Roberto Santangelo, classe ’81, da sempre in politica nonostante la giovanissima età. «Le idee, i sogni, la vita, i problemi, le energie e le opportunità sono i nostri ferri del mestiere», così ama definire la propria campagna elettorale nelle fila del Pdl a sostegno del candidato Sindaco, Pierluigi Properzi.

Una lista quella del Pdl all’insegna del rinnovamento. Tanti giovani per un nuovo modo di fare politica o solo demagogia elettorale?

In generale non credo che le candidature nate all’ultimo, solo per riempire le liste, possano riportare risultati positivi sia per il candidato che per la lista. Coltivo la passione per la politica fin da adolescente e ho sempre vissuto questo impegno come impegno civico per la crescita culturale e sociale della nostra Comunità. La mia candidatura, infatti, non è quella di un singolo, bensì l’espressione di un gruppo umano e politico che da sempre, coerentemente, ha cercato di incarnare determinati valori: il coraggio, il merito, il senso di appartenenza. La mia prima campagna elettorale è stata alle scorse elezioni comunali, quando a 26 anni sono stato il primo degli eletti del centrodestra nell’VIII circoscrizione. Un successo che sommato al buon risultato delle provinciali del 2010 (ero candidato in una lista civica), mi ha dato quest’anno una spinta in più per crescere ulteriormente. Oggi è davvero arrivato il momento di spezzare i meccanismi della vecchia politica, quella che ha fallito sia a L’Aquila che in Italia. Noi giovani dobbiamo metterci in gioco in prima persona, ognuno per le proprie competenze e specificità. Penso che la nostra realtà abbia un gran bisogno dell’impegno diretto delle persone comuni, che troppo spesso, delegano ad “altri”. L’orgoglio, il coraggio e la voglia di riscatto di noi giovani permetteranno a L’Aquila di riacquistare il suo ruolo di capoluogo di Provincia e di Regione, una funzione a cui la vecchia politica ha fatto sì che la Città abdicasse.

Radicamento, identità e libertà. Tre valori. Come metterli in pratica nel modo di fare politica oggi?

Sono un trentenne, nato a L’Aquila che ama la sua Città, tanto da continuare a immaginare qui il proprio progetto di vita, nonostante il dramma del terremoto. Mi hanno definito “un tecnico che fa politica per passione” e come tanti altri – donne, uomini giovani, adulti e anziani – voglio continuare a manifestare con convinzione il mio amore autentico, non strumentale e non occasionale, per L‘Aquila. Il mio impegno è dare energia e motivazione a noi tutti per contribuire in concreto alla rinascita della nostra Città, che per esprimere tutte le sue potenzialità, oggi purtroppo sopite, ha bisogno di guardare oltre le macerie del sisma. Ci vuole certamente voglia di fare, ma soprattutto la voglia di pensare idee e progetti. Oggi ci ritroviamo con un Consiglio comunale stanco, che non ha più voglia di immaginare e di sognare. Un Consiglio che va necessariamente rinnovato e rigenerato con energie nuove. Sono fermamente convinto che il proprio destino lo si scelga e lo si disegni con le proprie mani. Occorre, però, volerlo fortemente e lavorare con ottimismo e determinazione, lontani da ogni interesse personalistico e di parte.

Una delle tue battaglie è quella della sicurezza. Ma non sei il solo, è una battaglia anche di avversari di altre liste. Proposte diverse o c’è una convergenza?

Sicuramente l’intento è unico: consegnare alla Città, ma soprattutto alle generazioni future una L’Aquila in cui si possa vivere serenamente. La storia ci insegna che eventi come quello del 6 aprile 2009 si ripresenteranno, ma la prossima volta non ci si potrà far cogliere impreparati. Molte delle funzioni pubbliche, se non tutte, saranno ripristinate in centro, negli edifici preesistenti, che però dovranno essere resi sicuri, ci si dovrà tornare a lavorare senza la paura che si possa rivivere un’esperienza come quella già vissuta. Non sto conducendo da solo questa battaglia per la sicurezza, Pierluigi Properzi, che appoggio convintamente, ha, infatti, messo questo aspetto tra i primi punti del suo programma. Se si sta male andiamo dal medico, ma se dobbiamo ridisegnare una città e interpretarne l’anima più profonda, non possiamo non rivolgerci a un urbanista, tra l’altro uno dei più quotati del nostro Paese.

Vi siete distinti, anche prima della campagna elettorale in corso, per una comunicazione politica nuova con l’utilizzo dei social network e del web. Paga questo nuovo modello comunicativo nel contatto con il territorio?

Ognuno di noi trascorre oggi gran parte della sua giornata sul web: per lavoro, per informarsi, per stringere e mantenere relazioni o fare nuove conoscenze. Quindi, il web in generale, piuttosto che i social network in particolare sono diventati uno dei luoghi principe anche in ambito elettorale. Gran parte della mia comunicazione è basata sull’utilizzo di strumenti come facebook o twitter, ambienti in cui io “posto” o “twitto” quotidianamente i miei pensieri, i miei progetti, i miei materiali strettamente elettorali. Questo mi permette di raggiungere più o meno contemporaneamente un ampio numero di cittadini, miei potenziali elettori, che magari difficilmente potrei raggiungere in altri modi. Il seguito che sto avendo sulla rete mi fa pensare davvero di aver scelto un modello comunicativo che funziona. Questo non vuol dire, però, che il rapporto diretto con le persone non sia efficace, al contrario sto scoprendo che molti vogliono guardarti in faccia, stringerti la mano e questa per me è già una grande soddisfazione.

Cinque ricette per questa città.

L’Aquila deve rinascere sulla base di un progetto, di un modello di Città intorno al quale trovare gli strumenti e le risorse per ricostruirla. Paradossalmente il terremoto potrebbe darci anche l’occasione per correggere tutte le disarmonie che c’erano già prima del 6 aprile 2009. Parlo di emergenze urbanistiche, economiche e sociali.

Le cinque ricette: L’Aquila rinasce dallo sport, ripristinando in fretta gli spazi dove praticare le attività.

L’Aquila rinasce dalla cultura, da eventi significativi, dalle sue importanti istituzioni, associazioni e fondazioni musicali e artistiche in generale.

L’Aquila rinasce dalla valorizzazione della Perdonanza, che presto diverrà patrimonio immateriale dell’Unesco e che potrà finalmente fare da traino a quel turismo religioso che oggi si indirizza verso mete meno importanti.

L’Aquila rinasce dal suo saper essere città-territorio, dal saper trarre la sua forza dalle sue frazioni e dai comuni circostanti, che oggi ospitano la maggior parte della popolazione aquilana residente nei Progetti C.a.s.e. o nei map.

L’Aquila rinasce dalle sue montagne, dal Gran Sasso che deve essere il volano dell’industria del turismo ambientale, sportivo ed enogastronomico estivo e invernale nel nostro territorio, da quanti quotidianamente si impegnano per riportare una delle nostre risorse migliori ai fasti di un tempo.

L’ultimo l’ultimo film visto, l’ultimo viaggio fatto.

Il mio “immaginario” si è nutrito dell’epica di Braveheart e della passione del Gladiatore. Le loro scene e le loro colonne sonore costituiscono una sorta di “compilation” che accompagna questa campagna elettorale. In fondo la storia è sempre quella (anche se può sembrare retorico e scontato): l’eterna lotta del bene contro il male, l’impegno contro l’apatia e il cinismo, il dono contro l’egoismo. L’ultimo viaggio, ricordo con piacere e tenerezza la vacanza della scorsa estate in Toscana con la mia famiglia. La prima vacanza in 3: io, mia moglie e mia figlia Giulia, che sta per compiere due anni e che per noi è la vera speranza dopo il sisma.

di Maria Cattini

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