L’Aquila, il Pd riparte: assemblee permanenti e rinnovamento interno

Di Giovambattista riconfermata a capo della segreteria del partito: "Comincia una fase nuova, sarà un partito 'open'"

di Marianna Gianforte | 28 Luglio 2022 @ 17:00 | POLITICA
rinnovamento
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L’AQUILA – Il Partito democratico dell’Aquila riparte da dove si era fermato. Almeno per ora il cambiamento vero è rimandato. Se ne riparlerà nelle prossime settimane, quando sarà avviato e diventerà concreto il “rinnovamento interno” del partito, con volti e nomi nuovi che dovranno spingere i partito verso una “fase nuova”. Emanuela Di Giovambattista guiderà per il secondo mandato, dopo le sue dimissioni post elezioni, il Pd aquilano uscito duramente sconfitto dal voto amministrativo di giugno e soprattutto impoverito “dal punto di vista dei sostegni politici e delle risorse umane, risultato della scissione di Articolo 1 e del Passo possibile”.

Un’analisi a tutto tondo quella che la segretaria ha illustrato questa mattina nel corso di una conferenza stampa che ha preceduto di poco l’assemblea pomeridiana che l’ha riconfermata, da unica candidata e senza passare attraverso il voto, comunque previsto da Statuto, a capo del partito aquilano. Cambiamento rimandato perché è da questo momento che inizierà un processo articolato per rivoluzionare gli organismi dirigenziali, segreteria compresa, che porterà all’interno del parito nomi e idee nuovi, un rinnovamento – ci ha tenuto a precisare Di Giovambattista – “non necessariamente di tipo anagrafico”. Al suo fianco questa stamattina, nelle sede di via Paganica, anche il consigliere comunale Stefano Palumbo, il capogruppo del Pd in Consiglio comunale Stefano Albano, il segretario del circolo territoriale di Sassa e vicepresidente regionale Quirino Crosta, il segretario del Pd di Arischia Giorgio Loru e il segretario provinciale dei giovani democratici (Gd) Paolo Antonelli. Non c’era il commissario del Pd aquilano Francesco Piacente, che invece, da commissario del partito, in serata ha aperto l’assemblea con la sua relazione.

Alla base di questo processo, che avrà un suo fondamentale momento nell’apertura all’esterno, alle persone, ai territori, c’è un documento elaborato nelle settimane scorse e poi presentato all’assemblea pomeridiana prima: s’intitola ‘‘Open’ ed è “frutto di lavoro e di riflessioni fatte non solo all’interno del partito, ma anche con gli iscritti del territorio”, ha spiegato Di Giovambattista. “Un documento pervaso da un profondo senso di collettività” e aperto da una celebre frase di Berlinguer: si va avanti insieme e non procedendo da soli. Un partito che deve “riconnettersi con la città, deve trovare le ragioni di una ripartenza”, ma non si può farlo senza analizzare i motivi di una sconfitta, comprendere quali sono stati gli errori politici per non ripeterli più, “a partire dalla pesante sconfitta delle amministrative del 12 giugno – ha sottolineato Di Giovambattista -: una debacle storica e dolorosissima, della quale il gruppo dirigente nella sua interezza deve chiedere scusa al popolo progressista che guardava al Pd per un reale cambiamento. Io l’ho fatto e mi sono dimessa”.

E’ chiaro però, ha sottolineato Di Giovambattista, che le sconfitte hanno sempre ragioni non univoche, “ma due sono gli elementi principali denotatori della sconfitta”. Per la riconfermata segretaria del Pd aquilano, innanzitutto è stata adottata all’interno del tavolo del centrosinistra “una linea politica sbagliata”, per la quale “si sono affermate due posizioni, una linea unitaria che noi, in particolare la mia segreteria, avevamo fortemente appoggiato, e cioè il mantenimento dell’ampiezza della coalizione come elemento di forza elettorale, guardando alla scelta del candidato sindaco come punto di arrivo e non di partenza della discussione, preferendo profili in grado di mantenere questo aspetto unitario; e dall’altro una linea che, invece, ha scelto la via del ‘marciare divisi per colpire uniti’, basata sulla convinzione che le forze civiche e progressiste divise in due coalizioni capitanate dai due esponenti più rappresentativi (Pezzopane e Di Benedetto) avrebbe consentito una maggiore mobilitazione elettorale. Il dibattito nel tavolo di centrosinistra ha sposato questa seconda linea politica – ha ribadito Di Giovambattista – soprattutto alla luce di una indisponibilità di un pezzo della coalizione a sondare profili civici ulteriori per la candidatura a sindaco, che avrebbero potuto garantire forse l’unità delle forze e a causa di una rigidità a trovare soluzioni e metodi alternativi che poi consentissero l’unità. Alla luce dei risultati elettorali la linea della divisione si è rivelata un grave errore”.

La divisione non sarà più una parola ammessa nel nuovo Partito democratico; parole chiavi saranno: condivisione, apertura all’esterno, rinnovamento (non necessariamente anagrafico ma di sostanza e di figure). Inizia una nuova fase per il partito, dunque, che porterà entro settembre e prima della data del voto delle politiche, il 25 settembre, a rinnovare gli organismi del partito, con una nuova segreteria e a un nuovo esecutivo: persone nuove, anche contributi esterni al partito, i non iscritti.

Cambio di passo anche nella comunicazione, “per raccontare con puntualità all’esterno tutte le iniziative del ‘nuovo Pd’. Iniziative che avranno un punto cruciale: l’istituzione di assemblee itineranti e permanenti sul territorio, tra le persone, nelle frazioni”.

Di qui, l’appello della segretaria “a quanti vorranno dare il loro contributo”.

C’è poi un altra questione su cui il partito si dovrà confrontare: l’esposto che un esponente del Partito democratico aquilano ed ex segretario del Pci dell’Aquila, Edoardo Caroccia, ha inviato agli organismi competenti (regionali), una lettera dura e accorata nella quale espone “situazioni di illegalità” che hanno riguardato il partito negli ultimi anni. In particolare, Caroccia fa riferimento alla “mancata redazione e tenuta annuale dell’anagrafe degli iscritti, mancata costituzione dell’ufficio per le adesioni, mancata certificazione della veridicità degli iscritti da parte della commissione provinciale o regionale di garanzia, dal 2012 non viene approvato il bilancio dell’Unione comunale tranne il 2020”. Di Giovambattista ha definito questa mattina l’esposto “infondato” e si è detta “dispiaciuta da un punto di vista politico”, e che ripone “fiducia in quello nel lavoro della federazione provinciale, che ha sempre compiuto tutto il lavoro in assoluta chiarezza e trasparenza”. 

In serata, dunque, la riconferma della segrataria Di Giovambattista: “E’ stata un’assemblea molto partecipata, bella, c’è un clima positivo e di ripatenza. Ho esposto la mia relazione e il mio documento, che è stato condiviso da tutti gli interventi”. 


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