L’Ue è con Draghi, linea dura per le aziende inadempienti sui vaccini

di Redazione | 26 Febbraio 2021 @ 10:34 | POLITICA
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Al summit dei leader europei passa la linea di Mario Draghi: bisogna accelerare sui vaccini penalizzando le Big Pharma inadempienti sulle forniture. Con l’apertura di Angela Merkel, trovano un primo accordo per il via libera ai passaporti vaccinali, i certificati che potranno consentire a chi ha ricevuto le dosi di muoversi e viaggiare; vanno fatti entro tre mesi, è stato l’impegno politico. Con 51,5 milioni di dosi di vaccini distribuiti complessivamente nell’Unione a fine febbraio, e solo l’8% di europei che hanno ricevuto almeno la prima immunizzazione, i capi di Stato e di Governo hanno chiesto che la Commissione adotti un approccio più rigido nell’applicazione del controllo dell’export per quelle aziende farmaceutiche che non rispettano i patti: “Non sarà un blocco”, ha detto Emmanuel Macron, “perchè questo comporterebbe una frammentazione della produzione mondiale”. D’altra parte le giustificazioni del ceo Pascal Soriot al Parlamento europeo, che ha confermato la distribuzione di solo 40 milioni di dosi entro marzo e la sforbiciata del 60%, hanno inferto un nuovo colpo alla pazienza dei leader; l’obiettivo, come ha ribadito da Ursula Von der Leyen, resta quello di immunizzare il 70% della popolazione adulta, ovvero 255 milioni di persone entro fine estate, ma i grafici sulle dosi previste in consegna nel secondo e nel terzo trimestre, come rilevato da Draghi, non rassicurano.  

Il quadro è ancora piuttosto vago. Invece serve certezza sulla data delle consegne, come messo nero su bianco nella dichiarazione congiunta, che sollecita “un’accelerazione sull’autorizzazione, la produzione, e la distribuzione” dei sieri e fa endorsement al lavoro compiuto dalla task force guidata dal commissario Thierry Breton, che punta ad ampliare il numero d’impianti coinvolti nella filiera, attualmente 41. “I passi avanti si vedono già, con le nuove produzioni di BioNtech in Austria e Germania. In particolare la fabbrica di Marburg potrebbe arrivare alla produzione di un miliardo di dosi per luglio”, ha annunciato Von der Leyen e proprio riguardo alle manifatture, secondo una mappa presentata dalla Presidente, l’Italia potrà giocare un ruolo di primo piano, con due siti per il confezionamento dei prodotti iniettabili. Bisogna correre di più con le immunizzazioni per rallentare il dilagare delle varianti, ha insistito Mario Draghi, e richiamando gli esempi del Regno Unito e degli Stati Uniti, che tengono ben stretti i loro vaccini, ha chiesto perché l’Europa non faccia altrettanto. Su questa scia, pur dando il suo sostegno al Covax, lo strumento per l’accesso globale ai vaccini anti-Covid, il premier italiano ha messo in rilevo il problema di credibilità nei confronti dei cittadini europei. Sul tema del passaporto Covid, come sottolineato dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel, nonostante restino vari interrogativi la strada è aperta: l’obiettivo è scongiurare “misure unilaterali”, come quelle ventilate dal cancelliere austriaco Sebastian Kurz e dal greco Kyriakos Mitsotakis; ora serviranno tre mesi per lo sviluppo tecnico di un sistema interoperabile europeo, la base necessaria di un pass per tornare a viaggiare e dare una boccata di ossigeno alle economie che vivono di turismo.  


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