IMG_0831Una tegola pesante per La Gran Sasso Acqua (stazione appaltante) e le imprese riunite in ati nell’Asse Centrale Scarl (la mandataria Acmar, Taddei ed Edilfrair), quella caduta stamattina sulle loro teste. Il Movimento 5 Stelle dell’Aquila in conferenza stampa ha lanciato un pericoloso allarme sullo stato di avanzamento della ricostruzione all’Aquila ad opera dell’avanzamento dei lavori dei sottoservizi, la più grande opera pubblica del post-terremoto del 2009, del valore complessivo di oltre 80 milioni di euro. Scavi per la collocazione del “tunnel intelligente” realizzati senza i casseri blindati, paratie di sicurezza che avrebbero dovuto proteggere le fondazioni dei palazzi nel centro storico dell’Aquila, così come previsti dal progetto e edifici che hanno registrato dei danni riconducibili agli scavi in corso che, secondo i proprietari, sono riconducibili alla realizzazione dei sottoservizi.

IMG_0830L’avvocato Fausto Corti ha parlato chiaramente di un sistema omertoso presente in città, perché “sanno tutti come si sta lavorando. Lo sa il sindaco Massimo Cialente, lo sa la Gran Sasso Acqua e lo sa il vice presidente della Regione Giovanni Lolli, visto che in uno degli edifici danneggiati lungo corso Vittorio Emanuele c’è la propria abitazione”. “E’ accettabile che nessuno abbia detto nulla? Come si giustifica questo silenzio?”. E’ l’interrogativo che dovremmo porci tutti, dice provocatoriamente l’avvocato Corti.

“Non vogliamo entrare nel merito dei contenziosi, dei torti e delle ragioni”, ha continuato l’avvocato; piuttosto, “intendiamo sollevare alcuni dubbi sulle modalità d’esecuzione del primo stralcio di messa in opera dei sottoservizi che, da cronoprogramma, si sarebbe dovuta concludere nel maggio 2017 e di cui, invece, non si vede la fine, con la città che resta in ostaggio di un’opera pubblica che ha tempi incompatibili con la ricostruzione”.

“Abbiamo riscontrato che nel progetto esecutivo c’erano delle cautele per la realizzazione di casseri che invece non vengono attuate. In particolare dovevano essere delle paratie blindate con dei sostegni per svolgere la funzione di proteggere la stabilità degli edifici soprattutto in zone critiche e in alcune vie individuate dal progetto, e queste strutture non risultano essere state fatte”, ha denunciato l’avvocato Corti insieme all’architetto Antonio Perrotti e alla senatrice Enza Blundo. In particolare si parla di via Goriano Valli, Via Sallustio e Corso Vittorio Emanuele. E conclude Corti: “D’altra parte, il coordinatore della Scarl Giovanni Frattale – in una intervista rilasciata al Notiziario della Ricostruzione – spiegava come “gli scavi” dovessero eseguirsi “a blindaggio, una tecnica che serve proprio a tutelare – aveva spiegato – le fondamenta degli edifici”. Frattale chiariva anche che “il tunnel” non sarebbe mai stato “a filo degli edifici, ma al centro strada”.

“La nostra è una battaglia di trasparenza”, ha aggiunto la senatrice Enza Blundo.”Quelli che abbiamo posto sono problemi di sicurezza del centro storico e di trasparenza, le singole questioni anche di carattere legale se le vedranno i proprietari”. (di Maria Cattini)

Commenti

comments