Le fibrillazioni del M5S al bivio tra Rousseau e fiducia sul Dl semplificazioni 

di Redazione | 04 Settembre 2020 @ 13:43 | POLITICA
m5s
Print Friendly and PDF

Dopo il caso di inizio settimana dell’emendamento anti-Conte sull’intelligence alla Camera oggi toccherà al Senato che nelle prossime ore sarà teatro di una fiducia molto delicata sul decreto semplificazioni. Nel pomeriggio di ieri, infatti, nel Movimento 5 Stelle sono emersi non pochi malumori su alcune proposte contenute nel maxiemendamento che sarà messo al voto in Aula oggi, tensioni che unita ai numeri risicati della maggioranza non preludono a una mattinata tranquilla. Ma il caos interno ai pentastellati è di più ampio respiro, si proietta fino agli Stati Generali chiamati a definire il futuro del Movimento e riguarda, innanzitutto, il ruolo di Rousseau. Una trentina di parlamentari, secondo alcune fonti del M5S, sarebbero pronti a lasciare se la scelta tra leadership collegiale e capo politico unico fosse affidata esclusivamente al voto online degli iscritti. Il blitz della fronda anti-Rousseau arriva perché i vertici avrebbero “in preparazione” la votazione sulla piattaforma già prima delle Regionali, timing che gli stessi vertici non confermano. Ma che ci sia un caso Rousseau è sotto gli occhi di tutti: Davide Casaleggio appare inviso a un numero via via crescente di parlamentari e, tra i big del Movimento, sembra poter contare solo sulla sponda di Alessandro Di Battista e Vito Crimi

I gruppi vogliono avere voce in capitolo sulle decisioni del Movimento, a prescindere dal format della futura leadership. Il blitz anti-Rousseau va a colpire, anche Alessandro Di Battista: l’ex deputato in questi giorni guarda da lontano ai movimenti interni ai Cinque Stelle, ma, fedele all’ortodossia casaleggiana, è uno dei fautori del voto online. Sulla collegialità della leadership Di Battista non si è ancora espresso ma appare chiaro che una sua eventuale candidatura avrebbe maggior consenso tra gli iscritti che nei gruppi parlamentari, anche perché diversi big del M5S propendono per la collegialità, incluso Luigi Di Maio, chiamato anche lui a dirimere, in maniera ufficiosa, i mille nodi del Movimento. La reggenza di Crimi volge al termine: il capo politico è chiamato a schivare le accuse che gli arriveranno da diversi esponenti per la sconfitta e le mancate alleanze alle Regionali. Probabile che, subito dopo il voto, getti le basi per gli Stati Generali, nominando il comitato ad hoc. Ma il rischio, è la protesta di diversi parlamentari, è che si arrivi al congresso con i giochi già fatti. Da qui la sortita anti-Rousseau, che ha un limite: il passaggio da capo politico a leadership collettiva può avvenire solo cambiando lo Statuto ed è altamente improbabile che i vertici decidano di far votare lo Statuto ad una platea diversa dagli iscritti. I tormenti pre-Regionali investono anche un Pd che, secondo gli ultimi sondaggi, solo in Campania è sicurissimo di vincere. 


Print Friendly and PDF

TAGS