Mafia nigeriana, a L’Aquila udienza dal Gip: a dicembre la decisione sul rito abbreviato

di Alessio Ludovici | 01 Dicembre 2021 @ 06:00 | CRONACA
L'Aquila, il Tribunale
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L’AQUILA – Udienza dal Giudice per le indagini preliminari ieri mattina a L’Aquila per decidere sulla richieste di rito abbreviato presentate nell’ambito del processo alla mafia nigeriana, innescato dall’operazione  “Hello Bros” coordinata dalla Questura dell’Aquila e che aveva portato ad una trentina di arresti in tutta Italia. Il GIP del Tribunale dell’Aquila è il magistrato Baldovino De Sensi

In seguito al decreto di giudizio immediato, basato sulla considerevole quantità di documentazione acquisita nelle indagini, emesso su richiesta del Pm, diciassette degli imputati  – di cui 16 sono in carcere – avevano presentato richiesta di rito abbreviato. Alcuni hanno chiesto il rito abbreviato secco, ossia chiesto al giudice di esprimersi sulla base degli atti presentati dal Pm. Altri hanno optato per un rito abbreviato condizionato, cioè la possibilità di assumere prove indicate dall’imputato prima della decisioni sulla richiesta di abbreviato. Un unico legale aquilano è impegnato nel processo. Si tratta dell’avvocato Carlotta Ludovici che difende uno degli imputati. 

Oggi in udienza sono state eccepirei diverse questioni preliminari. Si è discusso ad esempio dell’utilizzabilità o meno di alcune dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia. Il Gip ha  quindi aggiornato tutto al prossimo 13 dicembre. 

Gli imputati rischiano in particolare la condanna per il 416 bis, cioè l’associazione di stampo mafioso. La pena  può arrivare fino a 20 anni. In questi casi le strategie difensive sono volte proprio ad evitare la condanna per l’associazione di stampo mafioso. 

Il capo del ramo italiano dell’organizzazione, i Black Axe, viveva all’Aquila, ed è stato arrestato lo scorso aprile dopo oltre due anni di indagine. I Black Axe, spiegarono in Questura durante la conferenza stampa immediatamente successiva, sono uno dei gruppi più importanti della mafia nigeriana. Erano ramificati in diverse Regioni italiani. A condurre l’indagine è stata la Squadra Mobile dell’Aquila con la sezione di Polizia Giudiziaria e la preziosa collaborazione del Servizio centrale operativo della Polizia e del servizio di Cooperazione Internazionale della Polizia e dal Servizio di Polizia Scientifica.

Tra i reati contestati, a cui sarebbero stati dediti gli imputanti, anche diverse truffe. Truffe romantiche, l’organizzazione dell’accattonaggio e gli acquisti sul dark web. O ancora l’acquisto di bitcoin con i quali venivano poi reperiti, sempre nel darknet, i numeri di carte di credito clonate che a loro volta venivano utilizzate per comprare online beni e servizi, da cellulari a biglietti aerei, computer, abbigliamento ed elettrodomestici.


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