Luigi, radiologo aquilano a Londra: “Situazione sotto controllo ma non abbassiamo la guardia”

di Mariangela Speranza | 17 Giugno 2020 @ 08:00 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Allo stato attuale, i contagi in Inghilterra sembrano essere contenuti e anche all’interno dell’ospedale in cui lavoro la situazione è sotto controllo. Allo stesso tempo, so benissimo che il virus continua a circolare e, anche alla luce di quello che ho vissuto nei mesi scorsi, insieme ai miei colleghi sto facendo di tutto per non abbassare la guardia e, anzi, continuo a lavorare con attenzione, rispettando scrupolosamente tutte le misure anti-contagio”.

Luigi Marchetti, tecnico radiologo aquilano specializzato in raggi X e tomografia computerizzata che lavora al Lewisham and Greenwich Hospital, uno dei più grandi ospedali del sud est di Londra, dove ricopre ormai da 5 anni il ruolo di senior, con competenze nell’amministrazione e nel cordinamento dell’operato di tecnici e operatori impiegati nella struttura.

Con il primo paziente affetto da coronavirus, Luigi ha avuto a che fare nel mese di febbraio e, come racconta a L’Aquila Blog, da allora “le cose sono molto migliorate”.

“Anche e soprattutto a causa della noncuranza iniziale nella gestione dell’emergenza – dice -, io e gli altri operatori abbiamo dovuto fare i conti con una situazione nuova e molto difficile da diversi punti di vista, soprattutto a fronte del boom di contagi e della crescita esponenziale di casi che ci siamo trovati a dover gestire sin dall’inizio”.

Una crescita che, secondo lo stesso Luigi, “non si è ancora arrestata, ma con cui tutto il personale sanitario e, in generale, gli inglesi hanno ormai imparato a fare i conti”.

Con un numero di decessi che ha superato in totale anche quelli avvenuti in Italia, la Gran Bretagna è infatti tra i paesi più colpiti dalla pandemia. In Europa come nel resto del mondo. All’inizio, però, il problema era stato sottovalutato sia dai cittadini che dalle istituzioni, con il primo ministro Boris Jhonson che si è addirittura ritrovato ad ammettere l’errore e a pagare in prima persone lo scotto della noncuranza iniziale, su un letto della terapia intensiva dell’ospedale londinese di Saint Thomas.

“I primi casi sono sicuramente stati quelli che ci hanno maggiormente segnato – prosegue il giovane tecnico radiologo -, per lo stress psicologico e per la paura, ma anche la voglia di contribuire ed aiutare, nonostante le numerose problematiche che siamo stati costretti ad affrontare in quanto operatori sanitari: dai pochi dispositivi di protezione individuale, alle mascherine troppo strette. In questo momento, però, la situazione è di gran lunga migliorata, con molte delle attività che mano mano si riavviano all’apertura e gli ospedali stanno tornando a lavorare a ritmi normali”.

Ritmi che, precisa lo stesso Luigi Marchetti, “non devono però indurci ad abbassare la soglia di attenzione, soprattutto in previsione della seconda ondata di contagi”.

“Ormai i pazienti covid sono stati spostati in reparti speciali proprio per evitare l’ulteriore diffusione del virus e in questo modo abbiamo potuto riavviare le visite ambulatoriali – dice ancora -. Tra la fine di maggio e inizio giugno è stato inoltre effettuato il test sierologico a tutto lo staff e non è emerso alcun caso particolare. Anzi molti operatori hanno addirittura sviluppato anticorpi senza aver avuto mai alcun sintomo. Siamo però consapevoli della possibilità che si ripresenti un nuovo aumento di contagi e, pur avendo ormai acquisito tutte le competenze necessarie per farvi fronte e sapendo che si tratterebbe comunque di un’ondata minore rispetto alla prima, continuiamo a impegnarci in tutti i modi per fermarne la diffusione ed evitare che si ripresenti una situazione simile a quella dei mesi scorsi”


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