L’Aquila: famiglia di 3 persone a Sassa ostaggio del Covid

La testimonianza

di Matilde Albani | 03 Dicembre 2020 @ 07:00 | RACCONTANDO
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L’AQUILA – A parlare un nucleo familiare che ha voluto testimoniare la propria esperienza alle prese con l’isolamento dopo contagio da covid19.

“Siamo una famiglia di tre persone e viviamo nel Progetto Case  Sassa Nsi. Storia ordinaria di una giornata autunnale qualunque: hai un po’ di febbre ed allora decidi di farti il tampone (a pagamento), dove risulti positivo. Il laboratorio ti segnala alla Asl ed il giorno dopo vieni contattato per il classico tracciamento insieme a tutta la famiglia. Peccato che chi ti chiama per il tracciamento non ha nulla a che fare con chi ti prenota per il tampone di controllo. Cerchi tutti i giorni di prenotare il tampone di controllo ma non riesci a prendere la linea. Un giorno ti intestardisci e ti ci metti di punta: dopo oltre 100 chiamate (ogni 2 minuti e mezzo ti staccano in automatico) non ci riesci! Un altro giorno riesci a prendere la linea ma il tampone te lo fissano non dopo i classici dieci giorni, ma bensì dopo 15. Attendi l’esito che arriva dopo 3 giorni con esito dubbio.

La particolarità è che il tampone è stato fatto a tre persone contemporaneamente dallo stesso infermiere.

In questi giorni, dall’insorgere della malattia e fino al tampone di controllo, per qualche giorno ti chiama una persona fisica ma poi ti comincia a chiamare una voce registrata che ti chiede se hai sintomi o meno:

Premi 1 hai sintomi, premi 3 se sei guarito, se hai bisogno di una medico premi 1 se sì, premi 3 se no.

Hai bisogno del medico e allora aspetti una chiamata che arriva dopo 8 giorni, dove il medico ti dice, visto il tempo trascorso, “credo che ormai io non le serva più vero?”.

A questo punto arriva l’esito del tampone con la dicitura ‘dubbio’ al ché ti chiedi: “come può essere che lo stesso esito sia uguale per tutti e tre i componenti della famiglia?”.

Chiami per avere delucidazioni e ti dicono che comunque sei positivo senza spiegare dare nessuna spiegazione. Un altro centinaio di telefonate per riuscire a prendere un nuovo appuntamento per il tampone di controllo e te lo fanno dopo ulteriori 10 giorni. Lo fai e nel frattempo continui a ricevere le telefonate di controllo dalla voce registrata che ormai ti è diventata pure familiare. Dopo 6 giorni (invece di tre per assenza dei reagenti a Teramo) arriva l’esito che è positivo. Un incubo!

Stessa trafila di cui sopra per riuscire a prendere l’appuntamento: ti fai altri 10 giorni di isolamento, poi il tampone e dopo 3 giorni arriva finalmente l’esito di negatività. Ma non finisce qui. Aggiungi che per ulteriori 10 giorni, benché negativo, ti continuano a chiamare con la voce registrata per sapere come stai e se hai bisogno del medico.

Per onestà intellettuale dobbiamo ringraziare per la professionalità e la pazienza gli operatori che alle prese con gli sfoghi di gente disperata hanno sempre mantenuto la calma, rispondendo sempre con rispetto e gentilezza. Di contro c’è da dire che iniziano ad essere veramente troppi i casi di segnalazione di malfunzionamento delle procedure messe in atto per contrastare l’emergenza. 

Se questo è il risultato della gestione della seconda ondata, ampiamente preventivata, che dobbiamo aspettarci dalla terza ondata? 

Questo è quanto!


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