L’Aquila, famiglia di cinghiali in vacanza a Pettino

di Alessio Ludovici | 15 Agosto 2022 @ 07:29 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Avvistamenti fugaci, nemmeno troppo, sono proseguiti lungo tutta la giornata di ieri e quindi in nottata. Siamo in via Antica Arischia a Pettino e una famiglia di cinghiali sembra particolarmente interessata alla zona. Le foto colgono gli ungulati attraversare la strada in piena notte. Arrivano probabilmente dai boschi di Pettino dove è più facile vederli e o vederne le tracce, più rari gli avvistamenti tra in condomini di Pettino. In città gli avvistamenti del “famigerato” ungulato si susseguono da anni, su statali, nella immediata periferia, alla Rivera o nelle zone perturbane della città, su strade, anche statali. Diversi i sinistri, una vittima in città diversi anni fa.

I numeri

E la preoccupazione principale, insieme alle incursioni nelle aree coltivate, va subito al rischio di incidenti: nel triennio 2019-2021 sono stati 72 i sinistri in provincia dell’Aquila, con il record di 26 del 2021: numeri in crescita rispetto al precedente triennio. Nel territorio provinciale, secondo le stime della Regione Abruzzo, sono circa 18mila i cinghiali. Per quanto riguarda le incursioni: le invasioni in orti e aziende sono stati 451 sempre nel triennio 2019-2021, di cui 22 nel comune dell’Aquila. In totale i risarcimenti da parte della Regione Abruzzo ammontano a oltre un milione di euro, in particolare 1,2 milioni per le invasioni nelle attività, e 133mila per i sinistri i cui procedimenti giudiziari però durano anni.

Il fenomeno

Il sovrannumero di cinghiali è un fenomeno nazionale. Reintrodotti dall’estero nei decenni passati per essere cacciati, i cinghiali hanno trovato le condizioni ideali per riprodursi nonostante la crescita della popolazione dei cinghiali avrebbe, in condizioni normali, dei limiti fisiologici: il numero dei loro individui è proporzionale al territorio di cui dispongono ma abbondanza di cibo, mancanza di predatori, l’abbandono delle terre coltivati hanno favorito la diffusione di un animale estremamente resiliente e con una strategia di sopravvivenza molto semplice basata sulla quantità della prole. A spingerli in città, spiega la letteratura scientifica, ci sono diversi elementi: la ricerca di acqua, l’abbondanza di cibo e e rifiuti, la mancanza di cibo nel bosco, soprattutto in quelli a ceduo, dei cui frutti il cinghiale è ghiotto.

Il problema ambientale

Il sovrannumero di cinghiali non è un problema solo per l’uomo ma anche per la natura. Il cinghiale è un onnivoro e la sua eccessiva presenza può compromettere fortemente gli habitat di latifoglie, impedendo la crescita delle giovani piante. E’ il lupo, ad oggi, il principale regolatore della popolazione di cinghiali che, soprattutto sulla neve in inverno, vanno in grande difficoltà. “Più giorni di neve al suolo ci sono e meno cinghiali ci saranno” ci spiegava tempo Federico Striglioni, zoologo del Parco Gran Sasso Monti della Laga. Il lupo è un killer efficace, molto di più al momento delle pratica errate di controllo del fenomeno da parte dell’uomo: l’eccessivo ricorso alla caccia in braccata fino alle caccia degli esemplari adulti non fanno che stimolare la risposta dei cinghiali che è sempre la stessa, fare figli. Proprio per questo anche la Regione Abruzzo ha introdotto la caccia in selezione, per appostamento, anche con l’utilizzo dei moderni archi da caccia. 

A favorire, infine, la diffusione del cinghiale è il suo foraggiamento abusivo, che è un reato dal quale l’aquilano non è esente. Nelle foreste del capoluogo sono segnalati spesso e volentieri punti di approvvigionamento del cinghiali attrezzati da qualche cacciatore, pozze per l’acqua, sacchi con il cibo che hanno lo scopo preciso di far riprodurre in modo incontrollato il cinghiale. 


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