La crisi nello stretto di Hormuz rischia di mettere in difficoltà un comparto in forte crescita come l’edilizia aquilana.
Il settore delle costruzioni a L’Aquila ha rappresentato negli ultimi anni uno dei principali pilastri della ripresa economica del post sisma, con effetti concreti su lavoro, reddito e sviluppo del territorio.
I dati del sistema delle Casse Edili (CNCE) confermano l’andamento positivo anche nel 2025: nella provincia dell’Aquila le ore lavorate crescono del +11,34% rispetto al 2024, dopo un +7,71% registrato l’anno precedente.
Crescita occupazionale e dati in aumento
La massa salari registra un incremento del +15,29% nel 2025, dopo il +9,08% del 2024, segnale di un comparto che continua a generare occupazione e valore.
Aumentano anche i lavoratori iscritti in Cassa Edile, con una crescita del 12,10% nel 2025, dopo il +5,27% del 2024. In parallelo, crescono anche le imprese, con un +6,92% nel 2025 rispetto al +3,43% dell’anno precedente.
“Un patrimonio produttivo proprio dell’edilizia molto al di sopra della media nazionale, ma anche regionale, che oggi è messo seriamente a rischio da quel che sta accadendo nello scontro in atto in Medio Oriente”, ha dichiarato il Presidente di ANCE L’Aquila Pierluigi Frezza.
L’allarme sui costi e il rischio per i cantieri
Secondo Frezza, il rilevante aumento dei prezzi delle materie prime e dei materiali da costruzione, legato anche alle tensioni nello stretto di Hormuz, rappresenta un pericolo concreto.
“Il fenomeno è già stato denunciato a livello nazionale da ANCE, con segnalazioni diffuse da parte delle imprese su rincari che stanno compromettendo la sostenibilità economica dei lavori, anche pubblici e del PNRR”, ha spiegato.
Per il territorio aquilano il rischio è ancora più elevato: un rallentamento dei cantieri potrebbe colpire direttamente il processo di ricostruzione post sisma e gli investimenti in corso.
Nei giorni scorsi ANCE L’Aquila ha inviato una comunicazione formale alle stazioni appaltanti del territorio, segnalando le difficoltà operative ed economiche causate dagli aumenti dei costi e dalle criticità nelle catene di approvvigionamento.
Imprese in difficoltà e richieste di intervento
“Le imprese stanno continuando a lavorare con senso di responsabilità, ma se la situazione dovesse persistere non potranno essere lasciate sole”, ha sottolineato Frezza.
L’Associazione ha chiesto un confronto operativo immediato con le stazioni appaltanti per individuare soluzioni concrete in grado di garantire la continuità dei lavori.
I rincari, secondo le segnalazioni, arrivano anche al 40% per alcuni materiali, in particolare derivati del petrolio e componenti influenzati dall’aumento dei costi energetici come rame, alluminio, conglomerati bituminosi e cementizi.
“In un mercato sempre più instabile e fluido servono decisioni rapide: aggiornamento dei prezzi, revisione dei contratti e strumenti straordinari per affrontare questa emergenza”, ha concluso Frezza, evidenziando il rischio che il sistema della ricostruzione possa trasformarsi da punto di forza a fragilità per il territorio.









