L’Aquila, Sinistra italiana: “Migranti, la destra non ha governato il fenomeno”

Dura reprimenda di Iannarelli e Gamal: "In 5 anni smantellato tutto. Mancano mediatori, progetti d'integrazione, no linee programmatiche, no aree cimiteriali"

di Redazione | 29 Marzo 2022 @ 08:11 | VERSO LE ELEZIONI
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L’AQUILA – “Premesso che il successo dell’integrazione dei migranti è fondamentale per il benessere, la prosperità e la coesione futura della società aquilana, a causa della gestione politica degli ultimi 5 anni troverà parecchi nodi da scogliere in futuro come effetto collaterale della rapida e intensa politicizzazione dell’immigrazione”. Incomincia così la lunga lettera inviata alla stampa dagli esponenti di Sinistra italiana L’Aquila, il segretario del circolo cittadino Pierluigi Iannarelli e il responsabile immigrazione e sociale Bouchaib Gamal sulla situazione dell’integrazione dei migranti nel territorio “amministrato dalla destra”.

“Si è invero assistito all’esasperazione di un fenomeno affatto sconosciuto nel campo delle politiche pubbliche – prosegue la nota di Sinistra italiana L’Aquila – soprattutto locali, ovvero lo scarto tra i discorsi politici, le prese di posizioni dei leader di turno, le affermazioni di principio, da una parte, e dall’altra i provvedimenti concretamente attuati e le pratiche utilizzate per far fronte alle sfide poste dalle migrazioni. 

Quello della destra è un modello spicciolo di inclusione degli immigrati nella nostra città, connotato dal frequente ricorso a pratiche e politiche informali, solitamente parziali (solo a chi è in Unione europea per interessi di voto) e che cavalcano le emergenze (attendere un furto per sparare una sentenza e un daspo); mentre le politiche ufficiali serie e obiettive tardano a trovare una loro coerenza e lungimiranza.

Un città capoluogo di regione non può permettersi di evitare di affrontare i problemi dell’integrazione e quando lo fa deve utilizzare un approccio il più possibile pragmatico: questa è probabilmente anche la ragione per cui talvolta gli interventi ideologici locali si discostano da quelli a livello nazionale, come non ricordare il famigerato bando sul bonus alimentare della destra ai tempi del primo lockdown che ammetteva al beneficio solo gli stranieri titolari di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato, escludendo così tutte quelle famiglie straniere che avevano un permesso di soggiorno a durata, poi fortunatamente condannato dal tribunale amministrativo regionale.

Utile chiamare le cose con il proprio nome e cognome:

Assenza di mediatori culturali o progettazione per fornire uno strumento valido ai servizi sociali per fare fronte ad un lavoro importante di traduzione ed interpretariato soprattutto in merito alle sentenze e ai decreti del tribunale dei minori;
Mancanza di progettazione per incentivare le seconde generazioni degli stranieri nate e cresciute in Italia ad una partecipazione attiva nella società;
– Nelle linee programmatiche del bilancio comunale non vi è traccia per iniziative interculturali, artistiche, musicali, sportive che hanno come obiettivo un incontro sano tra la società aquilana e quella straniera incentivando le associazioni sul territorio;
– Malgrado il covid e i morti di altra fede si continua politicamente a decidere di non assegnare un’area cimiteriale ai defunti di altre fedi (peserà molto per la generazione futura che è cresciuta qui e abbraccia un’altra fede);
– In cinque anni di governo cittadino targato FdI e Lega sono state attuate politiche di smantellamento di ciò che si era costruito svilendone il significato e la partecipazione attiva come la figura del consigliere aggiunto e la consulta degli stranieri ritenendo che alcune politiche debbano essere implementate solo in forma invisibile e senza i crismi dell’ufficialità per mantenere il consenso dei propri elettori (che per lo più non sono gli immigrati).
– Totale distacco tra la realtà migratoria ormai mutata in città e il vuoto di politiche di aiuto al mondo femminile delle donne immigrate, perché sfugge all’amministrazione che il mondo migratorio a L’Aquila è al femminile con il 54% del totale ma che non trova nessuna attuazione di politiche serie di integrazione culturale.

Oggi ci accingiamo ad accogliere negli appartamenti del progetto Case di Roio i profughi ucraini che fortunatamente sono riusciti ad uscire da quell’inferno, finalmente un po’ di serenità anche per loro. Hanno bisogno di cibo, di cure mediche, di assistenza legale, alloggio e di mediatori culturali che li aiutino a esprimere bisogni e aspirazioni e a comprendere un Paese che mai avrebbero pensato di conoscere.

Assisteremo anche in questo caso alle ronde degli esponenti della Lega, da sempre contrari ai centri di accoglienza per profughi e richiedenti asilo?

Assisteremo alle dirette facebook per qualche minuto di notorietà davanti agli occhi smarriti di persone che hanno trovato rifugio dalla guerra?

Siamo sicuri di no, non fa consenso!

Noi, diversamente, siamo convinti che gli sfollati, i bambini, le donne e gli uomini che scappano da guerre e persecuzioni, hanno tutti lo stesso diritto di essere accolti, di essere accompagnati, di essere reinseriti, perché la loro vita possa avere una piega diversa, possa andare verso la felicità. La nostra preoccupazione è che non passi questa gerarchizzazione dei sofferenti e delle sofferenze, e che invece questo sia un momento di riflessione per dire all’Europa che occorre cambiare passo, cambiare politica, perché i rifugiati, le persone che scappano e che bussano alle nostre porte, hanno la stessa dignità e vanno tutte trattate allo stesso modo.

 


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