L’Aquila, Student per la Palestina: “Rettore nega confronto su ruolo industrie belliche nella ricerca”

di Redazione | 15 Giugno 2024 @ 13:39 | ATTUALITA'
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L’AQUILA –  “La nostra preoccupazione – afferma il portavoce di Student per la Palestina – è stata definita un’offesa verso il corpo accademico poiché, secondo loro, sindachiamo sulla loro etica: a nostro avviso l’ennesimo modo per delegittimare l’esigenza di ridiscutere e problematizzare l’accesso che le aziende belliche hanno nelle università e nella ricerca. Questo incontro ci ha lasciato ben poco oltre i soliti interrogativi: quando ci sarà la possibilità dell’incontro pubblico che vogliamo, di una discussione aperta? Quando l’Univaq avrà il coraggio di esporsi e confrontarsi?”.

E’ un passaggio della nota degli studenti universitari dell’Aquila che proseguono la protesta contro i crimini commessi da Israele nei confronti della popolazione palestinese, a seguito dell’invasione militare della striscia di Gaza, come reazione all’eccidio di civili israeliani ad opera delle milizie integraliste islamiche di Hamas, armati e sostenuti dal regime teocratico dell’Iran.

A seguire la nota diramata dopo l’incontro con il  rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila Edoardo Alesse.

“DAL RETTORE RISPOSTE INSUFFICIENTI, VOGLIAMO UN INCONTRO PUBBLICO”

Giovedì pomeriggio, alle ore 16:00, abbiamo incontrato informalmente il Rettore dell’Università degli Studi dell’Aquila Edoardo Alesse in rettorato accettando quello, da lui stesso definito, un “invito di cortesia”. Il rettore si è innanzitutto dimostrato disinteressato nel fare un incontro pubblico attraversabile da student3, docenti e giornalist3, affermando di non riconoscere i problemi che abbiamo sollevato e aggiungendo di non avere tempo da perdere nonostante la raccolta firme presentatagli di 200 sottoscrizioni, depositate sia da studen3 che da docenti e cittadin3, dimostrasse l’interesse del corpo studentesco nel colloquio da noi proposto.

Da parte sua, la proposta, è stata quella di agire attraverso il senato accademico, come se le istanze dell3 student3 fossero legittime solo se inoltrate per vie istituzionali: la sensazione è stata quella di assistere al tentativo di rimandare un confronto che non ha intenzione di affrontare.

Questo è il motivo principale per cui ieri abbiamo deciso di chiudere le porte del polo di economia, che avrebbe dovuto ospitare un convegno ieri alle 10:30 con Edoardo Alesse, con una catena e un lucchetto. C’è tempo per i convegni, ma non per l3 student3?

Inoltre, durante l’incontro ha ribadito le posizioni della CRUI e si è dimostrato irremovibile, rifiutando una rivalutazione dei rapporti che l’Univaq intrattiene con la Leonardo. A rendere ancora più evidente la sua posizione, è stato il rifiuto di definire quest’ultima “azienda bellica”, preferendo il termine “benefico collaboratore”, nonostante, sia di dominio pubblico, il suo ruolo di principale esportatrice di armi dall’Italia. Noi siamo preoccupat3 perché temiamo che questo rapporto, tra l’università e la Leonardo, possa generare dati che aiutino queste aziende belliche a inventare nuove armi e perfezionare quelle già esistenti. Infatti, lo stesso rettore, ha ammesso che questi progetti possono essere usati anche a scopo bellico da parte dell’azienda, ma sembra non interessargli particolarmente.
I contratti dicono che non lo saranno “direttamente”, quindi la loro coscienza è pulita, la loro responsabilità sollevata.
Il rettore afferma la presenza di forme di controllo in merito senza però specificare quali, ma basta fare piccole ricerche per apprendere che la legislazione in merito è molto debole specialmente dal momento in cui, al termine della ricerca, i risultati diventano di proprietà dell’università tanto quanto dell’azienda che può usarli per gli scopi che preferisce. Ha dichiarato che per lui la ricerca è sempre sacra e noi ci chiediamo se lo sia anche quella volta alla produzione di armi e, indirettamente o non, al genocidio di un popolo.

 In ultimo, la nostra preoccupazione è stata definita un’offesa verso il corpo accademico poiché, secondo loro, sindachiamo sulla loro etica: a nostro avviso l’ennesimo modo per delegittimare l’esigenza da parte dell3 student3 di ridiscutere e problematizzare l’accesso che le aziende belliche hanno nelle università e nella ricerca. Questo incontro ci ha lasciato ben poco oltre i soliti interrogativi: quando ci sarà la possibilità dell’incontro pubblico che vogliamo, di una discussione aperta? Quando l’Univaq avrà il coraggio di esporsi e confrontarsi con l3 student3?


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