L’Aquila, Prof. Valenti:” Il mio libro bianco da paziente Covid”

"L'esperienza vissuta dovrà essere raccontata, ma ben al di là del terreno infruttuoso della polemica"

di Matilde Albani | 07 Dicembre 2020, @07:12 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

L’AQUILA  – Adesso che sta meglio ed il Covid19 ha allentato la presa, il professor Marco Valenti docente dell’Università dell’Aquila considerato uno dei migliori epidemiologi in campo nazionale e direttore del Centro di riferimento regionale per l’Autismo, racconta l’esperienza di momenti difficili attraverso la sua pagina facebook. “Cari amici, dopo un periodo difficile di esperienza ospedaliera per covid, ho il piacere di comunicare il mio ritorno a casa – scrive Valenti. ” Lo faccio anzitutto per un ringraziamento non formale a quanti, a tutti i livelli, mi hanno assistito, affiancato e sostenuto. Tra queste, senza fare torto ai colleghi dirigenti medici, al personale, agli amici che hanno condiviso tutto il percorso e mi hanno aiutato anche nel concreto, sento in particolare di ringraziare i compagni di viaggio di questa battaglia, con cui abbiamo condiviso fino all’ultima goccia quelle che San Giovanni della Croce definisce le “oscure notti dell’anima” e la fatica dei giorni: Marco, Andrea, Stefano, Ercole, persone tutte diverse ma straordinarie per empatia e solidarietà: non le dimenticherò mai. Il senso di questo post con cui riapro la mia comunicazione facebook, però, vuole andare oltre l’atto desiderato e certamente dovuto che pure ho fatto.L’esperienza vissuta dovrà essere raccontata, ma ben al di là del terreno infruttuoso della polemica. Il mio libro bianco da paziente covid vorrà proporre la necessità di ripensare il nostro modello di sanità, le esigenze di umanizzazione della medicina e della degenza che, al netto del defatigante e sottopagato impegno dei troppo pochi operatori, esigono una nuova progettualità di sistema, di riqualificazione complessiva della qualità, che non ammetta mai più quello che in questa pandemia sta accadendo a ondate nel nostro Paese, consentendo di esplorare abissi neanche immaginabili per chi non li ha vissuti, e magari si balocca sui social network su questioni che, vissute dal punto di vista del malato, appaiono francamente superficiali e irrilevanti. C’è da capire come declinare in ospedale i diritti civili, la dignità delle cure e la tutela della salute di tutti. Chiamato in qualche modo dalla vita a riflettere, spero di poter dedicare a questo progetto nuove energie mettendo a disposizione anche le mie competenze e offrire un contributo alla mia città e al mio Paese”.


Print Friendly and PDF

TAGS