L’arte incontra il jazz nel centro storico dell’Aquila attraverso il lavoro di Francesca Falli, artista aquilana protagonista di un progetto ideato per la manifestazione “Il Jazz Italiano per le Terre del Sisma”. Il tema scelto per questa edizione, “RIFLESSI”, diventa il punto di partenza di una proposta che unisce ricerca visiva, memoria musicale, partecipazione e una vena dichiaratamente ironica.
Il progetto, intitolato “Riflessi di Pollarte”, prende forma dalla pratica di Falli, da tempo interessata alle possibilità espressive delle superfici specchianti, e da un curioso episodio associato a Charlie “Bird” Parker. Il celebre jazzista era conosciuto anche per una passione particolarmente intensa per il pollo. Una testimonianza attribuita a Clyde Bernhardt collega proprio questa predilezione all’origine dell’appellativo “Yardbird”, successivamente ridotto nel più famoso “Bird”.
Da questa singolare connessione nascono piccoli lavori raffiguranti polli, realizzati con supporto specchiato su entrambi i lati, spesso un millimetro e stampato soltanto su una faccia. Le creazioni sono state concepite per essere sospese nel cortile di Palazzo Benedetti, in via Sassa. La loro leggerezza permette alle immagini di confrontarsi con l’ambiente circostante e con chi attraversa l’edificio, moltiplicando punti di vista, sagome e presenze.
La componente riflettente assume così una funzione attiva. Chi osserva non rimane esterno alla composizione: la propria immagine compare sulla superficie e lo rende temporaneamente parte del lavoro. Il concetto proposto dalla manifestazione viene interpretato su più livelli, passando dalla materia alla presenza del pubblico, fino al rapporto con la musica e alla possibilità che il lavoro prosegua idealmente oltre il luogo originario.
Accanto all’installazione, Falli ha sviluppato “Ladri di Pollarte”, iniziativa partecipativa ispirata liberamente alle pratiche dell’Art Abandonment. Per il festival sono state preparate cartoline su supporto riflettente e cartoncini dedicati allo stesso soggetto, accostato a richiami visivi al jazz e a Parker. I materiali, messi a disposizione delle persone, sono andati rapidamente a ruba.
L’operazione rovescia così il rapporto tradizionale tra pubblico e creazione: ciò che viene proposto non resta soltanto qualcosa da guardare o acquistare, ma può essere preso, portato altrove e affidato a chi lo incontra. Un modo giocoso e immediato per avvicinare linguaggi contemporanei, musica e territorio senza richiedere competenze specifiche, trasformando il gesto del “rubare” in partecipazione artistica.
Il pollo diventa così un tramite inatteso fra la biografia del sassofonista e la poetica dell’autrice. L’ironia accompagna il percorso: ogni passaggio modifica ciò che appare sulle superfici e rende l’incontro con i visitatori una componente mutevole dell’intervento.










