L’inverno sta arrivando, ecco le strategie degli animali del Parco Gran Sasso

di Alessio Ludovici | 19 Ottobre 2021 @ 06:12 | AMBIENTE
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L’AQUILA – “L’Aquila resiste, ha un problema, non può migrare perché deve difendere il suo territorio”. Come noi insomma. Siamo di nuovo con Federico Striglioni, zoologo del Parco Gran Sasso Monti della Laga, che ci racconta cosa succede nel Parco in questo cruciale momento dell’anno. “L’Aquila diventa più necrofaga, mantiene il suo posto e si nutre quindi molto di carcasse, preda anche animali in difficoltà come i camosci”. Deve resistere fino a febbraio la nostra amica Aquila, quando cominciano i famosi voli a festoni: “Sono evoluzioni sinusoidi che maschio e femmina fanno nell’aria per migliorare la coesione con il partner”.

Una volta, ci racconta Federico ci fu una slavina alle Fontari fuori stagione nella quale morirono oltre cinquanta vacche. “Andavamo a controllare chi ne approfittava e trovavamo un po’ tutti, il lupo, la volpe e appunto le aquile.”

Per la volpe l’inverno è meno problematico. Il simpatico canide sa il fatto suo. “La volpe è generalista, può essere vegana o ipercarnivora alla bisogna, poi ha la tana e una bella a pelliccia, per cui non ha problemi”. In più si muove bene, un po come il lupo e al contrario di tanti ungulati. I più in difficoltà sono i cinghiali. Il parco quest’anno si è particolarmente prodigato nelle catture ma il generale inverno, insieme al lupo, può dare un contributo determinante per tenere sotto controllo le popolazioni. Basso e tarchiato ciò che mette veramente in difficoltà il cinghiale è la neve. Più giorni di neve al suolo ci sono e meno cinghiali ci saranno ci spiega Federico. Ma non è l’unico ungulato ad andare in difficoltà. “Per i camosci l’inverno è movimentato. Il camoscio non si abbassa di quota per paura dei lupi, durante l’inverno quindi rimane fermo in zone più riparate anche con la neve. Possono rimanere fermi anche per giorni, senza mangiare.” I punti più riparati però possono essere anche i più pericolosi, i più soggetti a slavine ad esempio. 

A banchettare sulle carcasse degli ungulati c’è anche l’orso, se non va in letargo. Intanto diamo un aggiornamento sull’orso che era stato avvistato ormai stabilmente nell’area del parco. “Abbiamo fatto le analisi genetiche su diversi avvistamenti di quest’anno e si tratta sempre dello stesso esemplare, tranne che nel caso di Calascio (il famoso orso inseguito per strada) che invece era uno dei figli dell’orsa Amarena.” Il nostro orso del Gran Sasso si sposta parecchio e l’ultimo avvistamento lo posiziona nel territorio dei Simbruini: “E’ la dimostrazione di quanto sono importanti i corridoi ecologici”. 

L’orso non va sempre in letargo. Dipende da diversi fattori e situazioni. Le femmine gravide vanno in letargo, quelle con i cuccioli, questi rimangono con le madri almeno due anni, restano in tana, i maschi possono andare in letargo oppure se l’inverno non è rigido vanno in giro. A determinare la scelta è quindi anche la rigidità della stagione, così come la disponibilità di cibo in questo periodo dell’anno. “L’autunno per l’orso è un momento cruciale, in questo periodo pensa solo a mangiare. Negli anni in cui c’è molta faggiola (il frutto del faggio, sono chiamati anche anni di pasciona e ce n’è uno ogni 4 mediamente) questo compito è molto semplice. Negli altri anni cambia dieta. Il nostro orso si è ad esempio abbuffato di mele selvatiche e rose canine, carote, bulbi. Meglio non disturbarlo.” Anche per le orse gravide è un periodo cruciale l’autunno. Partoriranno in febbraio e allatteranno i piccoli proprio con le riserve di questo periodo. 

Nessun problema per la donnola che ha un po la stessa strategia del camoscio, riduce al minimo la propria attività. Periodo positivo invece per il lupo. “Il lupo va a nozze, possono cacciare gli ungulati in difficoltà. Tutt’altro discorso se si tratta di lupi in dispersione, fuori dal branco, che da soli possono avere molti più problemi.”

Ma il freddo segnala momenti topici e bellissimi anche per aria o in acqua. In questo periodo sul lago di Campotosto, area umida di svernamento più importante del centro italia, svernano migliaia di moriglioni. E poi arrivano le gru. “Arrivano dalla Siberia, a stormi di centinaia di esemplari. Passano un periodo qui da noi e poi ripartono alle volta del Sahara.” La rotta verso sud però riguarda anche volatili non di passaggio, e persino dei rapaci. Alcuni di questi, come il biancone, sono migratori. “Il biancone è uno dei pochi rapaci favorito dai cambiamenti climatici perché si nutre di rettili. Con il freddo va via e torna poi a fine aprile”. Le anatre arrivano un po’ prima, a febbraio. Anche il falco picchiaiolo è costretto a migrare: “Si nutre di imenotteri, api, vespe, quindi migra anche lui”. Ma ci sono altre specie che devono vedersela con l’inverno appenninico, alcune davvero curiose, come il tritone, un anfibio che vive nei laghetti del parco. “D’inverno si infilano nel fango, sotto le pietre, nei primi cento metri attorno ai laghetti”.

Altri hanno una strategia più semplice. Si abbassano un po’ di quota. “E’ il caso del fringuello alpino, che è un passero di montagna. D’inverno scende di quota, ha bisogno di mangiare. Come si abbassa di quota il gracchio nero che arriva a frequentare anche le zone dell’aeroporto di Preturo.” Non migra ma cambia giro il grifone, l’animale necrofago per eccellenza così importante nel ripulire il parco da carcasse di ogni tipo. “Il grifone fa fatica, non ha più le carcasse degli animali domestici. D’inverno, se le condizioni ecologiche fosse migliori, troverebbe a quote più basse le carcasse degli ungulati, ma è molto più difficile. Quando fu introdotto il grifone, 30 anni fa, furono creati du carnai per l’inverno sul Sirente Velino, sono stazioni di alimentazioni per animali necrofagi ancora esistenti per i 150 grifoni. Non si muovono più verso il Gran Sasso d’inverno ma vanno verso i Simbruini dove le temperature sono meno rigide”. 

Anche tra la flora ci sono curiose strategie di adattamento. “La stella alpina appenninica è un cosiddetto relitto glaciale, specie che hanno bisogno di climi freddi. Vive ad altissime quote e l’inverno semplicemente mette un cappottino.” La vita nel parco ferve sempre, in autunno e inverno rallenta un po’ il respiro delle nostre montagne, ma la vita non si ferma mai. 


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