lollidi Emanuela Medoro – Ecco un arguto ritratto dell’aquilano, offerto ai presenti durante l’incontro con Giovanni Lolli e Stefania Pezzopane, tenuto al ridotto del teatro comunale, il 13 febbraio 2013.

Giovanni Lolli: Sto sciando sul Gran Sasso, qualcuno mi ferma e chiede: “Onorevole, abbiamo questa bella montagna, è una ricchezza, che cosa possiamo fare per valorizzarla?” Passa un romano che sta sciando, e lo stesso esclama: “Ma sti romani, perché non si stanno a casa sé?” Segue una bella risata, di quelle che fanno bene alla salute. L’episodio in due battute dipinge un aspetto particolare dell’aquilano: una forte tendenza all’individualismo negativo, la tendenza a dir male di tutto e di tutti, sentendosi più intelligente e più furbo degli altri. Potrei riportare tanti esempi di questa tendenza, per esempio da materiali pubblicati su facebook, dove circola una critica negativa devastante, che non ha altro sbocco coerente che il non voto. Esempio di somma intelligenza o di somma stupidità, a seconda del punto di vista. Il mio è il secondo. Manca insomma secondo me fra gli aquilani un collante positivo che possa essere di sostegno ed ispirazione alla classe politica che ci rappresenta nelle sedi istituzionali.

Rileggendo la prima delle mie divagazione preelettorali, ritrovo un paragrafo in cui si tratta di un candidato che chiede il voto perché ha organizzato le partite di calcio, allora coprii il suo nome con una spessa coltre di pietà e gli augurai, non senza una qualche vena di ironia, strepitosi successi elettorali alla Cetto La Qualunque. Ho appreso durante l’incontro che questo emulo, o fonte di ispirazione, del personaggio cinematografico sopra citato, dotato di un linguaggio di una volgarità per me insopportabile, è già stato senatore e prova ad essere rieletto. Dunque ha organizzato le partite di calcio nella sua funzione di membro del senato. Ma era compito suo? Il suo compito non era quello di partecipare al processo di formazione delle leggi, e comunicarlo ai suoi elettori?

Purtroppo il problema non è un Cetto La Qualunque qualsiasi, lui esiste perché la gente lo vota. Il popolo è sempre sovrano, non chi lo rappresenta per un mandato parlamentare. Se quel tizio sta al senato e si presenta di nuovo è perché qualcuno ce lo ha mandato, e ce lo può rimandare, sentendosi rappresentato in quella sede da un individuo che infiora il suo eloquio di una parola sconcia ogni tre. Di questi elettori ce ne sono tanti, dove meno ce lo aspettiamo, anche fra persone capaci di esprimersi un po’ meglio di lui. Di voti questo senatore, amante del pallone e di chi lo prende a calci, ne avrà tanti. Li prenderà non solo dagli appassionati di partite di calcio, quelli che confondono la rappresentanza parlamentare con il tifo per la squadra del cuore, ma anche da tante persone che votano il rassicurante simbolo del suo partito, simbolo che suggerisce ricchezza stellare, benessere, donne bellissime e disponibili e tanta felicità televisiva. Questo perché non è stata fatta una riforma della legge elettorale che consenta all’ elettore di esprimere, sulla scheda, la preferenza personale per il proprio candidato.

Ho visto qualche facsimile della scheda elettorale, i simboli con i soli nomi dei capolista. Mi sembra vuota, privata degli aspetti umani necessari per votare con convinzione. Come si fa a far capire ai tanti affascinati dal danaro, dalla ricchezza, dal sodo (di pochi fortunati, non della classe media) che persone nate e cresciute a L’Aquila, che hanno personalmente vissuto la tragedia del terremoto, sono importanti, contano più di un simbolo pieno di promesse non mantenute, scandali e volgarità da bordello? Francamente è difficile, quasi impossibile. L’Aquila è una città fredda e rocciosa con un elettorato amante delle proprie opinioni, incline all’ individualismo negativo, costruttivo soprattutto nel proprio particolare, critico sempre.

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