L’Aquila: nove mesi per una risonanza magnetica alla prostata

La prevenzione imbalsamata nelle sabbie mobili delle liste d'attesa. Pazienti oncologici e pensionati, 300 euro per un esame privato. Fp Cgil: "Fare uno sforzo per rafforzare il sistema delle attività territoriali di prevenzione e di screening"

di Marianna Gianforte | 24 Maggio 2022 @ 06:00 | ATTUALITA'
ospedale san salvatore
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L’AQUILA. Appuntamento per una risonanza magnetica multiparametrica della prostata notevolmente ingrossata, adenomatosa, al 21 febbraio 2023. Alla faccia dell’urgenza, essendo un esame necessario per indagare, all’interno della ghiandola della prostata, la presenza di un nodulo che potrebbe essere maligno. E’ quanto capitato a un paziente di 75 anni, pensionato originario di Tornimparte, che si è visto così fissare tra nove mesi un appuntamento per una risonanza per lui delicata e fondamentale essendo un paziente oncologico, operato recentemente a un cancro al colon. Circostanza ben nota al sistema sanitario locale perchè i dati e la storia clinica di tutti i pazienti, in special modo quelli più gravi, è inserita e tracciata nei sistemi informatici, a disposizione di click – e dunque occorrerebbe una maggiore solerzia.

E’ l’ennesimo caso di liste d’attesa assurde a cui decine di pazienti della Asl 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila sono sempre più costretti. A fare le spese di una situazione dovuta, come spiegano i sindacati, alla carenza di personale e alla mancanza di una programmazione, sono i più fragili, gli anziani e i malati. Liste d’attesa sicuramente aggravate dal lungo stop degli screening nei due anni di emergenza sanitaria e che adesso stanno ripartendo con grande difficoltà. Al paziente di Tornimparte, come a molti altri, non resta che togliere alla sua pensione 300 euro per pagare una struttura privata e ottenere la risonanza magnetica richiesta prima che il ‘piccolo nodulo’ diventi un ‘grande cancro’.

Una situazione “ereditata dal passato – spiega il segretario della Funzione pubblica della Cgil della provincia dell’Aquila Anthony Pasqualone – con liste d’attesa drammatiche nel pre-pandemia, in particolare su alcune prestazioni di diagnosi, poi la pandemia e la carena di personale hanno aggravato un contesto già precario. Le attività e le risorse sono state infatti dedicate tutte all’emergenza sanitaria, con il blocco delle prestazioni non urgenti e indifferibili, eccetto, dunque, i malati oncologici, e i pazienti nel percorso materno infantile assistito e l’emergenza e urgenza almeno sula carta. Una priorità che non sempre si è riuscito a rispettare data la drammaticità – continua Pasqualone -. Bisogna anche ricordare che durante l’emergenza sanitaria i pazienti hanno interrotto lo screening per timore di accedere negli ospedali, una richiesta che ora sta esplodendo e a rimetterci sono i pazienti, spesso i più fragili, i più gravi. Bisogna fare uno sforzo non soltanto per recuperare gli anni persi nella diagnosi e cura, ma va rafforzato anche il sistema delle attività territoriali di prevenzione e di screening. Siamo ancora in attesa di conoscere la programmazione della Regione Abruzzo sulle linee guida, che dovrebbero indicare le modalità e i tempi di recupero per le liste d’attesa. La programmazione deve farla la Regione e le Asl rispondono a quelle linee guida”.

Intanto però i pazienti devono aspettare, accettare di vedersi fissare un appuntamento per un esame diagnostico che può salvare la vita perché è quel tassello necessario per la prevenzione. Oppure rivolgersi al privato, pagando centinaia di euro. “Una soluzione potrebbe essere allungare gli orari delle prestazioni, prevedendo esami la mattina presto o la sera, ma questo – spiega Pasqualone – significherebbe sottoporre a un stress lavoratori e lavoratrici che non si sono mai risparmiati”.

Oppure cercare quei presìdi ospedalieri privati che eseguono le prestazioni in convenzione con il sistema sanitario: all’Aquila, a Sulmona, a Celano.  


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