L’Aquila: I segni dello sfascio

di Ghino di Tacco

di Redazione | 14 Marzo 2021 @ 06:00 | GHINO DI TACCO
l'aquila
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Di ritorno da un lungo viaggio mi son ritrovato nella città natale e come per incanto mi son tornate in mente immagini e storie di un passato che mi ha fatto stringere il cuore. La città accogliente, brontolona, ma non noiosa, pare esser stata completamente sopraffatta dalla rumorosa, caotica inconcludente e ferma nei silenzi imposti dalla pandemia. Le rotaie di una metropolitana di superficie sono quasi diventate una significativa opera dell’incapacità a dare un volto contemporaneo ad una città che, nella storia, si è fatta notare all’attenzione del mondo. Oggi tutto è fermo, solo le chiacchiere fastidiose e rumorose di una classe politica evanescente, a prescindere dalla colorazione politica che governa.

Tempesta l’aveva fatta progettare, Cialente la doveva smantellare e Biondi sta ancora pensando cosa ne deve fare.

Così, oggi, quest’idea di città giace esanime a testimoniare l’incapacità di andare oltre. I cittadini che vivono tale realtà sono passati, nel frattempo, da un terremoto distruttivo ad una pandemia globale ed il tutto sembra coerente con l’immobilismo che ormai è diventato cronico.

Sarebbe il caso di dire che i famosi palazzi e cortili che odoravano di pecore e che sono state il simbolo di una ricchezza incredibile, cedono il passo ad uno spettacolo indecente e indecoroso.

Intanto è cessata pure la ricorrenza di Sant’Agnese, data l’impossibilità di arrangiare congreghe da riunire intorno a tavole imbandite dove sparlare degli altri: l’arte sublime ed identificativa dell’aquilanità. La maldicenza che la faceva da padrona si è talmente affievolita tanto da aver fatto perdere una delle principali connotazioni cittadine. E’ come se tale tendenza si fosse rassegnata alla inconcludenza del ‘fare’ comunque qualcosa per dare segni di vita. Oggi rotaie che squartano strade rendendole simili a percorsi di guerra sono le evidenze caratterizzanti. Qualcuno potrebbe liquidare ogni discorso dicendo “si stava meglio quando si stava peggio”. Ma è possibile che si sia caduti così in basso? Il prossimo anno ci saranno le elezioni per il rinnovo del Consiglio comunale e così stando le cose dire che “il peggio deve ancora arrivare“ non è del tutto improprio, perché niente di nuovo bolle in pentola e la Città seguita il suo percorso nel decadimento. Ma è possibile che nessuno avverta l’esigenza di porre fine a tale andazzo?  Personalmente ritengo che se ad un pastore qualsiasi venga la voglia di dire che la metropolitana va immediatamente smantellata, con ogni probabilità farebbe cappotto di consensi. La strada era stata aperta anche per una composizione bonaria con l’impresa, affidataria dei lavori, ma poi, data l’ardua decisione di compensare l’impresa per i lavori effettuati, tale decisione è stata abbandonata. E allora oggi, si parla solo di progetti che si annunciano e che poi rimangono nel cassetto dei sogni. 


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