Ma perché le piante perdono le foglie? La botanica Tinti: “E’ una strategia degli alberi”

di Alessio Ludovici | 06 Novembre 2021 @ 06:00 | AMBIENTE
piante perdono foglie
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L’AQUILA – Foliage, o semplicemente autunno per i nostalgici. Il momento in cui gli alberi, o almeno la maggior parte di essi, perdono le foglie. Non cadono perché la pianta va in sofferenza, come purtroppo pensano in molti, ma è una scelta in un certo senso, una scelta plasmata dall’evoluzione. 

“La caduta delle foglie è una precisa strategia delle piante” spiega a L’Aquila Blog Daniela Tinti. Botanica. Impertinente. “L’evoluzione ha selezionato una serie di meccanismi per far fronte all’inverno”.

E cosa succede d’inverno? I fattori sono diversi. “L’evento centrale è il cambiamento del fotoperiodo”, in sostanza il periodo di luce in cui le piante possono dedicarsi alla produzione di clorofilla. “Quando diminuiscono le ore di luce le piante in pratica cominciano ad interrompere i rifornimenti verso le foglie e interrompono la fotosintesi. Senza la clorofilla, che è la responsabile principale del pigmento verde delle foglie, prendono il sopravvento i pigmenti dovuti ad altre sostanze, i carotenoidi, che sono tipicamente dei colori che ammiriamo l’autunno”. Detta così sembra una banalità, ma le piante hanno un’intelligenza tutta loro. “Le foglie non si staccano in un punto qualsiasi, ma alla base del picciolo. Prima di cadere l’albero produce in quel punto dei nuovi tessuti, due strati di cellule, uno per rimarginare la ferita che altrimenti potrebbe essere un punto di ingresso di funghi, batteri e virus, l’altro per separare il picciolo dalla pianta e permetterne il distacco”. 

Non finisce qui. Oltre ad interrompere i rifornimenti di sostanze nutritive verso le foglie il nostro caro albero si prodiga in due altre cose, si pappa tutto quello che è rimasto sulla foglie e gli fa un ultimo regalo d’addio. “L’albero oltre a risucchiare le sostanze nutritive ancora presenti sulla foglia, in questo momento trasferisce le scorie e le sostanze di scarto presenti nel fusto e nei rami verso le foglie, in modo che possano essere espulse attraverso la caduta delle stesse”. 

Come detto, alla base di questi meccanismi c’è innanzitutto il fotoperiodo con meno ore di luce, ma non solo. La pianta così facendo espelle i rifiuti e conserva energie preziose per l’inverno e per la nuova stagione vegetativa che verrà in primavera. Infine si tutela dalle intemperie, dal gelo e dalla neve. Le foglie, in caso di precipitazione, accumulano troppo peso e mettono a repentaglio tutto l’albero. Ovviamente non tutti gli alberi hanno la stessa strategia, ci sono sempreverdi anche tra le latifoglie, hanno semplicemente strategie diverse, “Un tipico esempio è l’ulivo che non perde le foglie in autunno”. Questo, spiega Daniela, ha una strategia diversa. Non ci prova nemmeno, abita direttamente in climi più miti dove la neve è un evento raro. Oppure il leccio: “Il leccio è un’altra latifoglia sempreverde, ha sviluppato delle foglie molto più coriacee perché aveva il problema opposto, resistere all’eccessiva traspirazione dovuta al gran caldo ma, in zone particolarmente riparate o assolate, riesce a resistere anche alle nostre altitudini perché le foglie, protette dalla stessa cuticola nata per ridurre la traspirazione, non rischiano di gelare”

Ancora diverse, infine, le strategie adottate dalle conifere che, lo ricordiamo sempre, c’azzeccano poco con i nostri climi appenninici. Dalle nostre parti sono il frutto di rimboschimenti dell’800 e del ‘900, specie apprezzate per le loro particolari capacità pioneristiche. “Durante l’autunno i rimboschimenti sono particolarmente evidenti, perché nel paesaggio si notato queste chiazze di conifere”. La loro strategia evolutiva, dicevamo, è completamente diversa e dovuta proprio alla loro provenienza nordica. Lì la luce durante l’anno è ancora di meno e le piante devono sfruttare ogni momento: “Hanno risolto il problema con gli aghi sui cui la neve tende a scivolare. Anche le conifere vanno in una sorta di quiescenza durante l’inverno ma non come le latifoglie”.

Ma le piante ci azzeccano sempre? “Non è detto, ovviamente possono capitare annate in cui l’inverno arriva prima o le fioriture primaverili sono colpite da improvvise gelate. Più è regolare l’andamento del clima e delle stagioni, più è probabile che la pianta attivi nel momento giusto questi suoi meccanismi” Con i cambiamenti climatici in atto non siamo messi bene quindi. 

Anche tra gli arbusti e le altre piante e fiori ci sono strategie diverse. “Ci sono piante ed arbusti che fioriscono in autunno e sono molto importanti per gli insetti che si nutrono di nettare. Lo zafferano è un tipico esempio di pianta che fiorisce in autunno”. Ma non è l’unica. Lo zafferano, come tutti i crochi, è una pianta che ha anche una particolare strategia di adattamento al freddo, in inverno perde tutto ciò che si trova sopra il terreno, scompare e lascia la nuova gemma sottoterra al riparo dal freddo”

Insomma la piante sono intelligenti. “Se l’intelligenza va intesa come la capacità di risolvere i problemi possiamo sicuramente concludere che le piante hanno una grande intelligenza”. Chi ne volesse sapere di più può seguire la pagina di Daniela Tinti & The Flowers, l’insegnante di scienze naturali che tutti avrebbero voluto a scuola. 


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