Gli arrosticini tra Dop e Igp. Ancora incerto il futuro del simbolo d’Abruzzo

di Michela Santoro | 19 Giugno 2024 @ 05:00 | POLITICA
arrosticini
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L’AQUILA – Legati alla tradizione pastorale abruzzese, si dice che gli arrosticini, o rustell, siano nati negli anni ’30 dal genio di due pastori del Voltigno per non sprecare i tagli poco nobili di carne di pecora vecchia o di castrato.

In neanche cento anni, gli arrosticini hanno valicato i confini nostrani divenendo famosi in tutta Italia e all’estero. Ieri mattina, sono approdati in Regione, sul tavolo della Terza Commissione ‘Agricoltura, sviluppo economico e attività produttive’, insieme ai rappresentanti delle maggiori associazioni di categoria del settore dell’allevamento, coinvolti per un confronto sulla proposta di risoluzione che intende impegnare il Governo regionale ad intraprendere tutte le azioni necessarie a sostenere il percorso di certificazione Dop del prodotto: ‘Arrosticino d’Abruzzo Dop’. 

“Alla Regione, ad oggi, non risultano richieste per l’arrosticino Dop – ha dichiarato il vicepresidente della giunta, Emanuele Imprudente – . Credo che dovremmo tendere ad arrivare ad una soluzione condivisa, immaginando percorsi possibili che contemplino, per esempio, anche un passaggio intermedio sul marchio Igp. Qualsiasi opzione deve però essere celere. Il rischio concreto è che altri mercati invadano l’Abruzzo e a quel punto avremmo perso l’opportunità di tutelare genuinità e tradizione di una tipicità regionale”.

Secondo Confagricoltura, scrive Ansa, “il rischio più grave è che altre regioni potrebbero chiedere ed ottenere il riconoscimento comunitario con gravissimi e irreparabili danni alla nostra economia, penalizzando il settore della trasformazione fatto di aziende locali che hanno raggiunto, con la loro professionalità, livelli qualitativi notevoli e conquistato il mercato italiano ed estero”. 

Confagricolutra, tuttavia, ritiene “velleitario parlare di creare una filiera della Dop sia per mancanza di materia prima, sia per mancanza dei requisiti qualitativi e quantitativi, proprio perché i nostri allevamenti si sono specializzati nella produzione del latte, relativi prodotti trasformati e agnelli e solo pochi producono la carne destinata alla produzione degli arrosticini”.

Per l’Associazione Regionale produttori di Arrosticini “la Dop è una prospettiva impossibile da realizzare che danneggerebbe gravemente un settore economico che da lavoro oggi a 12mila persone. Il mercato dell’arrosticino d’Abruzzo a partire dagli anni 80 – scrivono sulla loro pagina Facebook – è stato costruito dagli imprenditori coraggiosi che, pur in assenza di materia prima locale, hanno dato vita a un fenomeno economico e promozionale dell’Abruzzo che ora qualcuno vorrebbe eliminare”.

Di tutt’altra opinione, Coldiretti Abruzzo che da mesi sta portando avanti una campagna pro Dop.

“Attualmente il prodotto simbolo della nostra pastorizia si basa sull’importazione massiccia di carni ovine estere, più facili da reperire e lavorare – ha recentemente dichiarato il presidente di Coldiretti Abruzzo Pietropaolo Martinelli, allevatore ovino – il risultato è che attualmente più di tre arrosticini su 4 arrosticini hanno provenienza straniera.

Se da una parte l’arrosticino conquista le piazze e i mercati internazionali, dall’altra la zootecnia abruzzese deve fare i conti, ogni giorno, con gli insostenibili prezzi di gestione, le conseguenze del cambiamento climatico e il fisiologico abbandono dell’attività da parte dei pastori che oggi sono meno di mille e governano un patrimonio di circa 190mila capi adulti di cui un terzo destinati alla produzione dei rinomati ‘spiedini’ di pecora.

Il riconoscimento dell’Igp, come abbiamo più volte evidenziato, diversamente dalla Dop, prevede che una sola delle fasi di lavorazione del prodotto finito avvenga all’interno dell’area geografica determinata (e quindi Abruzzo) dando il colpo di grazia all’allevamento regionale che, invece, proprio dall’arrosticino potrebbe ripartire e tornare ad essere uno dei settori trainanti dell’agroalimentare abruzzese”.

In merito alla diatriba sull’arrosticino – e sulla necessità di privilegiare la Dop all’Igp – Coldiretti Abruzzo ha confermato, ieri, la propria posizione, ribadendo che “si tratta di una battaglia etica, una battaglia sulla trasparenza che mette al centro l’importanza dell’origine degli alimenti che hanno fatto grande la nostra tradizione agroalimentare”. 

Insieme a Coldiretti, un partenariato costituito da Associazione regionale Allevatori, l’Istituto zooprofilattico sperimentale e Spiedì srl, industria leader del settore.

D’Incecco (Lega Abruzzo): Scelta su marchio sia condivisa. Si apra tavolo con Masaf e parti interessate

“L’arrosticino è un prodotto d’eccellenza dell’Abruzzo che va tutelato e valorizzato, senza scontri e divisioni. Per questo chiedo al più presto un tavolo di discussione con Masaf, produttori e allevatori locali così da avere un quadro esatto della situazione del settore, di quelli che sono i problemi, le priorità e le esigenze, e arrivare quindi, attraverso un percorso il più possibile condiviso, alla scelta fra il marchio Dop, Denominazione di origine protetta, e quello Igp, Indicazione geografica protetta, per cui è già in corso da anni la fase istruttoria per il riconoscimento”. A sottolinearlo è il capogruppo della Lega in Regione e presidente della Commissione consiliare Bilancio, Vincenzo D’Incecco, in merito alla discussione sulla tutela dell’arrosticino abruzzese. “Quello degli arrosticini – sottolinea D’Incecco – deve diventare sempre di più un comparto trainante per la nostra regione. Compreso l’indotto, attualmente muove un giro d’affari sopra il miliardo di euro. Sono inoltre tra i 12 e i 15 mila i lavoratori impiegati in questo ambito; oltre 2.500 sono invece le attività di ristorazione interessate. Una settantina le aziende di produzione. L’obiettivo deve essere ora quello di rafforzarne le potenzialità, di difendere e far crescere non una parte soltanto, ma l’intero settore. Per questo riteniamo che oggi sia più realistico continuare nel percorso già avviato da tempo, gettando le basi per conseguire in futuro più ambiziosi risultati. Di qui – conclude – il mio appello a costituire un tavolo di lavoro politico per fare sintesi e decidere insieme come tutelare al meglio uno dei simboli dell’enogastronomia abruzzese”.


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