Madonna d’Appari, è festa a Paganica

di Fausto D'Addario | 02 Aprile 2024 @ 05:37 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Madonna d'Appari
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È festa a Paganica il martedì dopo Pasqua per celebrare come di consueto la Madonna d’Appari nel suo magnifico eremo, che per la sua bellezza è dichiarato Monumento Nazionale dal 1902. I festeggiamenti sono già iniziati il lunedì di Pasquetta in concomitanza della festa patronale per San Giustino e della fiera e continueranno il 2 aprile con le due messe mattutine: la prima celebrazione delle 08.30 nella Chiesa degli Angeli custodi e la messa solenne delle 10.30 presieduta dal Cardinale Giuseppe Petrocchi. Al termine della messa seguirà la processione in onore della Madonna dalla Chiesa degli Angeli Custodi al Santuario, occasione che vedrà uscire le sette statue dei Santi delle chiese del paese. Prevista la partecipazione di tanti fedeli e l’animazione musicale da parte della banda Città di Paganica, in un momento di fraternità e condivisione molto sentito dalla popolazione e che coinvolge un po’ tutta L’Aquila. Immancabile è il pic-nic improvvisato con la pizza di Pasqua dei giorni precedenti e del buon salame.

Madonna d'Appari

Il Santuario della Madonna d’Appari nasce a seguito dall’apparizione dell’immagine sacra della Madonna, avvenuta a Paganica nel XV secolo. Secondo la tradizione locale l’Addolorata apparve a una donna, Maddalena Chiaravalle, che stava pascolando lì il suo gregge. L’episodio suscitò tanto clamore che i paganichesi decisero di costruirvi una cappella, successivamente ampliata ed affrescata nel Cinquecento. Oggi il bellissimo Santuario sorge a 670 metri di altezza: la roccia è come se si spaccasse per accogliere questo prezioso scrigno di fede e tradizioni, fra il torrente Raiale e la vicina parete rocciosa alle pendici del Gran Sasso. Una sfilata di uomini e donne, giovani e anziani, statue e confraternite, ognuna con la propria statua, si vede brulicare lungo lo stretto percorso che conduce alla sagoma slanciata della facciata in pietra.

La facciata del Santuario è molto semplice e slanciata ma, appena attraversato il portale in stile benedettino, l’interno lascia senza parole. L’aula unica scandita da arconi a crociera è completamente affrescata con storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, databili al XVI-XVII secolo, attribuite a Pierfrancesco, figlio del grande Francesco da Montereale. In fondo la zona del presbiterio appare decentrata, perché segue l’andamento irregolare della parete rocciosa, ma è la parte più antica dell’eremo. A destra dell’altare, infatti, si scorge una piccola nicchia, che custodisce forse il primitivo affresco dell’apparizione, una Pietà; dietro si apre una piccola sacrestia e, attraverso una scaletta, si arriva ad un angusto ambiente eremitico. La statua della Madonna d’Appari è invece del 1872, e riproduce il dipinto della nicchia, simile alla pietà michelangiolesca, ma con una sua caratteristica: nella statua paganichese il Cristo giace in posizione opposta di sulle braccia alla Madonna.

E non è la sola festa del giorno: continuano le tradizioni aquilane del martedì dopo Pasqua. Oltre che a Paganica, anche a Trasacco e Castel di Ieri. Angoli incontaminati e quasi inaccessibili nel cuore dell’Abruzzo, scrigni di leggende e storie lontane, luoghi del silenzio immersi tra natura e arte, che diventano improvvisamente affollate mete di pellegrinaggio nei giorni immediatamente successivi alla Pasqua.


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