di Laura Giancola – “Quando scatta l’urgenza, l’emergenza, si attivano immediatamente i soccorsi e il paziente viene trasferito in ospedale, fino a quando le condizioni cliniche si siano stabilizzate, poi entra in campo un trauma team, un gruppo di esperti che decide chi fa che cosa e quando. Questo sistema è mancato all’Aquila: abbiamo avuto una fase emergenziale eccezionale e unica al mondo, ancora oggi motivo di studio […], ma è mancato un gruppo di lavoro, sino ad oggi.”. Con tale similitudine Stefano Flamini, traumatologo e presidente di Magna Carta Abruzzo, ha aperto i lavori della tavola rotonda riunitasi oggi nella Sala Ignazio Silone del Palazzo dell’Emiciclo, nell’ambito del progetto: “2009 – 2019, L’Aquila dieci anni dopo…e oltre”, promosso dalla fondazione Magna Carta e realizzato con il contributo “Restart” del Comune dell’Aquila e in collaborazione con la Camera di Commercio e con la fondazione Cassa di Risparmio dell’Aquila.

Scopo dell’iniziativa è mettere al servizio della ricostruzione un team di esperti in disparati settori, al fine di avanzare un progetto di ricostruzione che, forte della multidisciplinarietà, garantisca un piano di lavoro mirato e strategico una volta esauritisi i fondi pubblici.

‘Area vasta’ è stato il leitmotiv dell’incontro: “Affinché l’Appennino continui a vivere serve anzitutto che venga considerato come una macro-regione, che si stabiliscano pertanto vincoli di solidarietà e di complementarietà tra i suoi principali centri urbani – dichiara il presidente nazionale di Magna Carta Gaetano Quagliarello – e che si proponga un buon paradigma di sviluppo, che punti a creare più vincoli verticali che orizzontali, sfruttando la rete e le nuove tecnologie per creare virtuosi collegamenti tra i centri delle zone interne e i centri sociali e produttivi del pianeta, collegamenti ostacolati dallo stato lacunoso delle infrastrutture”.

Su tale base si sono mossi poi gli interventi successivi, il cui minimo comune denominatore è stato l’utilizzo delle nuove tecnologie al fine di rendere L’Aquila un capoluogo di regione unico e assolutamente all’avanguardia, un centro di sperimentazione che non sia dimentico della nobile tradizione che ha alle spalle. A considerazioni generali in merito a sviluppo industriale, gestione del tessuto urbano, università, infrastrutture, turismo e cultura, si sono aggiunte proposte più specifiche: scuole internazionali, light industry, autostrade sperimentali per la guida autonoma, winter games e app per l’agevolazione della vendita di prodotti locali in tutto il mondo.

Proposte concrete, dunque, per liberare L’Aquila e, più in generale, la regione appenninica dalla spessa coltre di lutto paralizzante e di doloroso ricordo che va trascinandosi ormai da troppi anni, un work in progress che, come annunciato, terminerà alla fine di ottobre in una assemblea della durata di due giorni, durante la quale si stilerà un rapporto finale da proporre a istituzioni e cittadini.

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