L’orso Juan Carrito sta bene, il Parco Nazionale d’Abruzzo risponde e racconta

di Redazione | 12 Dicembre 2021 @ 12:06 | AMBIENTE
orso Juan Carritp
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L’AQUILA – “Iniziamo col darvi subito la notizia che tutti aspettano: Juan Carrito sta bene ed è monitorato!”, è l’aggiornamento del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
 
J.Carrito è diventato una “star” e il post della traslocazione è diventato virale: questo ha portato ovviamente molte persone a leggere i post e a commentare la notizia della traslocazione.
 
“Purtroppo abbiamo letto anche molti commenti “curiosi” fatti da chi, forse, non conosce bene la sua storia, che per chi volesse approfondire è disponibile al seguente link: https://www.facebook.com/parcoabruzzo/posts/4157917150912051
 
Viste le tante domande e sollecitazioni ricevute, il Parco ha ritenuto opportuno dedicare un apposito post di risposta alle “domande più frequenti”. Ecco le ‘faq’ su Juan Carrito.
 
In molti hanno scritto: “Avete fatto bene a liberarlo!”. Ma in realtà JC è sempre stato libero! Un orso libero ma purtroppo condizionato dal cibo antropico e confidente. I suoi problemi nascono dal fatto che per diversi fattori preferisce vivere vicino (troppo) a noi umani.
” ?”
Abbiamo scritto diverse volte che gli orsi percorrono distanze lunghissime in poche ore. JC ha percorso decine e decine di Km in meno di 24 ore, quindi per lui all’interno del Parco non esistono posti totalmente sconosciuti.
” ̀?”
JC è un orso di circa due anni che pesa 112 kg, il doppio di un orso della sua età.
In questo periodo un orso di quelle dimensioni, in montagna, va in ibernazione e quindi non ha più bisogno di mangiare, o almeno di mangiare continuamente. Sopporterà il freddo invernale ibernandosi e utilizzando le scorte di grasso accumulate tra l’estate e l’autunno.
” ?”
L’operazione messa in campo negli scorsi giorni mirava ad allontanare JC dal centro abitato di Roccaraso e dintorni dove si era insediato da oltre un mese e dove, anche perché condizionato dal cibo umano (rifiuti di vario genere e “aiuti” da parte di persone con frutta, pagnotte di pane e frutta secca), aveva iniziato a girare in maniera sempre più tranquilla all’interno del centro abitato, culminando con l’incursione in pasticceria dell’ultimo periodo che ha fatto il giro dei giornali. Questo forte condizionamento al cibo ha determinato il rischio che l’orso non vada in ibernazione e, con l’arrivo di molti turisti e l’aumento del traffico veicolare, ha fatto crescere il rischio di incidenti, con problemi sia per la pubblica incolumità sia per la tutela dell’orso stesso. Riportarlo in una zona isolata in montagna vuole contribuire, col freddo e la neve, a indurlo all’ibernazione cosa che sta accadendo a tutti gli altri orsi in questo momento.
“?”
I termini di ibernazione e letargo vengono comunemente usati come sinonimi, ma al contrario non sono esattamente la stessa cosa! Il letargo si riferisce ad un sonno profondo che dura per mesi con un abbassamento notevole della temperatura corporea e un battito che può arrivare persino a due battiti al minuto (come accade per ghiri e marmotte ad esempio). L’ibernazione è tecnicamente un periodo che comporta il rallentamento delle attività vitali in risposta agli stimoli ambientali non favorevoli. Nel caso dell’orso si parla di ibernazione e non di letargo. Nella stagione invernale gli orsi abbassano la temperatura di pochi gradi e rallentano le funzioni vitali consumando il grasso accumulato durante l’iperfagia autunnale ma senza cadere in un sonno profondo.
“̀?”
Questa è di certo la domanda più difficile a cui rispondere. Come in ogni cosa che riguarda la gestione della fauna selvatica le probabilità di successo non sono mai assicurate. “Ma allora perché lo avete fatto?” qualcuno dirà. La situazione critica di JC ci ha indotto a provare questa strategia ed è stato fatto in questo periodo proprio poiché le condizioni climatiche (neve e basse temperature) erano favorevoli per poter indurre JC all’ibernazione. Siamo ben consapevoli che però potrebbe non essere così e che per un orso così condizionato il “richiamo” del “cibo dei paesi” potrebbe essere più forte di quello della “natura”, così da rivederlo a breve vicino a qualche centro abitato. In quel caso, come già detto nel comunicato della scorsa settimana, il tentativo ulteriore sarà quello di spostarlo in un territorio ancora più distante e ancora più isolato da contesti antropici. Tutto questo lavoro, contrariamente a quanto detto dagli esperti e che potrà lasciare qualche punto di domanda in alcuni, è essenziale per poter dare a JC tutte le possibili chance di continuare a vivere una vita libera.
 

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