L’Aquila piange Proietti: i ricordi

di Redazione | 02 Novembre 2020 @ 10:26 | CULTURA
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – “Gigi Proietti, ovvero il Dio Kurt, scritto da Alberto Moravia, prodotto dal Teatro Stabile dell’Aquila nel 1969, con la regia di Antonio Calenda. Fu per quel successo di pubblico e critica, fu in quel momento, che il giovane Proietti capì che il teatro sarebbe stata la sua vita”. Così il sindaco Pierluigi Biondi ricorda l’attore  Gigi Proietti. “Non sbagliamo ad affermare che Proietti è nato artisticamente all’Aquila – aggiunge –  accolto in quel Teatro Comunale che ancora custodisce la sua interpretazione magistrale dell’ufficiale delle SS in preda a un furore verbale ossessivo. Uno spettacolo, quello, che vinse diversi premi, tra i quali il prestigioso premio Saint Vincent. E, poi, sempre con il TSA, ricordiamo Proietti ne il Coriolano di Shakespeare e in Operetta di Gombrowitz. Sono convinto che ricordare Proietti all’Aquila, nei primi anni Settanta, sia il modo giusto per piangere un grande del teatro italiano. Ricordare Gigi Proietti, oggi che ci ha lasciati, come un giovane entusiasta e curioso artista che si confrontava con una realtà di provincia colta e creativa, come era L’Aquila di quegli anni, ricca di fermenti culturali e di uomini visionari, credo che sia il sentimento più vero e sincero con il quale la nostra città può tributargli l’affetto e la stima che è presente in ognuno di noi. Un caro abbraccio alla sua famiglia, al Teatro Stabile d’Abruzzo e al teatro tutto che sta attraversando, uno dei periodi più complessi e difficili insieme al suo pubblico e all’Italia intera, a causa dell’emergenza sanitaria”, conclude il primo cittadino. 

“La morte di Gigi Proietti colpisce e addolora. E’ stato un personaggio straordinario, un artista unico nel suo genere per la sua grande capacità di vestire i panni più disparati e di interpretare in maniera inimitabile  qualsiasi tipo di ruolo. In queste ore di grande commozione ricordo con grande affetto il suo legame con l’Abruzzo, molto stretto e intenso. In particolare con il Teatro stabile regionale, di cui è stato anche presidente e che ha rappresentato un passaggio fondamentale per la sua maturità professionale. Il mondo della cultura italiana perde un riferimento imprenscindibile, ma la sua grande eredità, artistica e umana, resterà immortale, così come accade solo per i più grandi.” Guido Liris, assessore regionale.

“Gigi Proietti è andato via. Proprio oggi, il giorno del suo ottantesimo compleanno. Il grande Maestro, non ce l’ha fatta. Ho avuto per lui una ammirazione sconfinata. Orgogliosa di averlo conosciuto e di averlo nominato Pesidente del TSA quando ero assessore regionale alla cultura. Ho riso ai suoi spettacoli come non mai. Un vero mattatore, che passava dalla musica (fa il verso a Louis Armstrong, diverte con Nun me rompe er ca’ ) alle celebri macchiette di Petrolini, per arrivare a Shakespeare. I primi successi dell’attore romano arrivano in una cantina in Prati in cui recita Brecht e poi con lo Stabile dell’Aquila diretto da Antonio Calenda, che lo guida in testi di Gombrowicz e di Moravia. Amava L’Aquila e quando veniva, non rinunciava mai alla sua passeggiata ed a salutare gli amici dei suoi primi passi da attore. Stare con lui, anche solo 10 minuti ti dava la carica per sempre. Lo adoro come milioni di altre donne ed uomini e lo piango, ora che non c’è più”.  Così la deputata dem Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.

“Il maestro Gigi Proietti improvvisamente ci lascia e da oggi la sua encomiabile ironia diventerà un patrimonio della cultura italiana e non solo. Ricordo come, agli inizi degli anni 2000, in qualità di membro del CdA del Teatro Stabile dell’Aquila, ho avuto la fortuna di conoscere la grandezza, la competenza e il talento di Proietti, nella sua qualità di direttore, e da abruzzese sono orgoglioso che anche la mia terra e la Regione Abruzzo abbiano potuto apprezzare e far tesoro delle sue irripetibili qualità artistiche”. Questo il commento del consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo.

“Rimarrai per sempre nei nostri cuori, consegneremo alle nuove generazioni il tuo ricordo continuando a stupirci del tuo senso per la scena, del tuo essere Teatro.” Così il Teatro Stabile d’Abruzzo saluta Luigi, Gigi, Proietti che ha lasciato questa terra nel giorno del suo ottantesimo compleanno, 2 novembre 2020. Attore straordinario e uomo di teatro sapiente e lungimirante ha attraversato la lunga storia del TSA, prima Teatro Stabile dell’Aquila e oggi Teatro Stabile d’Abruzzo, rivestendone cariche istituzionali oltre che artistiche. Debuttò da protagonista nel “Dio Kurt”, nel Teatro Comunale di L’Aquila, il 27 gennaio 1969, diretto da Antonio Calenda che lo aveva portato nel capoluogo abruzzese dal Teatro Centouno di Roma dove era un talentuoso attore esordiente, il testo di Alberto Moravia fece parlare di sé la stampa nazionale e mondiale, attirando lusinghe e condanne, consegnandogli la consacrazione a grande artista. Poi ci fu “Operetta”, di Witold Gombrowicz, che debuttò sempre con la regia di Calenda nel Teatro Comunale di L’Aquila il 17 novembre 1969 che fece scrivere di lui al critico teatrale Arturo Lazzari sulle pagine dell’Unità “dimostra la sua versatilità intelligente, critica, esperta anche nella musica, nel canto, nella danza”. Un artista poliedrico che si conferma nel “Coriolano” fino ad arrivare a “La cena delle beffe” dove con la regia di Carmelo Bene, anche in scena come coprotagonista, debuttò a Firenze nel teatro La Pergola che ospitò il TSA per la prima nazionale. Uno spettacolo memorabile nel quale per quei curiosi casi che il destino combina Gigi Proietti tenne a battesimo il debutto nel teatro pubblico di Carmelo Bene. Regalò a L’Aquila il debutto del suo “A me gli occhi”, nel 1976, replicato in tante stagioni e riportato in città nella Perdonanza che preparava il Giubileo. Nella stagione 1986/87 fu regista protagonista divertente e divertito di una puntata indimenticabile de “I tre moschettieri” regalando a L’Aquila uno dei periodi più incredibili del teatro. Nella stagione 1988/89 debuttò nel Festival di Taormina il “Kean”, spettacolo che lo rivelò grandissimo interprete drammatico. Gli anni ’80 segnano l’arrivo nei ruoli istituzionali: nel 1988 fu nominato Direttore dell’Ente che da Stabile dell’Aquila diventava regionale. Fu una stagione impegnativa per lo Stabile ma la sua sicurezza guidò con ottimismo al risanamento del TSA e alla sua crescita nel territorio con spettacoli agili e rappresentabili ovunque come il trittico del “Progetto Amanti”, “Tristi amori” “Guardami negli occhi” e “Il sistema Ribadier”. Ancora il suo carisma portò alla legge per l’istituzione del Teatro Regionale d’Abruzzo, si dimise prima della scadenza del mandato ma continuò a seguirne le vicende fino all’anno 2000 quando divenne Presidente del nuovo Teatro Stabile d’Abruzzo, Ente Teatrale Regionale. Con la sua regia di “Dramma della gelosia” il TSA riaprì il Teatro Brancaccio di Roma nel 2001, e nello stesso anno onorò la città da lui tanto amata con “Prove per un recital” andato in scena nel Palazzetto dello sport che comunque non riuscì a contenere tutti gli spettatori che avrebbero voluto applaudirlo, poi il debutto di “Falstaff e le allegre comari di Windsor” nel Festival shakespeariano di Verona, con uno straordinario Giorgio Albertazzi, ed è del 2004 l’irresistibile regia di “Non ti conosco più”, allestimento applaudito in tutta Italia. Tanti, tantissimi i ricordi e indelebili gli insegnamenti che ha lasciato a tutti i collaboratori del TSA che oggi, con grande dolore, lo piangono. Così il presidente del TSA Pietrangelo Buttafuoco: “Guai a rinchiudere la storia e l’arte di Gigi Proietti nel pittoresco, in lui c’è lo stigma di Shakespeare, la sua macchina attoriale ha costruito l’avanguardia e ha reso eterna la fatica di Tespi. Il successo di popolo non può essere risolto in un facile consumo pop, piuttosto in un capitolo, quello del senso antico della voce. La sua eredità è il nutrimento del Teatro Stabile d’Abruzzo”.

Print Friendly and PDF

TAGS