Mentre si svolge a L”AIA la Conferenza Internazionale per l’Afghanistan sulla politica mirata a sostenere lo sviluppo e la riconciliazione nel Paese, il Presidente Hamid Karzai ha firmato una legge che legalizza lo stupro del marito nei confronti della moglie, obbliga le donne a “concedersi” al marito senza opporre resistenza, vieta loro di uscire di casa, di cercare lavoro o anche di andare dal dottore senza il permesso del consorte , un colpo durissimo ai diritti delle donne.

La’”UNITED NATIONAL DEVELOPPEMENT FUND FOR WOMEN” rivela, poi, che la nuova legge affida la custodia dei figli solo al padre e ai nonni maschi, provvedimenti chiaramente in contrasto con la garanzia di parità di diritti tra i sessi contenuta nella costituzione afghana e in diversi trattati internazionali cui ha aderito il governo di Kabul.

Le donne sciite e per logica estensione del provvedimento tutte le donne afghane, se questa legge sarà approvata, dovranno continuare a tollerare violenza e sottomissione solo per permettere al Presidente Karzai di accaparrarsi i voti dell’ala conservatrice degli sciiti in previsione delle elezioni presidenziali del prossimo agosto.

“Le più invisibili delle invisibili” questo è il paradosso per definire la miseria senza fine che continua ad abbattersi sulle donne afghane e sulle sciite in particolare.

Ma mi piace pensare di intravedere uno spiraglio di ottimismo pensando che l’occhio del mondo, forse proprio grazie alla crudeltà di Kazari, ora cominci a vederle queste invisibili, e la comunità internazionale si stia ribellando all’ennesima, perpetrata, violazione dei diritti umani.

Dal Presidente Obama al nostro Ministro degli Esteri Frattini, tutti hanno espresso una dura condanna e, per quel che può servire, desidero manifestare con chiarezza e determinazione, anche la condanna di questa testata a questa barbarie.

di Maria Cattini

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