Legge di bilancio nazionale, Legambiente: “Non ci siamo, ancora sussidi a fonti fossili”

di Redazione | 26 Novembre 2020 @ 17:38 | ATTUALITA'
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ROMA – “Se il 2020, funestato dalla pandemia, è stato l’anno dei bonus, compresi quelli ambientali, il 2021 dovrà essere l’anno delle riforme per accelerare la transizione ecologica e rilanciare il Paese con scelte e decisioni da prendere ora, senza perdere altro tempo, a partire dalla legge di bilancio che deve essere modificata e migliorata. Servono investimenti green ambiziosi non più rimandabili che mettano al centro la ripartenza e la riconversione ambientale dell’economia italiana. Riteniamo incomprensibile il rinvio dell’entrata in vigore della plastic tax e quello relativo l’avvio del percorso per cancellare l’avvio alle fonti fossili.  Senza dimenticare che in questa manovra finanziaria occorre individuare gli interventi che saranno al centro della proposta italiana sul piano nazionale ripresa e resilienza, cominciare a finanziarli e mandarli a regime con le risorse europee”.

È questo il messaggio e le proposte che il presidente di Legambiente Stefano Ciafani lancia oggi al Parlamento chiedendo di migliorare e modificare la manovra finanziaria che ai primi di dicembre approderà in Aula. Un testo che non piace all’associazione ambientalista secondo la quale sia il rinvio dell’eliminazione dei sussidi alle fonti fossili sia il rinvio dell’entrata in vigore della plastic tax rappresentano un pessimo segnale visto gli impegni presi in precedenza su questi due temi. Per questo l’associazione ambientalista, nella settimana in cui è possibile presentare gli emendamenti alla legge di bilancio, ha inviato oggi ai parlamentari le sue proposte alla finanziaria. In primis, in materia di fiscalità ambientale Legambiente propone di avviare una volta per tutte il percorso per cancellare i sussidi ambientalmente dannosi. Parliamo di oltre 19 miliardi che riguardano settori strategici come trasporti, industria, agricoltura, usi civili e che devono trasformarsi in investimenti in innovazione ambientale a vantaggio delle imprese e delle famiglie e delle fasce più vulnerabili della popolazione. Occorre, inoltre, intervenire su alcune rendite a danno dell’ambiente: come i canoni bassissimi che si pagano per estrarre petrolio e gas, per i materiali da cava, per le acque minerali, per le concessioni balneari adeguando la tassazione a standard europei e di semplice buona gestione di beni che sono pubblici e delicati. È una vergogna che si paghi così poco, a differenza degli altri Paesi europeiDa questi interventi si possono recuperare un miliardo di euro l’anno da investire nella transizione verde e per ridurre le tasse sul lavoro.

“In un momento di crisi come quello che l’Italia sta vivendo, segnato dall’emergenza sanitaria e economica, si è intervenuti con contributi e esenzioni, rinvii fiscali, bonus. Ma è una strada insufficiente, bisogna anche prendere decisioni per far ripartire il Paese, a cominciare dalla sfida climatica e della qualità e tutela ambientale. È sbagliato – dichiara Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente – non affrontare da subito le sfide che dovranno essere al centro del Recovery plan. Per questo tra le varie misure proponiamo di creare un fondo per l’accesso al credito per gli interventi da parte di famiglie e imprese per l’efficienza energetica, di mettere risorse per l’acquisto di treni e autobus per i pendolari e per la realizzazione di ciclabili da parte dei Comuni, di interventi di adattamento a un clima che sta già cambiando. Tutti interventi che possono essere finanziati con le risorse di Next Generation Ue. È sbagliato continuare nella politica dei due tempi, per cui in futuro questi interventi avranno spazio ma ora non riusciamo, perché questo rinvio delle decisioni sta condannando il nostro Paese”. 

Tra le proposte avanzate da Legambiente c’è ad esempio anche quella di allargare gli incentivi del 110% per l’eliminazione delle barriere architettoniche e di limitarli invece per gli impianti inquinanti a gas, di introdurre misure per aiutare le famiglie in condizione di povertà energetica, di accelerare gli interventi di rigenerazione urbana. Se si vuole davvero spingere l’economia circolare e aiutare le famiglie, occorre inoltre ridurre l’iva su prodotti dal riciclo, sulla sharing mobility, per l’acquisto di prodotti per l’infanzia e sanitari femminili, per l’acquisto di latte di origine vegetale. Se si vuole aiutare la transizione da parte delle imprese, occorre creare un mercato delle materie recuperate e riciclate, garantendo il rispetto dell’obbligatorietà dei criteri ambientali minimi in tutte le gare d’appalto pubbliche.


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