L’ipotesi: traforo da allargare. Acque e tunnel: cosa succede sotto il Gran Sasso

di Alessio Ludovici | 09 Agosto 2021 @ 11:00 | AMBIENTE
messa in sicurezza del Gran Sasso
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TERAMO – “Oggi – spiega Mauro Chilante, presidente regionale di Cittadinanzattiva e membro dell’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso – abbiamo sottoposto a Provincia di Teramo, Comune di Teramo e Parco Gran Sasso Laga un documento che è stato pienamente recepito dalle tre istituzioni. Il Commissario straordinario per la messa in sicurezza della A24, Maurizio Gentile, ha annunciato un nuovo piano di opere da 6,5 miliardi – già trasmesso a Roma – di cui al momento non si sa nulla e che comporterebbe anche cambi di tracciato dell’autostrada e pesanti interventi sul traforo”. Convocata dall’Osservatorio indipendente sull’acqua del Gran Sasso, rete di undici associazioni ambientaliste e non, si è tenuta questa mattina a Teramo una conferenza stampa sulla messa in sicurezza dell’acquifero che fornisce acqua potabile ai cittadini di tre province abruzzesi. Presenti anche il vicepresidente della Provincia di Teramo, il sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto ed in collegamento il Presidente del Parco Gran Sasso Monti della Laga, Tommaso Navarra. Tutti sono rimasti un pò sorpresi da quanto successo e detto all’Aquila una ventina di giorni fa. Il 21 luglio, infatti, presso il Gssi si sono confrontati sul tema Gran Sasso i due commissari Gisonni e Mancini. A confrontarsi con i due commissari c’erano i rappresentanti della Regione Abruzzo e del Comune dell’Aquila, qualche parlamentare e Gianni Letta. Grandi assenti il Parco e le istituzioni teramane che avrebbero appreso solo in seguito dell’incontro. Da qui la risposta odierna che arriva dall’altro versante della montagna con la sottoscrizione di una Carta per la tutela delle acque del Gran Sasso. “Gentile – spiega ancora Chilante – ha detto che farà ricorso allo strumento del dibattito pubblico, ma questo è un istituto partecipativo ancora da definire bene in Italia e di cui non si può prevedere il reale impatto sugli iter istituzionali”.

Messa in sicurezza del sistema Gran Sasso: cos’è e perché ci riguarda, cosa hanno annunciato i commissari Gisonni e Gentile

Quando si parla di messa in sicurezza del Gran Sasso si parla di tre cose: del traforo del Gran Sasso, dei laboratori e infine della captazione delle acque potabili da uno dei più importanti bacini idrici d’Italia. 

Tre cose che diamo per scontate ma che nel corso degli anni non lo sono state affatto. Il rischio di contaminazione delle acque, gli incidenti nei laboratori del Gran Sasso che hanno preoccupato e non poco le comunità, un’autostrada dagli altissimi costi di gestione, manutenzione e ammodernamento che è stata vicina alla chiusura. Una tempesta perfetta che, senza che ce ne accorgiamo, incombe da anni all’orizzonte. 

Da un paio di anni, e in concomitanza con nuove crisi del sistema Gran Sasso come quella del 2019, sembra esserci una svolta e negli ultimi due mesi siamo forse arrivati ad uno snodo cruciale della vicenda.   Non mancheranno i nodi da sciogliere e le criticità.

Nell’ultimo periodo da un lato si è conclusa la ricognizione del labirinto di canalizzazioni dell’acquifero, dall’altro sono emersi, ufficiosamente, i dettagli del nuovo piano per la messa in sicurezza di A24 e A25 e quindi del traforo. A lavorare alle due opere sono due commissari, Corrado Gisonni, Commissario straordinario per la sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso, e Maurizio Gentile, Commissario straordinario per gli interventi urgenti per il ripristino e la messa in sicurezza della tratta autostradale A24 e A25.

Corrado Gisonni è stato nominato nel novembre 2019 ma la struttura commissariale è realmente operativa solo dal maggio 2020 ed ha a disposizione “appena” 124milioni di euro per un’opera mastodontica su un bacino che fornisce acqua potabile a 700mila utenze abruzzesi.

Maurizio Gentile è messo decisamente meglio, per struttura operativa ha un’azienda pubblica, la Italferr di cui è stato nel management per molti anni, e per il complesso di interventi che riguardano A24 e A25 ha già a disposizione due miliardi di euro più uno del fondo complementare del Pnrr, a fronte però dei 6,5 che, come vedremo, ha richiesto al governo con l’ultimo piano di interventi.

I due si sono visti a L’Aquila lo scorso 21 luglio in occasione del resoconto primo anno di attività del commissario Gisonni, è stata l’occasione per siglare un protocollo d’intesa per le opere comuni e per fare il punto della situazione.

Ma perché bisogna mettere in sicurezza?

La sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso e delle due infrastrutture, traforo e laboratori, sono interconnessi, come del resto lo è la genesi di queste tre opere. La scelta di captare le acque fu presa dopo la costruzione del traforo. Durante i lavori di quest’ultimo, infatti, una delle principali sfide ingegneristiche fu far fronte all’enorme quantità di acqua presente all’interno della montagna e per questo vennero approntate tutta una serie canalizzazioni e opere di drenaggio per scaricare una parte dell’enorme pressione che l’acqua produceva sulle calotte autostradali. Le opere e i manufatti realizzati permisero di dirottare parte dell’acqua verso i fiumi da cui poi è stato deciso di captare l’acqua per l’utilizzo umano sui due versanti della montagna. Il problema principale dell’acquifero è il rischio di contaminazione sia dal traffico del tunnel sia dai laboratori. Gli incidenti del passato sono un monito ancora forte e la normativa molto stringente.

Traforo e laboratori vanno a loro volta messi in sicurezza per una necessaria convivenza con le funzioni dell’acquifero ma non solo. Tra ammaloramenti, costi vertiginosi della manutenzione, migliorie per far fronte al rischio sismico si è stati oggettivamente vicini al rischio chiusura delle due infrastrutture, con tutte le conseguenze del caso: i Laboratori sono infatti uno dei fiori all’occhiello della ricerca italiana, mentre la A24 è considerata, dopo quello che è successo a L’Aquila nel 2009, opera strategica a fini di protezione civile. La messa in sicurezza del traforo rientra proprio nel più vasto piano di messa in sicurezza delle autostrade aA24 e A25. 

Si tratta, in un’ultima analisi, di un complesso di interventi mastodontico con il quale si vogliono blindare le tre vocazioni che pulsano dentro la montagna: assicurare acqua potabile, permettere la ricerca scientifica e garantire un’infastruttura autostradale che punta a durare almeno altri 100 anni secondo le previsioni del nuovo Piano. 

Il traforo da allargare e il nuovo piano di 6,5 miliardi per A24 e A25

Maurizio Gentile durante il convegno del 21 luglio ha fatto il punto sulla situazione di A24 e A25. Dal 2012 la legge classifica le due arterie come strategiche ai fini di protezione civile. Gentile ha ripercorso brevemente la storia di queste infrastrutture, opere iniziati negli anni ’60 e di fatto terminate nei primi 2000 con la realizzazione del tronchetto di penetrazione fino al Verano a Roma. “In queste autostrade è rappresentata buona parte dell’ingegneria italiana e della sua storia e della legislazione o della sua assenza. Le prime opere non avevano normativa antisismica, non erano progettate per resistere alle accelerazioni dei sismi di questa regione”. “Doglioni dell’Ingv me lo ricorda sempre: ti devi sbrigare”, ha aggiunto Gentile.

Venendo al merito del suo lavoro il Commissario ha spiegato di aver ricevuto un mandato ben preciso dal Mit, con l’indicazione di livelli di prestazioni da raggiungere molto chiari ed esigenti, tanto da far diventare di fatto superato il vecchio piano del 2017. Il nuovo piano, ha anticipato, è stato presentato al Cipess e al Ministero e dai 3miliardi di euro del precedente ora avrebbe un preventivo da 6,5miliardi tra rifacimenti di viadotti e gallerie, traforo del Gran Sasso, cambi di tracciati ecc. Un adeguamento generale per far durare questa infrastruttura altri 100 anni, questo l’obiettivo. Ma le criticità rischiano di essere molte, sono previste cambi di tracciato per rispettare le norme tecniche ha spiegato, e poi c’è la questione traforo. Non ha pronunciato il Commissario la parola terza canna, ma ha comunque paventato un grande impatto per l’adeguamento che sarebbe stato richiesto per il traforo: garantire lungo tutti i 10 km di galleria verso L’Aquila la doppia corsia transitabile, obiettivo che comporterebbe l’inevitabile allargamento della stessa in qualche punto. Questo perché la Commissione nazionale gallerie avrebbe richiesto a Strada dei parchi di garantire sempre le due corsie per senso di marcia. Il rischio peraltro, ha affermato il Commissario, è anche di interruzione prolungate per i lavori.

La fase uno del progetto di messa in sicurezza di A24 e A25 dovrebbe traguardare l’avvio di tutte le attività per il 2025 e terminare nel 2030 e vale 5 miliardi, mentre le opere di completamento da 1400milioni, arriverebbero dopo il 2030. Tra le novità immaginate anche tanta tecnologia, con la possibilità di prevedere anche dei sistemi di early warning in caso di sisma. Al riguardo si sta anche dividendo tutta l’infrastruttura in settori per procedere ad un’analisi del rischio sismico più precisa. “Lo strumento del dibattito pubblico sarà necessario  – ha spiegato Gentile – rispetto a scelte tecniche che magari non si sposano con quelle delle comunità interessate”.

L’acquifero del Gran Sasso, un vero rebus

Il Commissario Gisonni ha invece ricordato che il traforo è a “tutt’oggi è l’autostrada a doppia canna più lunga d’Europa. Per l’ambiente in cui è inserito soffre il contesto geologico che si presenta eterogeneo e frastagliato ed è sede anche di uno dei più potenti acquiferi”.

Durante la sua costruzione vennero stimati fino a 60 atmosfere di pressione, una quantità di acqua al secondo inimmaginabile. Proprio per far fronte a questa situazione furono costruiti una serie di presidi e manufatti che consentirono la restituzione di queste acque verso i fiumi, e ci fu un consistente abbassamento della falda del Gran Sasso. E’ quì che comincia la storia della captazione delle acque dal Gran Sasso, con la realizzazione dei canali di drenaggio sotto l’autostrada sia durante lo scavo, sia per ridurre la pressione sulle calotte autostradali.

Un acquifero potente che fornisce acqua a 700 mila utenze ed è alimentato dalla superficie tramite precipitazioni e nevi. Un infrastruttura complessa e rimasta pressoché inesplorata per decenni dopo che fu tombata a fine lavori dei tunnel. “L’infrastruttura idrica del Gran Sasso è nata in epoca antidiluviana rispetto alle norme ambientali, non poteva prevedere le normative ambientali di oggi in particolare per quanto riguarda le aree di sicurezza intorno ai punti di captazione. Il Gran Sasso rispetto al testo unico ambientale è fuori legge”.

Il lavoro del commissario in questo primo anno si è concentrato soprattutto sulla conoscenza della situazione che faceva affidamento quasi esclusivamente sugli elaborati progettuali degli anni 60 e 70, datati e poco dettagliati: “Parliamo di un’opera prototipale realizzata con soli 4 sondaggi geologici”. Le poche ispezioni dei punti ciechi ci sono state in occasioni di alcune inchieste sugli incidenti avvenuti.

Nel Gran Sasso infatti c’è un vero e proprio labirinto sotterraneo in cui veniva convogliata l’acqua, un labirinto mai ispezionato fino ad oggi. Sono stati scavati dei pozzetti per permettere l’esplorazione tramite robot teleguidati che hanno restituito una fotografia in ambiente virtuale di tutte le canalizzazioni. Non sono mancate le sorprese, come la scoperta sul fondo delle canalizzazioni del versante aquilano di depositi di milonite che hanno portato al rischio di interruzione della fornitura. Ancora una porta mai aperta, dove si è scoperto un drenaggio da 20 litri al secondo di acqua di cui nessuno si era mai accorto. 

Il frutto dell’indagine è la una ricostruzione in ambiente Bim, che ricostruisce virtualmente tutta l’infrastruttura e porta memoria di tutte le criticità e i dissesti o le perdite rilevati. Una ricostruzione dell’esistente però, che al momento non tiene conto degli eventuali impatti di quanto annunciato da Gentile sul traforo.

Che cosa dovrà fare Gisonni? In teoria gli interventi, come ad esempio la costruzione di due potabilizzatori, erano previsti dalla Dgr 33 del 2019 ma le’esito delle ispezioni ha cambiato le carte in tavola, mettendo in luce, secondo il Commissario, “i limiti di queste idee che per quanto condivisibili in generale mancavano di conoscenza, ad esempio della distribuzione delle portate”. Niente potabilizzatori secondo Gisonni, costosi (25milioni l’uno più una gestione altrettanto esosa) e inutili considerando che l’acqua del Gran Sasso è ottima e non farebbero mai nulla in pratica: “I potabilizzatori non sono praticabili perché la natura degli inquinanti non è nota a priori, non sappiamo cioè la natura dell’incidente che si può verificare all’interno del traforo o dei laboratori”. Siamo sempre lì, a quella difficile convivenza con le altre due infrastrutture, il problema non è l’acqua ma il potenziale rischio. Gisonni ha inoltre spiegato che sul versante aquilano la sofferenza idrica non è dovuta alla scarsità di risorsa, e anziché costruire un potabilizzatore che “sarebbe una cattedrale nel deserto” è meglio un “investimento nell’efficientamento delle adduttrici principali e di tutta la rete di Gsa”.

Gisonni deve correre contro il tempo, il suo mandato scade nel 2023. Il vecchio commissario dei primi duemila, Balducci, per la messa in sicurezza di un km di tunnel impiegò due anni e mezzo, oggi si tratta di operare su 20km tra le due canne. Dopo la ricognizione ora la struttura commissariale sarà impegnata nella realizzazione di uno studio di fattibilità, l’obiettivo dichiarato di Gisonni è ricondurre la captazione delle acque del Gran Sasso al rispetto delle leggi ma qualche deroga la vorrebbe sugli iter perché, lamenta, il tempo medio di istruttoria di assoggettabilità a Via è di mesi e di mesi, ha spiegato, la struttura commissariale ne ha solo 23 comprensivi di tutto.  

Staremo a vedere, si entra nel vivo del futuro del Gran Sasso, istituzioni e comunità locali saranno chiamate ad una grande e difficile sfida, non solo tecnica, ma di politica, trasparenza e democrazia.


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