L’AQUILA – Una parte di Va’ dove ti porta il cuore conduce fino all’Aquila. Nel romanzo Olga trascorre nel capoluogo abruzzese gli anni della guerra insieme al marito Augusto, originario della città, e trova conforto nelle montagne e nei paesi arroccati.
Ora l’Abruzzo restituisce a Susanna Tamaro quell’omaggio letterario assegnandole il Premio La Stele della Ienca 2026. La cerimonia si terrà domani, domenica 2 agosto nell’area del Santuario di San Pietro della Ienca, ai piedi del Gran Sasso.
La giornata si aprirà alle 11 con la messa presieduta dall’arcivescovo e nunzio apostolico Orlando Antonini. Seguirà la consegna del riconoscimento, dedicato a San Giovanni Paolo II e alla memoria del fondatore Pasquale Corriere.
“Regione di riferimento del cuore”
“L’Abruzzo è la mia regione di riferimento del cuore – racconta Tamaro -. Ho cominciato a conoscerlo quando lavoravo al programma Geo. Frequentavo il Parco nazionale d’Abruzzo, anche d’inverno con le ciaspole, e piano piano ho conosciuto la regione e gli abruzzesi”.
Un rapporto entrato anche nella sua opera più conosciuta.
“Nel romanzo Olga trascorre all’Aquila gli anni della guerra insieme al marito Augusto, originario della città. Ricevere oggi questo riconoscimento da un territorio che avevo già accolto nel mio libro è molto significativo”.
Il ricordo di Giovanni Paolo II
Il Premio La Stele della Ienca è legato alla figura di Giovanni Paolo II, che amava ritirarsi tra le montagne del Gran Sasso. Susanna Tamaro ebbe l’occasione di conoscerlo personalmente.
“Ho avuto questa fortuna e unire l’Abruzzo e Giovanni Paolo II, due realtà per me molto importanti, rende tutto ancora più bello. Di lui abbiamo nostalgia: del suo coraggio e della capacità di parlare con chiarezza. La sua santità manca a questi tempi”.
Il successo di Va’ dove ti porta il cuore
Tradotto in 46 lingue e con oltre 16 milioni di copie vendute, Va’ dove ti porta il cuore è diventato uno dei maggiori successi editoriali italiani. L’accoglienza dei lettori fu però accompagnata dalle riserve e dagli attacchi di una parte della critica.
“Sono stata vittima per anni di grandi campagne denigratorie, che hanno danneggiato la mia carriera e anche la mia vita personale. Ma la cosa più importante è l’amore dei lettori, rimasti fedeli nel tempo. Continuano a credere in ciò che faccio perché non ho mai tradito la mia vocazione. Non ho mai scritto un libro tanto per farlo o soltanto perché avevo un contratto”.
Dopo quel successo arrivarono proposte economiche sempre più importanti, che la scrittrice scelse di rifiutare.
“Rispondevo sempre: ‘No, grazie’. Dicevo agli editori: ‘Vendo libri, non la mia anima’. Accettando quei soldi sarei stata costretta a lavorare per loro e a cercare di ripetere quella fortuna. Ma un successo simile non può diventare un obbligo. Ho scelto di restare fuori dal sistema e di continuare a scrivere soltanto i libri che sentivo di dover scrivere”.
I rischi dell’intelligenza artificiale
Tamaro si definisce una “troglodita tecnologica”, ma osserva con curiosità e preoccupazione l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana.
“Rimpiango la mia vecchia Daihatsu Terios con l’autoradio senza Bluetooth, mentre ora faccio fatica ad abituarmi all’audio del telefono sulle casse. Ma sono curiosa e cerco di capire le cose che accadono, anche quando sono lontane dal mio mondo”. Il pericolo principale, secondo la scrittrice, riguarda il rapporto che le persone più fragili possono costruire con questi strumenti.
“Mi preoccupa soprattutto il fatto che le persone affidino all’intelligenza artificiale domande e fragilità personali. Risponde con estrema gentilezza e affetto. Una persona sola, un bambino o un anziano potrebbero convincersi di avere davvero un amico o un’amica”.
A questo si aggiunge la difficoltà di distinguere la realtà dai contenuti artificiali. “Ormai non sappiamo più che cosa sia vero e che cosa non lo sia, e questo crea smarrimento. Anche la scrittura rischia di appiattirsi, perché si cominciano a riconoscere formule e attacchi sempre uguali. Io continuo a scrivere a mano”.
“La famiglia nel bosco è un progetto di vita”
Susanna Tamaro è intervenuta anche sul caso abruzzese della famiglia nel bosco. La lettura del libro La mia verità, scritto da Catherine, le ha fatto cambiare opinione.
“All’inizio pensavo che fossero una famiglia di fricchettoni. Poi ho letto La mia verità, il libro di Catherine, e ho capito che è una persona straordinaria, con una preparazione pedagogica fuori dal comune”.
Secondo la scrittrice, la scelta della famiglia risponde a un progetto educativo preciso.
“Nella loro scelta niente è lasciato al caso. È un progetto di vita integrale, naturale, certamente estremo, ma sostenuto da una linea educativa molto solida. I bambini sono amatissimi. Tenerli ancora lontani dà un grande disagio all’immagine di un Paese civile. È un grandissimo scandalo”.









