L’Aquila, primo maggio: chiamatelo lavoro

di Marianna Gianforte | 01 Maggio 2022 @ 06:20 | ATTUALITA'
clara ciuca uil
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Disoccupazione, vertenze industriali, cassa integrazione, negozi chiusi, piccole imprese in difficoltà, lavoro nero. Persino gli ambulanti del secolare mercato aquilano si assottigliano sempre di più. Soltanto il comparto dei call center sembra tenere la rotta, ma con l’eterna ombra del non rispetto della clausola sociale. E’ la trama drammatica di una crisi economica e occupazionale che attanaglia la città e il suo territorio da oltre 20 anni e che tesse racconti e storie chiuse nel silenzio della vita quotidiana di chi le vive e di cui in pochi – al di là dei parroci, della caritas e dei sindacati, – vogliono preoccuparsi.

La parola ‘lavoro’ è uscita dal cono d’interesse della classe intellettuale, politica e dirigente dell’Aquila e dell’Abruzzo. Salvo sporadici comunicati stampa e dichiarazioni monotematici e ridondanti, delle decine di vertenze che seminano di mine il percorso di ricostruzione sociale del territorio colpito dal sisma 13 anni fa non ne parla più nessuno. E intanto il precariato, il ‘lavoro grigio’, sfuggente e sfuggevole, invade tutti i settori: dall’edilizia al commercio, alla libera professione.

Dunque: quale lavoro? Quale futuro? Quale città? Possibile che sia sempre colpa di un sisma, di un coronavirus, di una guerra? La segretaria provinciale della Uil, Clara Ciuca, prova a fare una riflessione. Di battaglie la sindacalista ne ha fatte tante al fianco dei lavoratori del manifatturiero aquilano. Una delle ultime (ma non l’ultima e non l’unica, come ad esempio la vertenza recente della Otefal) riguarda l’Accord Phoenix, oggi Aura spa, nata dopo un percorso tormentato e complesso che ora rischia d’interrompersi spazzando via il sogno e l’esigenza di 75 persone disoccupate dai tempi dell’ex polo ettronico, di lavorare e sostenere le loro famiglie. 

Non voglio apparire una falsa ingenua, so benissimo che è già in corso la campagna elettorale  per le elezioni comunali e la polemica è la modalità più semplice per “ricompattare” i militanti di tutti gli schieramenti e anche utile ad indirizzare le scelte  degli elettori. Vorrei però evidenziare un fatto concreto importante per la città e in relazione a questo fare una proposta. Il fatto è che oggi 75 famiglie vivono degli stipendi degli addetti della Accord Phoenix (oggi Aura), tanti a oggi sono i dipendenti della società, anzi si cominciava a sentir parlare di nuove assunzioni; comunque ci sono 75 persone per le quali non si adombravano particolari dubbi sulla stabilità dell’impiego e che su questa ipotesi avevano programmato la loro vita e quella delle loro famiglie. La proposta che sottopongo all’attenzione consiste solo nel metodo di lavoro che chiedo di adottare alle forze politiche, il metodo che già i “cafoni” siloniani adombravano con il loro “Che fare?”: quali sono le proposte politiche per salvaguardare l’occupazione e la permanenza in vita della fabbrica? Quali le soluzioni praticabili? Mi rendo conto che in campagna elettorale su questo tema, come su tutti gli altri che oggi sono al centro del dibattito, sia più semplice ragionare guardando  “allo specchietto retrovisore” e ragionando, perciò, su colpe, responsabilità errori del passato. I sindacati sono sempre stati per la legalità e il garantismo. Però credo che la politica abbia la pienezza del suo ruolo più importante nel disegnare il futuro, non nel dare i voti al passato. Pertanto alle forze politiche chiedo di esercitare a pieno il loro ruolo disegnando un futuro per la città e, anche, per i destini di 75 lavoratori e delle loro famiglie che rischiano di restare senza lavoro pur lavorando in una fabbrica che ha un percorso industriale possibile e credibile.

E intanto, a livello nazionale, per le morti sul lavoro quello che si è appena concluso è stato un trimestre drammatico: 189 vittime da gennaio a marzo (+2,2% rispetto al 2021). Con un incremento tragico dei decessi da fine febbraio a fine marzo, pari al 66% (75 morti in più). A riportare i dati è l’Osservatorio sicurezza sul lavoro ‘Vega’ di Mestre. L’Abruzzo è in maglia arancione, come spiega il dettaglio del report:

A finire in zona rossa al termine del primo trimestre del 2022, con un’incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 6 morti ogni milione di lavoratori) sono: Molise, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Toscana e Marche.

In zona arancione: Puglia, Veneto, Abruzzo e Lombardia In Zona Gialla: Sicilia, Calabria, Umbria, Emilia Romagna, Sardegna, Piemonte, Campania e Lazio.

In zona bianca: Friuli Venezia Giulia, Liguria e Basilicata.

La Lombardia, con 27 morti bianche, è la regione con più vittime sul lavoro. Seguono: Toscana (16), Veneto (13), Emilia Romagna e Lazio (11), Puglia e Piemonte (9), Sicilia e Campania (8), Marche e Trentino Alto Adige (5), Piemonte, Calabria e Abruzzo (3), Umbria e Molise (2), Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Liguria (1).

 


Print Friendly and PDF

TAGS