L’Aquila, la voce della pittrice Paola Falasca

di Enrico M. Rosati | 17 Luglio 2022 @ 06:07 | RACCONTANDO
Falasca
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L’AQUILA  –  “Il Serpente e la Mela. Donne streghe guerriere e sante” è il nome della mostra di Paola Falasca, esposta al palazzetto dei Nobili dal 25 giugno al 3 luglio. Un percorso di circa trenta opere che ha condotto i visitatori all’interno del variegato universo femminile facendo riflettere sull’importanza che le donne hanno rivestito nella nostra storia e nella nostra mitologia. Significativo l’utilizzo dei colori e la scelta di realizzare i volti il cui sguardo spesso intercetta quello di chi guarda l’opera.

Paola Falasca, a quanti anni si è avvicinata all’arte e cosa l’ha spinta a intraprendere questa carriera? 

Disegno da sempre, credo. Non ricordo un periodo della mia vita in cui non ci siano stati matita e colori. Ma questi hanno sempre fatto da “sfondo” ad altro, mi hanno accompagnata per tanti anni, ma non trainata. Infatti ho fatto scelte diverse nella mia vita, mi sono laureata in lingue, ho anche insegnato per un brevissimo momento. Poi la pittura è emersa prepotentemente e da circa trent’anni la pratico con assiduità. Sono autodidatta, fondamentalmente dipingo ad acquerello e pastello. La tecnica delle penne colorate, usata per questa mostra è nata spontaneamente, quasi oziosamente, oserei dire.

Ci sono degli artisti che l’hanno ispirata a diventare una pittrice?

Amo l’arte in genere, nella sua complessità, ma sono particolarmente affascinata dall’Art Nouveau, amo molto Vermeer, Cézanne e Modigliani… Ma non ho un pittore preferito in assoluto… Non so trovare un nesso in tutto questo.

Come nasce l’idea di realizzare la mostra “Il Serpente e la Mela, Donne streghe guerriere e sante”?

L’idea di questa mostra è nata molto casualmente, così come quasi per caso mi sono ritrovata ad eseguire questi volti femminili, forse dietro una spinta emotiva forte dovuta a vicende familiari particolarmente dolorose e profonde avvenute recentemente. Credo di aver sentito il bisogno di scandagliare il mio mondo interiore, proprio quando perdevo le “radici” femminili della mia famiglia… Non so come dire… Di recente ho avuto dei lutti molto gravi, ho perso mia sorella qualche anno fa, poi nel 2020 mia madre… Forse ho sentito il bisogno di riagguantare il femminile della mia famiglia. E poi ho voluto fare un omaggio a noi donne, alla bellezza, all’intelligenza, al coraggio, all’autodeterminazione femminile.

Con quali criteri ha scelto le donne rappresentate in essa? 

Ho scelto una chiave gioiosa e ironica. Credo che le donne che ho rappresentato abbiano tutte in comune un grande senso dell’ironia e dell’autoironia, soprattutto, molto spiccato. Secondo me l’ironia è il viatico dell’intelligenza femminile, è un arma e un rifugio. Ho preteso di essere ironica anche nel titolo e nel sottotitolo, facendo riferimento all’episodio biblico delle origini e ho trasformato mela e serpente in simboli di rivincita, in qualche modo. Le donne che ho rappresentato non sono tutte reali, ci sono anche eroine del mondo classico e della letteratura. Ovviamente è un panorama molto esiguo e incompleto. Alcuni visitatori della mostra mi hanno rimproverato delle assenze clamorose, ma è ovvio che le assenze sono innumerevoli, ho attinto dalle mie esigue coniscenze e ho scelto molto d’istinto, seguendo la mia sensibilità. Conto, comunque, di arricchire in futuro il “campionario” perché ho intenzione di continuare questo “gioco” molto stimolante per me.

Quali messaggi è possibile leggere nella mostra? 

Non so onestamente quale messaggio si possa intercettare in questa esposizione. Francamente io penso che un artista non debba porsi il fine di trasmettere un messaggio, per me l’arte è fondamentalmente piacere e stupore, prima di tutto per chi la pratica e poi per chi la fruisce. Ognuno legge con i propri occhi e con la propria sensibilità. Se un messaggio c’è vorrei che fosse un’esortazione alla leggerezza, a quella leggerezza figlia dell’intelligenza e dell’ironia, che proviene sempre dal dolore e dalla prova, e di questo noi donne siamo maestre.

 


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