Lista della Genziana, parte seconda: cambia l’orchestra ma i suonatori sono sempre gli stessi

di Ghino di Tacco, Brigante italiano

di Redazione | 28 Luglio 2020 @ 06:21 | GHINO DI TACCO
Print Friendly and PDF

Gli anni ’90, in Italia, sono ricordati come il cambiamento socio-politico che è coinciso con la fine della Prima Repubblica. Il tutto sotto l’impulso di “Mani pulite”, come abbiamo già visto. Nel Paese, come in Abruzzo, gli effetti sono stati devastanti sotto il profilo delle inchieste e hanno prodotto un’infinità di arresti di sindaci, amministratori, assessori regionali e comunali, sconvolgendo soprattutto la vita delle famiglie, ma non solo.

Al Comune dell’Aquila, nelle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di quegli anni, appare, all’improvviso, l’eterogeneo laboratorio politico della Lista della Genziana, un primo esperimento di lista civica, che candida il radicale Pannella e il democristiano Luciano Fabiani. I due politici, alleatisi con Dc, Pci e il Pri, nonostante il richiamo al cambiamento, tanto desiderato, perdono le elezioni e decidono nettamente un cambio di strategia politica. Non più confronto, aspro, tra schieramenti politici ma un nuovo metodo: il ricorso alla Magistratura per screditare gli avversari. Quello della denuncia in Procura con conseguenti indagini aperte e avvisi di garanzia, portò, inevitabilmente, in tempi di Mani Pulite, ad arresti di personaggi illustri, tutti riferiti alle forze di maggioranza che governavano allora la Regione e i comuni tra i più importanti d’Abruzzo.

Il grido ricorrente della campagna mediatica orchestrata sapientemente dalle opposizioni era: “Tutti a casa i  corrotti e andiamo a nuove elezioni”. Erano ormai maturati gli effetti di un’azione generalizzata nel Paese che alimentava un clima d’odio tra la popolazione, con la conseguente distruzione di un’intera classe politica. Molte denunce parlavano di malaffare in materia urbanistica, di autorizzazioni alla cementificazione del territorio, di tangenti e corruzione, e chi più ne ha più ne metta. Il cambiamento tanto sbandierato stava producendo così tanti procedimenti giudiziari e processi che hanno avuto un epilogo completamente diverso da quello sperato dai fomentatori del nuovo corso politico. “La montagna ha partorito un topolino” e a distanza di tanti anni per la naturale celebrazione dei processi, ci ritroviamo una pletora d’imputati assolti e con la vita politica e familiare rovinata. Clamoroso fu l’episodio del senatore Enzo Lombardi, che, nel febbraio 1994 con montone e colbacco per oltre cinque ore, si era incatenato dinanzi al Tribunale dell’Aquila per protestare contro dall’attività di una Procura rampante che aveva creato un clima di faida giudiziaria tra inchieste giudiziarie, accuse, e spettacolarizzazione della politica fino ad arrivare allo scioglimento di un’intera giunta regionale. Gli arresti degli assessori della Giunta abruzzese furono il primo atto di una gravità indicibile che prese corpo dalla denuncia di un imprenditore, guarda un po’, escluso dai benefici di un finanziamento europeo. All’Aquila, dopo le elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale, la prima e unica donna Sindaco del capoluogo, Maria Luisa Baldoni, con grande lungimiranza, prefigurando lo scenario che di lì a poco si sarebbe verificato, si dimise dalla carica per una sorta di sensibilità politica. Placidi, il Sindaco che le succedette fu, con un’azione a dir poco spettacolare, prelevato dal Municipio e portato agli arresti domiciliari. Nella circostanza, così, anche all’Aquila si pose fine alla prima Repubblica con la nomina di un Commissario prefettizio. L’ultimo sindaco democristiano della storia aquilana dovette abbandonare con la forza la casa comunale per poi essere assolto dopo dieci anni dai fatti contestati senza, però, lo stesso clamore mediatico.

Alle elezioni del 1994, il centrosinistra vinse le elezioni con Antonio Centi, la cui consiliatura fu gravata da screzi politici più per l’opposizione interna della sua maggioranza che non per l’azione dei suoi avversari. Da quell’esperienza si sono alternate amministrazioni di centrodestra con Biagio Tempesta e di centrosinistra con Massimo Cialente. Ahimè, le orchestre sono cambiate ma la musica è sempre la stessa! Sono passati decenni dalla Prima Repubblica e stiamo ancora aspettando quel rinnovamento così tanto sbandierato, all’Aquila, in Abruzzo e in tutto il Paese.   


Print Friendly and PDF

TAGS