Limitare le aperture di esercizi di somministrazione in centro? Il dibattito in terza commissione

di Alessio Ludovici | 01 Dicembre 2022 @ 06:00 | POLITICA
piano del rumore regolamento
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L’AQUILA – Limitare, o almeno razionalizzare, le aperture di esercizi di somministrazione in centro storico. Se ne è parlato ieri in commissione Politiche sociali del consiglio comunale dell’Aquila. L’occasione è stata un dubbio, posto da Enrico Verini, sul regolamento del commercio varato nel 2020 in merito alle destinazioni d’uso dei locali e, in generale, sulla sua applicazione e rispetto.

Ad essere ascoltati in aula il dirigente Roberto Evangelisti con la responsabile del Suap, Cinzia Savini. I due hanno innanzitutto chiarito la questione delle destinazioni d’uso specificando che il regolamento, liddove si prevede che non possono essere cambiate, si riferisce al passaggio da locali non commerciali a locali commerciali. Su questi ultimi poi, il margine di manovra è poco. Negli anni la normativa è andata nel senso di una completa liberalizzazione delle licenze e gli enti locali e le istituzioni possono poco, a parte verificare, ognuno per quanto di competenza, la presenza dei requisiti strutturali previsti per ogni tipologia di commercio come ad esempio il numero di metri quadri cucina per quanto riguarda la somministrazione, piuttosto che l’assenza di barriere architettotoniche. 

Quello che si potrebbe fare, è il ragionamento emerso in Commissione, è favorire alcune tipologie di attività al posto di altre. Adottare, ai sensi dello stesso regolamento che lo prevede, un atto programmatorio sulle aree di rilevanza storica e architettonica che preveda requisiti strutturali più stringenti da un lato e un regime incentivante dall’altro. Ma non è facile, persino per i fondi Fare Centro, qualche anno dopo il sisma, nessun ragionamento incentivante di determinate tipologie di attività fu preso in considerazione.

Resterebbe comunque il nodo dei controlli stante la carenza di organico della Polizia Municipale che impatta anche su questo settore dell’amministrazione locale. 

“Se un locale ha le caratteristiche strutturali per l’attività di somministrazione non è possibile negare l’insediamento” ha comunque ribadito Evangelisti. La strada dunque potrebbe essere quella di una regolamentazione ulteriore, sulla scorta di quanto previsto dall’art. 64 del Dlgs 59 che al comma 1 recita: “l’apertura o il trasferimento di sede degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico, comprese quelle alcooliche di qualsiasi gradazione, di cui alla legge 25 agosto 1991, n. 287, sono soggetti ad autorizzazione rilasciata dal comune competente per territorio solo nelle zone soggette a tutela ai sensi del comma 3″. E al seguente comma 3 specifica che: “Al fine di assicurare un corretto sviluppo del settore, i comuni, limitatamente alle zone del territorio da sottoporre a tutela, adottano provvedimenti di programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico di cui al comma 1, ferma restando l’esigenza di garantire sia l’interesse della collettivita’ inteso come fruizione di un servizio adeguato sia quello dell’imprenditore al libero esercizio dell’attivita’”.

“Tale programmazione – prosegue il comma 3 – può prevedere, sulla base di parametri oggettivi e indici di qualità del servizio, divieti o limitazioni all’apertura di nuove strutture limitatamente ai casi in cui ragioni non altrimenti risolvibili di sostenibilità ambientale, sociale e di viabilita’ rendano impossibile consentire ulteriori flussi di pubblico nella zona senza incidere in modo gravemente negativo sui meccanismi di’ controllo in particolare per il consumo di alcolici, e senza ledere il diritto dei residenti alla vivibilità del territorio e alla normale mobilita’. In ogni caso, resta ferma la finalità di tutela e salvaguardia delle zone di pregio artistico, storico, architettonico e ambientale e sono vietati criteri legati alla verifica di natura economica o fondati sulla prova dell’esistenza di un bisogno economico o sulla prova di una domanda di mercato, quali entita’ delle vendite di alimenti e bevande e presenza di altri esercizi di somministrazione.”

E’ una discussione complessa ma certamente è dentro una dinamica programmatoria che  il centro storico dell’Aquila può trovare le giusta composizione delle sue diverse funzioni ed esigenze. 

Dibattito che già serpeggia negli uffici e ieri Evangelisti ha messo sul tavolo una sua nota dello scorso giugno al Dirigente della Polizia Municipale che aveva evidentemente sollecitato in tal senso. “Anche a voler considerare legittimamente – risponde Evangelisti – come zona tutelata ai sensi del Dlgs 42/2004, cd Codice dei Beni culturali e del paesaggio”, l’intero centro storico”, “lo stesso non può essere considerato sufficiente ai fini dell’applicazione di un regime autorizzativo”. Ed Evangelisti spiega nella nota che, proprio ai sensi del comma 3 dell’art 64 del Dlgs 59/2010, sono i Comuni poi che devono adottare i “provvedimenti di programmazione degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande”. Pertanto, spiega ancora, l’art. 6 del Piano commerciale in vigore, che prevede norme molto più stringenti, non trova immediata applicazione mancando, secondo il dirigente, una programmazione di dettaglio a monte, programmazione che è compito della politica. 


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