L’Aquila, ordine e sicurezza. E una città vera e accessibile a tutti?

di Alessio Ludovici | 07 Giugno 2021, @06:06 | ATTUALITA'
movida
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – “Ho chiesto al prefetto di discutere dei recenti fatti di cronaca che riguardano giovani e giovanissimi nel corso di un Comitato ordine e sicurezza pubblica che si terrà già nella giornata di domani”.  Così il  sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, che annuncia anche la convocazione di un consiglio comunale straordinario. 
Ordine e sicurezza, le politiche giovanili però non possono essere delegate al ministero degli Interni, c’è bisogno di altro. Ben vengano i controlli, ma sono anni che si controlla, né sono servite le telecamere. Il problema evidentemente è anche altro, il sindaco ne è sicuramente cosciente. Serve una riflessione sulla città, sul ruolo e la funzione del centro storico. Evidentemente non sbagliavamo a scrivere (qui e qui) che c’è un problema di percezione della città e del centro storico da parte di molti cittadini e di conseguenza anche dei più giovani. In molti si sono affrettati a liquidare queste riflessioni come provinciali, sintomo della atavica chiusura degli aquilani, ecc ecc ecc, purtroppo gli stereotipi non cambiano la realtà che poi emerge dalle cronache. Il centro cos’è? Per chi è? Cosa stiamo trasmettendo ai ragazzi? Come funziona? E’ una riflessione che va fatta? In centro ci sono le telecamere, ben vengano nei punti più sensibili, ma ci sono centri di integrazione per i giovani a parte i rari esempi di chi, senza alcun aiuto, prova ad aprire e tenere aperti spazi associativi liberi? Perché non se ne può parlare senza essere subito etichettati come provinciali? E magari ad appioppare etichette sono gli stessi che, quando si parla di altre città con i medesimi problemi, ti fanno lo spiegone, ti citano logorroici convegni tenuti tra le colline senesi o chissà dove, usano paroloni, “la gentrificazione dei centri storici”, “la turistificazione”, “il disagio liquido”. Il tema è figo, insomma, ma solo per darsi un tono e far carriera accademica, di certo non per affrontarlo.

Ben vengano i controlli allora, ma attenzione a criminalizzare chi magari semplicemente non si può permettere certi aperitivi e va in baretto più modesto, ad ingigantire ogni esuberanza giovanile come se fossimo nel South Bronx, a vivere con fastidio la presenza dei giovanissimi nel centro dei tavolini, della cultura, del turismo ecc.. e senza chiedersi quali politiche giovanili ci sono in campo in centro e nel resto della città.

Print Friendly and PDF

TAGS