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L’Aquila Rugby su Rai 2, il ricordo della storica vittoria del 1994

L’Aquila Rugby protagonista su Rai 2 il 10 agosto: il documentario ripercorre la storica finale del 1994 contro il Milan e la vittoria del titolo italiano, tra orgoglio, arrosticini e aquilanità.

L’Aquila Rugby su Rai 2, il ricordo della storica vittoria del 1994
L’Aquila Rugby su Rai 2 per una storia che in città non è mai stata soltanto una storia di sport. È il racconto di una squadra che nel 1994

È cominciato lunedì 10 agosto, in seconda serata su Rai 2, il ciclo di documentari dedicato ai grandi campioni, alle imprese e alle storie dello sport italiano. Un viaggio attraverso discipline ed epoche diverse, capace di riportare alla memoria momenti che hanno segnato intere generazioni.

E nella prima puntata c’è stato spazio anche per L’Aquila Rugby, per una storia che in città non è mai stata soltanto una storia di sport. È il racconto di una squadra, di una città e di una comunità che nel 1994 riuscirono a conquistare qualcosa che sembrava difficilissimo: battere il Milan Rugby e diventare campioni d’Italia.

Sono circa quattro minuti e mezzo quelli dedicati al ricordo della grande impresa dell’Aquila Rugby. Pochi minuti televisivi, ma sufficienti per riaccendere immagini, voci ed emozioni di una finale rimasta nella memoria dello sport aquilano.

È il racconto emozionato di Serafino Ghizzoni a ricostruire quei momenti, mentre sullo schermo scorrono le immagini d’epoca. La finale del 1994, a Padova, metteva di fronte L’Aquila Rugby e il Milan di Silvio Berlusconi, una squadra arrivata all’appuntamento con grandi ambizioni e con la convinzione di poter conquistare il titolo.

I giornali dell’epoca parlavano di una sorta di “totopunteggio”. Il Milan sembrava avere i favori del pronostico. Ma quella partita avrebbe raccontato una storia completamente diversa.

Sugli spalti c’erano migliaia di aquilani. Una vera transumanza verso Padova: circa 6.000 tifosi, accampati sotto i tendoni, con la brace accesa e gli immancabili arrosticini. Una presenza talmente massiccia e appassionata da diventare, come viene raccontato nel documentario, una sorta di sedicesimo uomo in campo.

E sugli spalti comparve anche il mitico striscione del NAM, il gruppo storico del tifo calcistico aquilano. Rugby e calcio uniti per L’Aquila.

Il contrasto raccontato dal documentario è anche quello tra due modi diversi di vivere una squadra.

Da una parte il Milan Rugby, con giocatori arrivati a Padova determinati a vincere e con un look che non passava inosservato: capelli tagliati alla mohicana, con una striscia centrale, come se fossero già venuti alla festa. Dall’altra L’Aquila, una squadra composta da ragazzi uniti da un legame profondo e dalla voglia di giocare insieme per raggiungere un obiettivo comune.

È proprio qui che si avverte la differenza: L’Aquila è una squadra, prima ancora di essere un insieme di giocatori. Una compattezza che nasce dal senso di appartenenza, dalla città e da quella marea di aquilanità sugli spalti.

Poi ci sono le immagini che sono diventate leggenda: i calci di Ghizzoni, la quercia sotto la quale i ragazzi trovavano la loro ombra e, soprattutto, quei minuti finali in cui tutto sembrava sospeso. Fino al fischio dell’arbitro De Falco e al grido del telecronista:l L’Aquila è campione d’Italia 1993-1994!”.

Lo stadio di Padova esplode. L’emozione è incontenibile. I giocatori aquilani in campo sventolano il tricolore e il neroverde. Dall’altra parte, i giocatori del Milan appaiono confusi e alcuni scoppiano in lacrime.

Serafino Ghizzoni, nel ricordare quella giornata, affida alle immagini una frase che restituisce tutto il significato di quella vittoria: «È stata la più bella vittoria della mia carriera».

Una città intera si riconobbe in quei ragazzi. Una città che arrivò a Padova in massa, che trasformò gli spalti in una curva neroverde e che accompagnò la squadra fino all’ultimo secondo. La vittoria dell’Aquila, come sottolinea nella puntata Massimo Calandri, fu anche “un atto di grande giustizia sportiva”.

Il ricordo dell’Aquila Rugby si inserisce nel ciclo speciale che Rai 2 propone dal 10 al 16 agosto, con sei documentari dedicati a rugby, basket, calcio, ginnastica, canottaggio e pallavolo.

Dopo “80 Minuti – Italrugby, l’ambizione di arrivare in alto”, dedicato alla storia della Nazionale italiana di rugby, il 12 agosto arriva “The basketball dream. Marco Belinelli”, sulla carriera del primo italiano a conquistare un titolo NBA.

Il 13 agosto sarà la volta di “Non me l’aspettavo. Il basket di Matilde Villa”, mentre il 14 agosto “Ombre di gloria” racconterà quattro storie di cadute, difficoltà e rinascite attraverso le vicende di Michele Padovano, Vanessa Ferrari, Josefa Idem ed Emanuele Birarelli.

Sabato 15 agosto spazio a “Due con. La storia dei fratelli Abbagnale”, dedicato alle imprese olimpiche e mondiali di Giuseppe e Carmine Abbagnale insieme al timoniere Peppiniello Di Capua.

A chiudere il ciclo, domenica 16 agosto, sarà “Generazione di fenomeni”, il racconto della Nazionale italiana di pallavolo degli anni Novanta guidata da Julio Velasco, capace di conquistare tre titoli mondiali consecutivi.

Sei appuntamenti, sei storie diverse, ma un filo conduttore comune: il talento, il sacrificio, la perseveranza e soprattutto la capacità dello sport di diventare memoria collettiva.

https://www.raiplay.it/programmi/80minuti

*Foto Marcello Spimpolo