Il 6 marzo ricorrono i 550 anni dalla nascita di Michelangelo. A L’Aquila la facciata della Basilica di San Bernardino si ispira al progetto michelangiolesco, mai realizzato, per San Lorenzo a Firenze
Il 6 marzo 2025 segna il 550° anniversario della nascita di Michelangelo Buonarroti, uno dei più grandi geni del Rinascimento. Nato nel 1475 a Caprese (Arezzo), Michelangelo fu scultore, pittore, architetto e poeta, il cui genio lasciò un’impronta indelebile nella storia dell’arte. Le sue opere, dalla celebre Pietà alla monumentale Cappella Sistina, passando per il David e il Giudizio Universale, continuano a stupire per la loro potenza espressiva e perfezione tecnica. A L’Aquila la maestosa facciata della Basilica di San Bernardino da Siena si ispirerebbe, a parere di alcuni storici dell’arte, al progetto michelangiolesco, mai realizzato, per la chiesa di San Lorenzo a Firenze.
San Lorenzo a Firenze, il progetto mai realizzato
La Basilica di San Lorenzo a Firenze è una delle chiese più importanti della città, ma c’è un “piccolo” dettaglio che salta subito all’occhio: la sua facciata non esiste! O meglio, esiste, ma solo nei sogni di Michelangelo. Nel 1516, Papa Leone X, figlio di Lorenzo il Magnifico, decide che è giunta l’ora di dare una facciata nuova alla basilica di famiglia e commissiona a Michelangelo Buonarroti, il genio dal carattere spigoloso e dal talento titanico, la realizzazione del monumentale prospetto. Lui, con il suo solito entusiasmo da artista perfezionista, si mette all’opera, sceglie i marmi più belli ed elabora diversi progetti; il più significativo è rappresentato dal modello ligneo realizzato intorno al 1518, attualmente conservato presso la Casa Buonarroti. Un modello dalle ragguardevoli dimensioni – è impressionante starci accanto – di 216 x 283 x 50 cm, che offre una visione dettagliata del suo intento progettuale.
Tra marmi pregiati, colonne e statue che sembrano prendere vita doveva essere una vera meraviglia! Nonostante l’avvio dei lavori, i costi lievitano, i ritardi si accumulano e le ambizioni di Leone X lo impegnano in altre commissioni (sempre per San Lorenzo, la Sagrestia Nuova e la Libreria Medicea); così il 10 marzo 1520, Michelangelo stesso registra la rescissione del contratto e abbandona il progetto della facciata, la cui mancata realizzazione venne giudicata dall’artista una vera “rovina”, un “vituperio grandissimo”. La facciata rimase grezza, nuda e cruda come la vediamo oggi, come una tela non dipinta ed è proprio questa sua incompletezza a renderla unica. Il modello ligneo rimane testimonianza preziosa dell’ambizioso progetto mai realizzato, che però ebbe la sua fortuna altrove.
San Bernardino a L’Aquila, il progetto che invece fu realizzato
Toscana e Abruzzo, Firenze e L’Aquila. A sottolineare questo sentito legame, già Buccio di Ranallo scriveva anzitempo: “et l’Aquila sobrana / Che è la melliore terra che sia fino in Toscana“. E qui entra in scena il nostro personaggio: Nicola Filotesio. Vi dice qualcosa? Non molto. In effetti è più noto come Cola dell’Amatrice, un artista tuttofare come spesso accadeva nel Rinascimento italiano. Pittore, architetto e scultore, ha lasciato il segno soprattutto nelle Marche e in Abruzzo. Amava affrescare chiese e progettare edifici con grande maestria. Insomma, un vero genio del pennello e del compasso. Già operante ad Ascoli Piceno, nel 1525 Cola venne incaricato della costruzione della facciata di San Bernardino, un monumento di dimensioni eccezionali per la città e per la regione, che conobbe una profusione di ricche suppellettili e pregiati interventi scultori e pittorici.
La basilica era stata iniziata nel 1454 per caparbio interessamento di San Giovanni da Capestrano e lo stesso pontefice Niccolò V era stato coinvolto con la bolla del 1441, con cui dava ufficialmente l’incarico di soprastante alla fabbrica a San Giacomo della Marca. Interrotta per tre anni, nel 1461, per il terremoto che fece crollare in alcune parti la costruzione, la Fabbrica fu ripresa nel 1464 e condotta sostanzialmente a termine nel 1472, quando il corpo del santo fu traslato a dalla chiesa di San Francesco. Ora si trattava di dare una degna facciata a tutto il complesso, ma la situazione, anche in questo caso, stava andando per le lunghe: dal 1465 al 1468 il primo tentativo, inconsueto perché con portico antistante; poi il secondo progetto, portato avanti da Silvestro dell’Aquila, che rimase ugualmente incompiuto, nonostante papa Giulio II intervenisse ufficialmente nel 1506. Finché nel 1525 si passa all’atto risolutivo con la posa della prima pietra della facciata a tre ordini con Cola dell’Amatrice, il cui primo ordine si compiva nel 1527, il secondo nel 1540 e il terzo nel 1542. A questa data dovettero concludersi i lavori, anche se non è certo se Cola abbia curato interamente la costruzione degli ultimi due ordini.
Da dove venne il progetto della facciata?
Chi ha avuto l’idea della facciata? Qui le teorie si sprecano. C’è chi dice che Nicola, per sottolineare il legame tra San Bernardino e la Toscana, abbia preso ispirazione dal progetto che Michelangelo aveva realizzato per la facciata di San Lorenzo a Firenze. L’idea? Creare una spettacolare “quinta teatrale” per mascherare il corpo della chiesa. Ma attenzione, alcuni storici sostengono che il progetto sia arrivato direttamente dalle mani di Michelangelo, rattristato perché il suo piano per Firenze non era mai stato realizzato. E non è finita qui! La facciata aquilana somiglia parecchio ad anonimi disegni degli Uffizi, che molti ritengono una copia del progetto di Michelangelo. Altri, più scettici, pensano che Nicola lo abbia semplicemente visto di sfuggita durante un viaggio a Roma nel 1525. E se invece ci fosse lo zampino dell’architetto Giovanni Battista Branconio, amico di Raffaello? Che avrebbe dato qualche dritta basandosi sugli schizzi dell’Urbinate. E chi non vuole tirare in ballo Michelangelo? Secondo loro, la somiglianza con i progetti di Giuliano da Sangallo è lampante.
Una cosa, però, è certa: l’influenza rinascimentale si vede eccome a San Bernardino. La facciata si sviluppa bramantescamente su tre ordini architettonici sovrapposti (dorico, ionico e corinzio), con una struttura imponente, quasi quadrata, di 30 metri di larghezza per 28 di altezza. Insomma, una vera opera d’arte… qualunque sia la sua origine. Orlando Antonini, nella sua pregevolissima opera Architettura religiosa aquilana, arriva persino ad ipotizzare il contrario: “se non fosse temerario, anzi, si potrebbe persino immaginare che il Titano stesso [Michelangelo] e Sangallo, nel muoversi in quella laboriosa ricerca di una facciata chiesastica che risultasse coerente ed appagante in chiave rinascimentale, siano approdati spontaneamente, con indipendente e diverso cammino, alla quadrata, romana facciata abruzzese“.
Non ci sono prove schiaccianti – è vero – che Michelangelo abbia messo lo zampino nella facciata di San Bernardino, ma il dubbio resta. E poi, diciamocelo, che sia opera di Cola dell’Amatrice o no (qualcuno ha persino messo in discussione la paternità dell’Amatriciano!), la facciata è una vera celebrazione dell’architettura rinascimentale. Linee classiche, richiami ai progetti per San Lorenzo e alle opere di Giuliano da Sangallo, un mix di eleganza e armonia perfettamente riuscito. I Procuratori della Fabbrica della basilica, però, non volevano snaturare lo stile locale. E così imposero una formula ben precisa: tre portali, tre rosoni, tre bande verticali, tre ordini sovrapposti e un gran cornicione a dominare il tutto. Il risultato? Un capolavoro.
San Bernardino è senza dubbio una delle meraviglie dell’Abruzzo e dell’intera Italia! Peccato che sia rimasto un gioiello un po’ nascosto, poco valorizzato fuori dai confini regionali. Colpa del periodo storico? Probabile. A metà Cinquecento la città e l’Italia intera stavano attraversando un declino politico ed economico e forse questo splendore architettonico non ha ricevuto l’attenzione che meritava.
Un’ultima curiosità. Il terremoto che il 2 febbraio 1703 colpì l’Aquila durante le celebrazioni della Candelora, provocò crolli estesi in tutta la città: numerose le chiese crollate, tra cui quella di San Bernardino, ma la facciata michelangiolesca fu, per nostra fortuna, risparmiata. E oggi possiamo ammirarla in tutto il suo splendore, e riconoscerla per ciò che è: un capolavoro che rende l’Aquila sobrana.










