M. di Scurati nella rubrica di Michele Fina. Lo sguardo della letteratura sul fascismo

di Redazione | 05 Aprile 2021, @10:04 | EVENTI
M. di Scurati nella rubrica di Michele Fina.
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L’AQUILA – Lo sguardo unico della letteratura sulla tragedia del fascismo. Il 53esimo incontro della rubrica di Michele Fina “Un libro, il dialogo, la politica” è stato incentrato sul libro “M. L’uomo della provvidenza” (Bompiani) di Antonio Scurati, secondo romanzo e sinora ultimo uscito della tetralogia su Benito Mussolini. Ospite oltre all’autore il dirigente politico Gianni Cuperlo. La puntata che ha festeggiato un anno dall’avvio della rubrica è stata dedicata a Leone Ginzburg, nato il 4 aprile del 1909 ad Odessa e confinato dal fascismo con Natalia Ginzburg e la famiglia a Pizzoli. 

 Fina per presentare il libro di Scurati ha citato Francesco Piccolo che “l’ha definito quello più importante del nostro tempo. E’ un giudizio significativo perché in genere gli scrittori non sono così generosi con i loro colleghi. E’ un romanzo della storia, ci permette di vedere la storia con la potenza della narrativa”.

 
Cuperlo ha commentato:

 
“E’ difficile assegnargli un genere: è un’operazione unica, ambiziosa, coraggiosa, pazzesca nel senso che è stata possibile solo grazie a volontà e determinazione molto forti. Viene scandita anno dopo anno la pagina più dolorosa del nostro Novecento, l’operazione non è la storia del fascismo visto che si tratta di un’opera narrativa: protagonisti che hanno segnato la storia del nostro Paese sono scorti da un lato che prima non era mai stato preso in considerazione. E’ questo secondo volume la reale epopea del regime, ci mostra i retroscena: emergono la miseria e la modestia di figure che hanno segnato quel pezzo di storia d’Italia”.

 
Scurati ha spiegato che

 
“all’inizio del millennio mi sono reso conto che Mussolini e i fascisti non erano mai stati raccontati dal romanzo e dalla letteratura nella loro umanità e meschinità. La ragione stava nella pregiudiziale antifascista che al giro del millennio era caduta e per questo era giunto il momento di fare i conti attraverso la letteratura con una verità, ovvero che la maggior parte degli italiani è stata fascista. La letteratura come forma di conoscenza ha una sua peculiarità e anche una funzione pedagogica, ci dice che il buon dio è nei dettagli. Leader come Mussolini e Hitler portarono il messaggio della brutale semplificazione della complessità della vita, ovvero della democrazia, innalzata sul vessillo della violenza. Oggi rivediamo questa tendenza in alcuni leader e politici”.
 

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