L’Aquila ricorda le 309 vittime del sisma 2009

Pierluigi Biondi: "Oggi, più che mai, è il tempo della preghiera, comunque la si voglia intendere e praticare"

di Redazione | 06 Aprile 2021, @09:04 | ANNIVERSARIO
L'Aquila ricorda le 309 vittime del sisma 2009
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L’AQUILA – L’Aquila ricorda le 309 vittime del sisma che la notte tra il 5 e 6 aprile 2009 colpì il capoluogo d’Abruzzo e altri 56 comuni.

Il discorso del primo cittadino, Pierluigi Biondi.

“Un grande riformatore, che ha illuminato il Novecento, San Paolo VI, ebbe a dire che “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, o se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni”. I nostri cari, sacrificati sotto le macerie, sono diventati parte di noi, testimoni – in un dialogo tra anime – di una visione della vita che, attraverso la forza del lutto, dell’emozione che scaturisce dal dolore, produce la speranza, che è apertura al futuro. Sono 12 anni che abbiamo ritualizzato il lutto per curare le nostre anime. Ed è da due  anni, che questo rito del dolore e della speranza è stato trasformato, dall’emergenza sanitaria, da cerimonia corale a evento in solitudine. Una pandemia che oggi, su esplicita richiesta dei familiari delle vittime del 6 aprile 2009, ha portato alla decisione di rinviare l’inaugurazione del Parco della memoria a quando potrà di nuovo esserci un momento comunitario. È desiderio dei familiari, infatti, che l’intera città possa vivere da subito il Parco della memoria, pensato per accogliere la rifioritura della vita, nel ricordo di un dolore privato, che si è trasformato nella sofferenza di tutti. È esemplare quanto magnifico questo gesto dei familiari, che dimostra come una storia di sofferenza fatta di tante, possa portare ad una storia di consolazione che mitighi e lenisca il dolore, stemperandolo nella forza di una popolazione coraggiosa, nei sorrisi spensierati quanto melanconici degli adolescenti, che erano bambini al tempo della devastazione, nella voglia di contribuire alla rinascita dei ragazzi di allora che oggi si affacciano, sia pure con affanno, nel mondo del lavoro. Credo sia giusto, in questa serata così carica di emozioni e di significati, rivolgere il nostro pensiero anche agli operai italiani e stranieri che hanno contributo con il loro lavoro a fare dell’Aquila una città più sicura e ancora più bella. E voglio pensare che il Parco della memoria possa dare spazio anche al ricordo degli operai vittime nei cantieri della ricostruzione, come il lavoratore rumeno e il lavoratore macedone, travolti e uccisi dal crollo di un edificio a San Pio delle Camere. In queste ore così evocative e di grande afflato, un segno di condivisione va rivolto anche a quelle categorie, come gli operatori economici, messe a dura prova dalla pandemia e che non sono state opportunamente “ristorate”. E, poi, ai lavoratori dello spettacolo, alle piccole realtà culturali, strategiche per il nostro tessuto sociale, alle famiglie con persone non autosufficienti o con figli con disabilità. Un mondo di persone per bene, alle quali la vita continua a sottrarre certezze: “Prega come se tutto dipendesse da Dio e agisci come se tutto dipendesse da te”, ci insegna Sant’Ignazio di Loyola. Oggi, più che mai, è il tempo della preghiera, comunque la si voglia intendere e praticare. Preghiera che è corresponsabilità, ma anche la forza che permette di affrontare la complessità della vita. Tutto dipende da noi: Dio non vive al posto nostro, ma come un buon Padre ci aiuta a capire che ognuno di noi è più grande del proprio dolore per le persone care che il terremoto ci ha portato via, che siamo più grandi dello smarrimento che la pandemia ci infligge, che siamo più grandi del timore di non farcela, che siamo più grandi di chi, attraverso i social, alimenta le nostre paure sfruttandole per basse finalità. La speranza può essere intesa non solo come l’aspettativa di un futuro migliore del presente, ma come la virtù di chi non molla, di chi non si fa  sopraffare dalla pandemia e comprende che è il momento di affidarsi alla scienza e a quei valori di civiltà e rispetto per gli altri che ci suggeriscono un’adesione convinta alla campagna di vaccinazione. Ancora una volta, dopo il 6 aprile di 12 anni fa, oggi dobbiamo fare ricorso alla nostra forza interiore di gente di montagna, dobbiamo reimparare a vivere nella normalità. Il dolore non ferisce soltanto, ma stimola le nostre risorse più profonde per affrontarlo e viverlo all’altezza di una dignità umana che la storia continua a riscattare tra le pieghe di avvenimenti carichi di terrore, orrori, ma anche successi e rinascite. In questi giorni di profonda riflessione, un altro lutto ha pervaso la comunità aquilana. Giovanna Di Matteo purtroppo non ce l’ha fatta e perdiamo una figura di altissimo spessore culturale. Una personalità dalla valenza poliedrica, per anni e anni storica dell’arte della Soprintendenza. Per noi era la donna che ha rivoluzionato l’aspetto estetico e storico della Corteo della Bolla del Perdono, di cui era diventata la vera anima contribuendo in maniera importante al riconoscimento della nostra Perdonanza quale patrimonio immateriale culturale dell’umanità Unesco. La ringraziamo per tutto quello che ha fatto, ci mancherà molto”.

 

Marsilio, nel segno del ricordo e della speranza

L’AQUILA –  “La casa dello studente rappresenta uno dei simboli tra i più dolorosi del terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009. Il fatto che abbia coinvolto giovani vite ci tocca profondamente. Le ferite di quel drammatico evento si vedono a occhio nudo nonostante la ricostruzione stia finalmente decollando e si cominci a rivedere una città restituita alla vita”.

Sono parole del presidente della giunta regionale Marco Marsilio pronunciate questa mattina, a L’Aquila alla commemorazione delle vittime del sisma in occasione del 12esimo anniversario davanti alla casa dello studente. Una cerimonia toccante nel segno del ricordo e della speranza alla presenza, tra gli altri, del sindaco Pierluigi Biondi, del prefetto di L’Aquila Cinzia Torraco e del cardinale Giuseppe Petrocchi. Subito dopo il Presidente ha raggiunto il Parco della Memoria di Piazzale Paoli.

“Tutto questo ha proseguito Marsilio – ci aiuta a sperare e a guardare al futuro con ottimismo nonostante un anno di pandemia che ha aggravato una situazione socio economica già difficile da affrontare. Del resto, siamo stati sempre capaci di risollevarci con uno spirito combattivo, sappiamo andare avanti e guardare al futuro con ottimismo che, siamo sicuri, ci riserverà grandi prospettive e soddisfazioni”.

Il messaggio del Presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso.

“Il tempo aiuta a guarire tutte le ferite’; una frase che ascoltiamo frequentemente, che ci capita di pronunciare se vogliamo confortare una persona cara, lenire un forte dolore o attenuare gli effetti di un difficile momento ma, sappiamo, dal profondo del cuore, che nulla potrà mai rimarginare ferite troppo profonde, difficili da sanare. Il 6 Aprile 2009 ha segnato indelebilmente le nostre vite, una frattura che separa il tempo, le città, gli uomini in momenti distinti e ben definiti, il terremoto che stravolge e indebolisce le certezze materiali e immateriali, che costringe a rivedere e ripensare il presente della nostra generazione e il futuro di quelle che verranno. Oggi è il giorno del ricordo, del dolore, del pensiero alle tante, troppe vittime di quella dannata notte, la vicinanza ai familiari che, ogni momento della loro vita, sono costretti a sopportare una scossa di dolore che non ha mai fine; giunga a ognuno di loro la vicinanza del Presidente, del Consiglio e dell’intera Amministrazione della Provincia dell’Aquila, una partecipazione sincera che vuole testimoniare la presenza dell’istituzione al lutto che si rinnova e investe un intero territorio. Questa giornata, così triste, ritrovi nella coscienza di ognuno di noi il  tempo per ricordare ma anche il momento per partecipare al processo di ricostruzione della comunità, ancor prima della città, consapevoli di essere parte integrante e indispensabile di questo nuovo corso. La nostra Provincia ha affrontato nella sua storia gravi e disumane catastrofi, trovando, anche nel dolore della perdita, la forza per  rinascere più forte e unita che mai”.

Il Presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri.

“6 aprile 2009 – 6 aprile 2021, allora come ora, a distanza di dodici anni dal sisma che ha colpito L’Aquila, ricordiamo quella tristissima notte segnati come fummo per il resto dei nostri giorni, irrimediabilmente segnati, portatori di dolore che il tempo non è riuscito e giammai riuscirà a lenire. Riaprire quella triste pagina di vita non è semplice, perché si vorrebbe cancellare ogni cosa, tornare indietro nel tempo e come in un film riavvolgere tutto, cambiando il corso della storia. Oggi il nostro capoluogo, nella memoria delle 309 vittime, rinasce con vigore e bellezza.  Il compito principale del Consiglio regionale è stato, sin dai primi momenti di grave difficoltà, quello di mantenere alto il livello di attenzione verso il tessuto sociale del capoluogo con coerenza e senso di appartenenza perché tutto l’Abruzzo, come anche per altri eventi luttuosi, accaduti successivamente, si sentisse interamente partecipe. I fari che illuminano il colonnato del Consiglio regionale, questa notte sono rimasti spenti in segno di lutto. Solo la luce di venti fiaccole ha rischiarato la cornice dell’Emiciclo”.

Alle 21:15 sono stati effettuati 309 rintocchi,

cui è seguita, a cura di un vigile del fuoco, Francesca Di Nino, l’accensione di un braciere posizionato nei pressi della chiesa. 
 
 

L’Aquila ricorda le 309 vittime del sisma 2009


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