Le pensiline ‘arternative’

di Michela Santoro | 21 Marzo 2024 @ 05:00 | ATTUALITA'
pensiline
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Di chi sia stata l’idea non è dato saperlo; di fatto, passeggiando intorno alla Torretta e lungo via delle Macchiole, è possibile scorgere delle pensiline per l’attesa degli autobus alternative o meglio ‘arternative’.

Un fenomeno di istallazione socialmente utile, mi viene in mente, che invita a sedersi, a godere del tempo, a mettere in tasca la fretta.

E lo fa nel modo migliore, con un tavolino e due sedie, aggiungendo anche dei fiori spesso freschi sintomo di accoglienza ma anche di bellezza che si rinnova.

Cosa c’è di bello, potrà pensare qualcuno, in due sedie con un tavolo sotto una pensilina, per strada? Per me ci sono storie, vite che passano, segreti raccontati sapendo di non essere ascoltati, gente nuova che si conosce.

C’è la socialità, ci sono l’invito ad allontanarsi dall’homo hominis lupus, alla fiducia reciproca, ad un naturale e rinnovato bisogno l’uno dell’altro.

Ecco perché credo che, nella loro semplicità, queste pensiline siano di una bellezza addirittura struggente e lancino un messaggio ben preciso come solo l’arte sa fare.

La prima volta in cui mi ci sono imbattuta è stato un flashback. Ho visto la mia bisnonna pesarese davanti casa sua, chiacchierare con la vicina di casa divise soltanto da un tavolino.

Su quel tavolo non poggiavano solo due bicchieri di acqua e vino e le carte da scala quaranta. C’era tutto un futuro da costruire che prendeva forma giorno per giorno, lentamente.

C’era la condivisione di un presente difficile cavalcato a furia di rinunce e consacrazione di principi. Quel presente che ci è stato consegnato così bello e che siamo riusciti a fare fuori nell’arco di qualche decennio.

C’è una canzone di Giorgio Gaber che narra di un viandante a tarda notte che vede incedere verso di sé, in lontananza, una persona che stringe qualcosa al petto. E mentre questa persona pian piano si avvicina, il viandante immagina cose terribili dell’altro; immagina che sia un delinquente, si sente in pericolo.

Cresce il pathos finché alla fine, quando si trovano uno difronte all’altro, il viandante si rende conto che la persona che ha incontrato “camminando nel centro di Milano semi deserto e buio” è soltanto un uomo. Un uomo che stringe al petto un mazzo di fiori.

Ecco, esattamente questo il messaggio che mi arriva da quelle pensiline: seduta, ad aspettare l’autobus, potrei incontrare un essere umano.

Le foto sono ‘rubate’ dal profilo Facebook di Giorgia Evangelista


Print Friendly and PDF

TAGS