L’Aquila, una popolazione sempre più di anziani e di stranieri

di Marianna Gianforte | 30 Maggio 2022 @ 19:18 | VERSO LE ELEZIONI
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L’AQUILA – Qual è lo stato di salute della popolazione aquilana? Cosa è accaduto dopo il terremoto e come è evoluta in questi 13 anni? Anche il territorio aquilano vive l’inverno demografico tante volte rimarcato da Papa Francesco? A cercare di dare una risposta, per lo meno dal punto di vista dei dati che poi dovranno essere analizzati e incanalati dentro “politiche sociali” e di sviluppo, sono stati questa mattina i due ex dirigenti del Sed (Servizio di elaborazione dati del Comune dell’Aquila) Adolfo Paravano, candidato alle amministrative del 12 giugno nella lista del Partito democratico a sostegno della candidata sindaca della coalizione democratica e progressista Stefania Pezzopane, e Franco Colonna, che hanno aggiornato al 2021 uno studio realizzato per il 2017, con i dati procurati dal consigliere comunale Giustino Masciocco.

Dal report si evince innanzitutto che la popolazione aquilana non è scesa, non esiste inverno demografico, almeno dal punto di vista degli iscritti all’anagrafe. Anzi, la popolazione, crollata negli anni post-sisma torna vicinissima al quel periodo (oltre 70.300 del 2021 contro gli oltre 71.700 del 2008). Ma a tenere alta l’asticella sono le comunità degli stranieri, (delle quali la più numerosa è quella dei Rumeni, con 2.136 persone), mentre cala la popolazione italiana.

“La popolazione aquilana era in crescita fino al 2008”, si legge nel rapporto demografico. A causa del sisma 2009, i residenti sono diminuiti e questo andamento “è proseguito sino fino al 2015, con una perdina di circa duemila unità; poi c’è stata una leggera risalita fino al 2021 (+ 700 unità dal minimo del 2015). La residenza di stranieri – si sottolinea – abbia contribuito a ridurre la perdita di popolazione negli anni passati”. “Dopo il 2009 le nascite sono diminuite portando, nel 2021, il saldo naturale a -264 unità, mentre il saldo naturale dei residenti stranieri non è mai stato negativo e ha contribuito lievemente a ridurre la perdita di popolazione”, si spiega nel documento, mentre la caduta successiva al 2009 vede una ripresa dal 2016 al 2021. Il saldo migratorio degli stranieri così come quello naturale “è stato complessivamente positivo e superiore a quello degli Italiani ed ha contribuito in modo consistente a sostenere il livello della popolazione”.
La distribuzione della popolazione naturalmente ha risentito delle conseguenze del terremoto, della distruzione che ha comportato e dell’andamento della ricostruzione.

La perdita di popolazione è stata dunque forte nel centro storico, ossia nel perimetro all’interno delle mura cittadine, “mentre la periferia urbana, che comprende anche le frazioni di Collebrincioni, San Vittorino, Coppito, Sant’Elia e Pianola – si legge nel report – ha raggiunto il livellodi saturazione. Tra le ex delegazioni, perdono residenti Arischia e Camarda, resta stazionaria Bagno, guadagnano Preturo, Roio, Sassa ed in particolare Paganica, che segna un +1.636 residenti tra il 2001 ed il 2021. Non è un caso che gli incrementi di residenza si registrino nelle Delegazioni dove sono presenti molti alloggi provvisori realizzati nel dopo sisma” (i quartieri del progetto Case). Anche in questo caso è evidente il peso crescente degli stranieri sul totale dei residenti.

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Un dato interssante è l’aumento dei nuclei monofamigliari, composti da una sola persona che sono in prevalenza anziani (oltre 80 anni), evidentemente assistiti. Le famiglie monocomponenti sono il 42% del totale nel 2021 e in crescita costante negli anni (alla fine del 2014 erano 12.750). La relazione evidenzia, poi, “che la struttura della popolazione al 2021 è pari a quella del 2001 invecchiata di 20 anni, il che dimostra il mancato innesto di nuove leve nei 20 anni passati”, mentre “la notevole perdita nel ventennio di residenti giovani ed il consistente aumento della popolazione anziana”. Sono due gli effetti negativi pesantemente negativi sulla struttura demografica del Comune e sul suo futuro, hanno sottolineato Paravano e Colonna: la diminuzione della natalità, perché essenzialmente prodotta dalla popolazione tra 20 e 40 anni; e la diminuzione della popolazione attiva, quindi di nuovo reddito prodotto nel territorio. “L’unica possibilità era e rimane – hanno detto Paravano e Pezzopane – l’immigrazione stabile, cioè seguita dall’acquisizione della residenza, di giovani provenienti da fuori Comune. E’ opportuno disegnare lo scenario demografico dei prossimi anni nell’ipotesi di immigrazione ‘nulla’, trascurando anche l’aggravante dell’emigrazione di giovani fuori dal Comune”.

Sarà prioritario, è la proposta di Pezzopane, “istituire un osservatorio permanente sull’andamento della popolazione, e costruire una città aperta e accogliente che fornisca servizi e metta in campo politiche a favore della natalità, asili nido purtroppo chiusi da questa amministrazione ed i fondi 4% e Pnrr vanno utilizzati per creare lavoro e bloccare la fuga delle famiglie giovani e dei ragazzi, puntando ad accogliere gli studenti fuori sede. Politiche sociali e politiche del lavoro per invertire una rotta aggravatasi negli anni della Giunta Biondi”.


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