Madonna Salus Populi Aquilani, l’omelia di Mons. Antonini

di Redazione | 21 Novembre 2020 @ 13:09 | CREDERE OGGI
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – S.E.Mons. Orlando Antonini, Nunzio Apostolico e Cappellano ad honorem della Salus, in occasione della messa stazionale da lui presieduta, il 20 novembre, nella chiusura della festa diocesana della Salus Populi Aquilani e della giornata giubilare annuale  presso la Chiesa del Suffragio a L’Aquila ha tenuto l’Omelia:
 
Molto Reverendo Rettore, reverendi cappellani della Salus Populi, cari ministranti, illustre rappresentante della Città, carissimi fedeli devoti della Madonna del Popolo Aquilano, il 24 agosto 1723 il cappuccino P. Giuseppe Antonio da Trivigliano inviò all’allora parroco di S. Maria di Bagno in S. Marco, don Giuseppe Antonio De Vincenzi, la lettera con la quale gli comunicava di donare alla chiesa aquilana la copia dell’Immagine della Madonna Santissima del Popolo, chiedendo di intitolarla alla Madonna del Popolo Aquilano. Le principali grazie che allora il devoto frate predicatore indicava si chiedessero a Maria erano, oltre quella che la Città resti libera dal flagello dei terremoti, anche la fuga dai peccati, la riforma dei costumi, e la nostra uniformità alla Volontà di Dio.
Oggi, carissimi, oltre che di liberarci dai terremoti ed ottenerci la salvezza eterna e la salute spirituale, la grazia immediata che supplichiamo da Maria Salus Populi Aquilani è naturalmente la salute materiale, di liberarci cioè da questa peste del sec. XXI del coronavirus, oppure, se questa peste debba comunque fare il suo corso, di darci la forza morale per affrontarne e metabolizzarne l’immensa sofferenza che ci sta provocando. Intanto sìano richiamati al proprio dovere quegli irresponsabili che giustificano la violazione delle regole di cautela sanitaria in nome di una libertà confusa col diritto di far ammalare gli altri.
 
Naturalmente in tutto questo l’Avversario, Satana, ci sguazza. Egli esiste e agisce facendo allontanare le persone dalla fede, schiavizzandole nell’individualismo più esasperato, nell’attaccamento al denaro, alla sete di potere e di piacere, nell’indifferenza agli altri. Esiste e agisce, Satana, cercando di uccidere in noi gli anticorpi spirituali, disabituandoci all’incontro comunitario, a nutrirci del corpo e del sangue di Cristo, pane di vita, ed anche all’acqua santa. E cerca di stancarci di pregare. Invece la preghiera, come dice papa Francesco, aprendoci il cuore a Dio calma anche la nostra inquietudine. Il colloquio con Dio, il rapporto personale con Gesù, il Rosario a Maria, anche in questo doloroso frangente storico e nella malattia più grave, è come sempre il migliore antidoto, la cura completa per la persona nella sua totalità, spirito, anima, corpo.
Abbiamo sentito delle nozze di Cana nel vangelo di Giovanni. Maria, attraverso cui la radice di Davide ha germogliato il virgulto che è Cristo di cui alla prima lettura; Maria, l’arca dell’Alleanza della seconda lettura, ossia il grembo che ha portato il Figlio di Dio per nove mesi; Maria, la donna grandiosa vestita di sole che ha la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle, e nella quale ‘l’Onnipotente ha fatto grandi cose’, la vediamo spesso ‘umile serva’, la vediamo come scomparire, per poi riaffiorare, come anche ha osservato papa Francesco mercoledi scorso, nei momenti cruciali come a Cana, e poi sotto la croce. A Cana, Maria avverte un problema di cui neppure Gesù e gli apostoli, apparentemente, stavano rendendosi conto: stava per finire il vino! E subito lo interpella; non solo, lo ‘abbliga’ a dare inizio ai suoi miracoli, a manifestare la sua gloria, a far credere in lui i discepoli. Virgo potens. Quanto è potente, Maria! Addirittura previene i nostri problemi, e spinge suo Figlio a intervenire. Ma Maria – aggiunge ancora papa Francesco – non dirige autonomamente la sua vita: aspetta che Dio prenda le redini del suo cammino e la guidi dove egli vuole… Non c’è modo migliore di pregare che mettersi come Maria in atteggiamento di cuore aperto a Dio: ‘Signore, quello che Tu vuoi, quando Tu vuoi e come Tu vuoi’. Quello che tu vuoi: è appunto la nostra uniformità al divino Volere, una delle principali grazie che P. Giuseppe Antonio da Trivigliano suggerì di chiedere alla Madonna del Popolo Aquilano. Facciamolo, anche in questa pandemia.
 
Quale volere? Quello che Maria dice ai servi di Cana, quindi anche a noi: “Fate quello che egli vi dirà”. E cosa ci dice oggi? Sentiamo l’apostolo Giovanni, nel suo vangelo e nelle sue lettere: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14,15). “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama, sarò amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (14,21). “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). “In questo consiste l’amore di Dio, nell’osservare i suoi comandamenti” (1 Gv. 5,2), “In questo sta l’amore: nel camminare secondo i suoi comandamenti” (2 Gv, 6).
 
Quali, carissimi? Prima ovviamente i 10 comandamenti: non avrai altro Dio fuori di me; non nominare il nome di Dio invano; ricordati di santificare le feste; onora il padre e la madre; non uccidere; non commettere adulterio; non rubare; non dire falsa testimonianza; non desiderare la donna d’altri; non desiderare la roba d’altri. Poi il comandamento di amare Dio con tutto il cuore e il prossimo (ebreo) come sé stessi. Infine il comandamento proprio di Gesù: amatevi reciprocamente come io vi ho amati, amare tutti, amare persino i nemici, quelli che ci fanno del male, perdonando le offese; amore dei nemici, che papa Benedetto ha definito “il nucleo della rivoluzione cristiana”, rivoluzione nei valori e nelle relazioni umane. La persona che ama eviterà tutto quello che sa che dispiace alla persona amata, e farà tutto quello che sa che piace ad essa.
 
L’ho commentato un’altra volta in questa stessa chiesa. Parole singolari, quelle di Gesù riportateci da S. Giovanni. L’amore per lui parrebbe ridursi ad obbedire a dei precetti, come se egli volesse metterci alla prova. In ogni caso, noi non ne avremmo alcuna capacità, soprattutto l’amore dei nemici. Ma, ecco il punto, questa capacità ce la dà Dio: “E’ Dio che suscita in voi il volere e l’operare”, assicura S. Paolo (Fil 2,13). Il volere: ossia la volontà di fare il bene; l’operare: ossia la capacità di farlo effettivamente. Provare per credere. Nel salmo 34 ci si dice: “Gustate e vedete com’è buono il Signore” (Ps 34,9). Prima gustate, poi vedete. Prima gusta, ossia prova, obbedisci, osserva il comandamento; poi vedrai, saprai, com’è buono il Signore. Giustamente un commentatore osservava che nelle cose naturali, essendo esse alla nostra portata prima viene la conoscenza (della legge, se è buona e osservabile), e poi l’obbedienza (la si osserva). Nelle cose spirituali, che non sono alla nostra portata, è il contrario: prima viene l’obbedienza (ai comandamenti), e poi la conoscenza (della loro bontà). Perché io posso illustrare quanto voglio il dolce di una torta, ma se non lo si prova non se ne saprà mai la squisitezza. Del resto i comandamenti fanno bene a noi, non a Dio; lui ce li dà perché sa che comportandoci secondo tali indicazioni la nostra vita funziona. E lui, come tutti i padri e le madri che vogliono bene ai figli, è felice se ci vede felici, realizzati. I comandamenti non sono altro che ‘istruzioni per l’uso’, da seguire se vogliamo far funzionare la macchina della nostra vita, oppure ‘cartelli indicatori’ della strada che dobbiamo seguire se vogliamo giungere a destinazione: ossia essere sereni e felici fin d’ora, in questo mondo, nonostante tutto, e poi felici nell’altro, nella vita eterna.
 
In tutto ciò, carissimi fedeli devoti della Salus populi aquilani, siamo coadiuvati dalle grazie speciali che per la Festa della nostra materna protettrice la Chiesa Madre ci provvede. Nel maggio 2013 il caro Arcivescovo mons. Giuseppe Molinari rinnovò la solenne incoronazione della Madonna del Popolo Aquilano, invocando l’aiuto divino sulla Città affinché trovasse la forza di rinascere dalle macerie del terremoto e di ricominciare. Oggi, alla chiusura della Festa e della giornata giubilare annuale della nostra Madonna, tanto curata con vivo zelo dal Rettore Don Daniele, mentre la invochiamo contro i ‘terremoti dell’anima’, come opportunamente sottolinea il nostro em.mo Cardinale Arcivescovo, invochiamo l’aiuto della Madonna anche per avere la forza, stavolta, di superare questa terribile emergenza sanitaria. L’indulgenza plenaria concessa da papa Francesco il 15 aprile 2013 e quest’anno riconfermata dalla Penitenzieria Apostolica per un altro settennio, aumenterà certamente tale forza.
 
Come recita il relativo Decreto, di essa possono beneficiare tutti i fedeli in Cristo e ognuno singolarmente preso, e che può anche essere applicata alle anime che sono in Purgatorio attraverso il suffragio, purché siano veramente pentiti, che si siano confessati e che si siano accostati alla santa Eucarestia, che abbiano fatto visita alla sacra immagine della Beata Vergine Maria, nota con il titolo di Salvezza del Popolo Aquilano, che dopo il recente terremoto è stata provvisoriamente trasferita nella Chiesa di S. Maria del Suffragio, ma che dovrà essere quanto prima ricollocata nel suo Santuario, ovvero la Chiesa parrocchiale di S. Marco Evangelista, ed ivi àbbiano partecipato devotamente a qualche sacra funzione o almeno si siano fermati, per un congruo spazio di tempo, in preghiera, che deve concludersi con la recita del Pater Noster, del Credo, e con le invocazioni della Beata Maria Vergine: a. -il giorno 20 novembre, nel giorno della festa della Titolare, dai primi ai secondi vespri; b. -una volta l’anno, in un giorno scelto dai singoli fedeli in Cristo; c. -tutte le volte che avranno partecipato ad un sacro pellegrinaggio, che verrà fatto lì in gruppi numerosi.
Salus Populi Aquilani, prega per noi! Amen.

Print Friendly and PDF

TAGS