Si sblocca la vicenda Accord Phoenix, l’azienda di triturazione di rottami elettronici che si è insediata nel vecchio polo elettronico dell’Aquila, finanziata con 10,8 milioni di fondi pubblici dall’agenzia Invitalia, attualmente bloccati, con la promessa di rioccupare 128 lavoratori e investire altri 35-50 milioni privati, attività mai cominciata appieno anche per l’inchiesta della procura della Repubblica svolta dalla Guardia di finanza su presunti reati ambientali. Al momento gli assunti tra i lavoratori sono solo 11, con gli ingressi fermi da oltre un anno e 20 persone già finite in cassa integrazione. “L’azienda ci ha comunicato oggi che il giudice ha disposto il dissequestro, sia perché sono stati rimossi i materiali ‘incriminati’ e anche per le dimissioni del presidente del Consiglio d’amministrazione Ravi Shankar”, rivela la sindacalista Clara Ciuca della Uilm.

“Dal nostro punto di vista la notizia è positiva, vuol dire che l’azienda può produrre – prosegue – oggi nello stabilimento si stanno ancora ultimando alcuni lavori richiesti dalla Regione per completare l’Autorizzazione di impatto ambientale. Ci auguriamo che finiscano presto, soprattutto la pavimentazione che non c’era”. “Abbiamo chiesto un incontro anche per capire chi prenderà il posto del dimissionario Shankar, si parla di un grande manager di livello nazionale ma ancora non sappiamo nulla – conclude Ciuca – Sia ben chiaro che saremo soddisfatti solo quando ci saranno le persone assunte e i macchinari al lavoro, e spero che quanto prima anche il nuovo sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, venga a rendersi conto della situazione”.

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