L’AQUILA – Soddisfazione, ma senza rivendicazioni di bandiera. È questa la linea emersa dalla conferenza stampa del centrosinistra aquilano, riunito oggi a Palazzo Margherita per analizzare l’esito del referendum che ha visto prevalere il “No” anche nel capoluogo abruzzese. Un risultato accolto con favore, ma letto con cautela: “È una vittoria che ha molte origini e che non può essere intestata a nessuno”, è il concetto ribadito più volte dagli esponenti intervenuti. Per il Pd c’erano i segretari provinciali e comunale, Stefano Albano e Nello Avellani, e la consigliera comunale Stefania Pezzopane. Con lo Paolo Romano del gruppo L’Aquila Nuova, Lorenzo Rotellini e Giacomo Pio per Avs, Simona Giannangeli ed Emanuele Amadio per L’Aquila Coraggiosa.
Accanto alla prudenza, tuttavia, emerge una chiave politica precisa: il voto viene interpretato come un segnale di difficoltà per il centrodestra, tanto a livello nazionale quanto locale. “La sconfitta del Sì è senza dubbio una sconfitta del centrodestra e di Fratelli d’Italia”, è stato sottolineato, ricordando come la riforma fosse stata proposta come uno dei punti qualificanti dell’azione di governo.
Nel capoluogo, il dato assume un significato ulteriore. Il “No” si è imposto con un margine significativo (52% contro 48%) e, secondo il centrosinistra, evidenzia un calo di consenso per l’attuale maggioranza cittadina. Il confronto con le ultime elezioni regionali viene indicato come elemento chiave: il centrodestra passa da circa 19 mila voti a poco più di 17 mila, segnale di un arretramento che – viene rilevato – riguarda in particolare le aree urbane e le periferie.
Proprio nei quartieri più popolari viene indicato come uno degli aspetti più rilevanti. In diverse zone tradizionalmente favorevoli al centrodestra, spiegano i rappresentanti del centrosinistra, si registrerebbe una riduzione del consenso, mentre in altre realtà il “No” avrebbe ottenuto affermazioni nette. “Un messaggio chiaro” anche per l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Pierluigi Biondi.
Non sono mancati passaggi polemici. Il centrosinistra contesta in particolare alcune dichiarazioni del primo cittadino successive al voto, ritenute irrispettose nei confronti degli elettori: “Non si può dire che i cittadini non hanno capito o che sono stati manipolati”, è stato affermato, parlando di una reazione “nervosa” da parte di chi avrebbe “messo la faccia in prima persona” nella campagna referendaria.
Il risultato nelle periferie, intanto, scalda anche il centrodestra. A livello nazionale è stato il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, a parlare di un segnale politico da non sottovalutare. Un’analisi che, all’Aquila, assume un peso particolare dopo quasi nove anni di governo cittadino a trazione centrodestra.
Accanto alla lettura politica, il centrosinistra ha voluto sottolineare anche la partecipazione civica, con un riferimento esplicito al coinvolgimento delle nuove generazioni. “C’è una fascia di giovani tra i 18 e i 28 anni che ha mostrato una forte coscienza politica”. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire un’alternativa all’attuale amministrazione comunale, partendo però da un presupposto ribadito più volte: il risultato del referendum, pur significativo, “resta un voto libero” e che nessuno si può intestare con troppa facilità.
Una vittoria, dunque, che il centrosinistra rivendica solo in parte. Più che un punto di arrivo, viene considerata un punto di partenza.








