricovero in ospedale. Le criticità sulla somministrazione della RU486, secondo le nostre mediche è che non essendo somministrata in anestesia provoca dolore, c’è bisogno di monitoraggio e assistenza alla donna da parte del personale sanitario, fino alla fase espulsiva che in ogni donna segue dei tempi non prevedibili e che può essere praticata solo con una buona organizzazione da parte della struttura che la pratica. Come Aied, riteniamo che quando una donna decide di interrompere la gravidanza, deve poter scegliere quale metodo utilizzare e dove poter effettuare l’interruzione di gravidanza, perché si tratta di una procedura che riguarda il suo corpo e la sua salute psicofisica. Concretamente però poter scegliere significa che gli ospedali devono effettuare entrambe le procedure previste per legge, ma questo non avviene: in molti ospedali non si somministra la pillola abortiva RU486 e in alcuni ospedali non si pratica neanche l’aborto chirurgico. Inoltre, la carenza di personale che viene spesso lamentata e una presenza esorbitante di obiettori di coscienza tra ginecologi e ginecologhe. I consultori dovrebbero, inoltre, come previsto per Legge, poter somministrare la RU486: questo permetterebbe alle donne un accesso a queste procedura in un contesto più riservato. Inoltre il rapporto con il consultorio metterebbe queste donne in contatto con le strutture preposte alla prevenzione. Così facendo la donna può avere accesso a tutte le informazioni e gli strumenti per evitare in futuro le gravidanze indesiderate. Da un punto di vista pratico, però, affinché i consultori possano somministrare la RU486 devono essere attrezzati, dotati di personale, essere messi in rete con l’ospedale”.

Cosa manca oggi ai consultori per essere, come dice Verì, adeguati?

“Oggi in molti consultori non c’è neanche la possibilità di fare tutti i tipi di contraccezione e quindi prevenzione delle gravidanze: ad esempio in molti contesti non si può inserire la spirale perché manca l’ecografo o il carrello delle emergenze. In queste condizioni pensare alla somministrazione della RU486 nei consultori diventa davvero difficile. I consultori quindi per essere adeguati hanno bisogno di scelte politiche adeguate. Servono investimenti mirati sui consultori in termini di organizzazione e di attrezzature, per far sì che tutti questi limiti vengano rimossi”.

Troppi obiettori di coscienza rendono impossibile attuare l’interruzione di gravidanza; qual è la situazione nella provincia dell’Aquila?

“Per quanto riguarda la provincia dell’Aquila sappiamo che sia all’Aquila sia ad Avezzano si può fare l’interruzione volontaria di gravidanza chirurgica in ospedale e che ad Avezzano si può fare anche l’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica tramite RU486. La nostra attenzione è sempre rivolta a che la possibilità di scelta della modalità e anche del luogo in cui poter procedere con l’interruzione volontaria di gravidanza sia presto a disposizione delle donne che, secondo la legge, hanno il diritto di scegliere. In ogni caso, parallelamente, noi come consultorio continuiamo sia nel nostro lavoro di prevenzione delle gravidanze indesiderate, sia nello stare accanto alle donne che si trovano a scegliere di interrompere la gravidanza. In conclusione, ringrazio Laquilablog per questa opportunità di raccontare in modo corretto e preciso le tematiche delle donne, perché solamente tramite la conoscenza e l’informazione le donne possono essere davvero libere di scegliere. Gli slogan non servono a niente se non ad alimentare paure, pregiudizi e ignoranza”.

 


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