L’Aquila, tre quadri di Rubei e Bizzoni all’asta a Palazzo Cipolloni Cannella

Le opere degli aquilani tra le tante attribuzioni dei dipinti in asta da Gliubich mercoledì 13 dalle 15

di Redazione | 06 Luglio 2022 @ 09:10 | CULTURA
quadri
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L’AQUILA – Ritrovati tre quadri, uno del pittore Emilio Rubei, allievo del Patini, gli altri due di Enrico Bizzoni. Saranno in asta mercoledì 6 luglio nella Casa d’aste Gliubich dell’Aquila.

Tra le tante attribuzioni dei dipinti in asta da Gliubich mercoledì 13 dalle 15 in poi a Palazzo Cipolloni Cannella all”Aquila assieme a nomi di grandi maestri quali Annibale Carracci, Antonio Tempesta, Michele Desubleo, Margherita Caffi, solo per citarne alcuni, riemergono dalle pieghe della storia tre quadri di due pittori aquilani.

Il primo è un olio di Emilio Rubei. Le atmosfere di questo dipinto che è stato chiamato “l’ultimo saluto” riecheggiano temi cari al suo maestro Teofilo Patini, una sorta di appello commosso, sofferto, inteso a richiamare l’attenzione delle istituzioni verso la società contadina abruzzese a loro contemporanea, la cui indigenza e miseria sono protagoniste anche di questo piccolo capolavoro.
 
Rubei, che era nato a L’Aquila l’11 agosto del 1869, dopo l’apprendistato presso “il pittore dei cenci” si traferì a Rieti dove presto si fece conoscere come buon ritrattista effigiando nelle sue opere parecchie personalità dell’aristocrazia e dell’alto clero. Anche ad Ascoli, dove si stabilì nel 1902, eseguì numerosissimi ritratti, uno per tutti quello del comandante garibaldino Candido Augusto Vecchi.
 
Eseguì anche quadri di genere, fra i quali si ricordano: “C’era una volta“, “in attesa“, Nel chiostro“.
Si dedicò anche alla decorazione avendo committenze sia religiose, come nel caso della chiesa di Montereale che civili, tra queste la casa dei Sergiacomi ad Offida (Ascoli Piceno). Gli altri due dipinti sono del maestro Enrico Bizzoni, del quale, in via del tutto eccezionale, verrà esposto il ritratto eseguito nel 1930 dall’allievo Ciceroni. Sono due bozzetti aventi il medesimo soggetto: San Paolo che predica nell’aeropago; il primo una tempera e biacca di grandi dimensioni, il secondo un olio su tela più piccolo.
 
Entrambi studi dell’affresco che il pittore aquilano con studio in via Sassa ebbe a realizzare per la Chiesa di San Paolo.
 
 

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