L’ombra Coronavirus sui 4 miliardi per completare la ricostruzione

di Marco Signori | 26 Marzo 2020, @08:03 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Abbiamo ancora più di un miliardo di euro per la ricostruzione 2009 e dubito che qualcuno ce lo tocchi, finito quello ho però qualche dubbio che arrivino sostanziose risorse ulteriori, perché nella situazione in cui saremo immagino che qualcuno inizierà a drenare da ogni parte. Quanti altri ne servirebbero? Altri 4 tra L’Aquila e cratere”.

Una preoccupante ombra dall’epocale crisi dovuta al Coronavirus si allunga sulla ricostruzione post-terremoto del 2009. Lo dice senza mezzi termini Raffaello Fico, ingegnere 43 enne, dal gennaio 2019 alla guida dell’Ufficio speciale dei comuni del cratere (Usrc).

Alla vigilia dell’undicesimo anniversario del sisma, che non potrà essere celebrato nei modi consueti per le restrizioni imposte dal governo per contrastare la diffusione della pandemia, nei 56 comuni del cratere lo stato di avanzamento della ricostruzione è del 35 per cento, che diventa del 50 se si escludono i 12 comuni del cosiddetto doppio cratere, colpiti cioè sia dal sisma del 2009 sia da quelli del 2016-2017 e dove la ricostruzione è molto indietro. La ricostruzione è invece al 55 per cento nei 100 comuni fuori cratere.

“Sono molto attento ad accelerare la ricostruzione nell’Alta Valle dell’Aterno e del versante teramano, ho contattato proprio oggi (ieri, ndr) gli Ordini professionali e l’Ance delle province di L’Aquila e Teramo per una riunione online, visto che stiamo lavorando a pieno ritmo grazie allo smart working”, dice Fico a L’Aquila Blog.

“Quando mi sono insediato ho ereditato 500 milioni di euro di pratiche della ricostruzione privata giacenti mai aperte perché non c’era il personale che potesse esaminarle – ricorda Fico – . Ho dovuto fronteggiare questo grave arretrato, che comporta a molte persone di non poter rientrare nelle proprie prime case”.

Di 122 unità previste dall’organico, oggi l’Usrc porta avanti il gravoso lavoro con 80 dipendenti, è per questo che il titolare dice che “continuo a protestare con il Ministero delle Infrastrutture e con il Ripam ma al momento ho trovato dei rincalzi, di cui mi prendo la responsabilità, ma lo Stato deve dire perché non concede le risorse dovute”.

“Per questo”, chiarisce il titolare, “se qualcuno un domani farà qualche azione sono pronto a rilanciare, perché devo mandare avanti la ricostruzione. Non stiamo per finire, c’è bisogno di considerare che a Roma, anche giustamente pensano che a 11 anni abbiamo finito, ma purtroppo non è così”.

Gli Uffici speciali della ricostruzione di L’Aquila (Usra) e dei comuni del cratere (Usrc), tramite un’agenzia interinale, hanno intanto rinnovato per 6 mesi i contratti di somministrazione lavoro a circa 40 dipendenti ai quali si aggiungono 10 unità rinnovate dall’Ufficio centralizzato espropri.

Una boccata d’ossigeno per i lavoratori in un momento particolarmente drammatico che tuttavia cela alcuni problemi di fondo nel funzionamento delle prime due strutture.

“Sono stato costretto a ricorrere ai contratti di somministrazione, a partire dalla metà dello scorso anno”, spiega Fico, “a causa del grande, continuo e tutt’ora in corso esodo da parte di una parte cospicua dei vincitori del cosiddetto concorsone (quello con cui nel post-sisma furono assunte ben 300 persone, ndr), soprattutto quelli che lavoravano negli ex Utr, che oggi si chiamano sportelli, che a causa di una norma balorda non si è visto riconosciuto un trattamento economico di cui invece gode il personale di Usrc e Usra”.

Al suo insediamento, nel gennaio 2019, Fico ha trovato circa 50 persone impiegate negli 8 Uffici territoriali della ricostruzione (Utr), a fronte delle 72 previste.

Ma “da quando sono entrato – dice il titolare – i dipendenti hanno chiesto continuamente mobilità, comandi da parte di altri enti quindi, potendolo fare ho cercato di dire di sì il più possibile perché trattenere personale che vuole andar via non è efficace, sostituendoli scorrendo le graduatorie del concorsone ma quando si chiede lo scorrimento a Ripam (braccio operativo del Ministero della Funzione pubblica, ndr) passano, quando va bene, 6-8 mesi. Perciò ho ridotto a quaranta unità il contingente degli sportelli e ho bilanciato con gli interinali”.

“Da metà 2019”, fa osservare Fico, “ho chiesto la sostituzione di 15 persone e me ne sono arrivate ad oggi 5. Le sostituzione Ripam continuano ad avvenire, ma con tempi che sono assolutamente non adatti a quelli della ricostruzione”.


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