L’Aquila, dietro le quinte di una campagna elettorale moderna

di Alessio Ludovici | 02 Maggio 2022 @ 06:05 | ELEZIONI
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L’AQUILA – Due dei tre candidati a sindaco, Pierluigi Biondi e Americo Di Benedetto, hanno scelto un grande evento per aprire la loro campagna elettorale, Stefania Pezzopane negli ultimi giorni ha fatto qualche cambiamento grafico e comunicativo. Spie del peso che la comunicazione sta avendo e avrà in questa campagna elettorale.

Qualcosa di simile si era già visto nel 2017, il mattoncino di Biondi e la Vespa di Di Benedetto, ma quest’anno è la prima volta che assistiamo ad una campagna elettorale  realmente “moderna” nella nostra città. A confrontarsi organizzazioni, stili, strategie diverse. Quale sarà il loro impatto reale non è dato a sapersi. E’ indubbio che la politica, con la scomparsa delle organizzazioni di massa, deve trovare altre strade per arrivare al cittadino. Non bastano neanche i candidati consiglieri a battere il territorio e quest’anno, con meno di 500 aspiranti, tanti cittadini rischiano di rimanere fuori dal circuito democratico. L’esito di cinque anni fa ha inoltre dimostrato che la partita si gioca molto sul ruolo del candidato sindaco oltre che sulla tradizionale capacità dei candidati consiglieri di drenare consensi. 

Organizzazioni, messaggi, strategie e qualche inciampo di questa prima fase

La comunicazione politica si professionalizza per evitare improvvisate e il rischio di apparire il Cetto La Qualunque di turno. Nel dietro le quinte allora si muovono macchine organizzative corpose in cui è normale trovare spalla a spalla uomini e donne di partito, militanti, con tecnici, grafici, fotografi, esperti di social, di marketing politico, ex giornalisti, analisti e chi più ne ha più ne metta. Lontani i tempi della battaglia dei manifesti. Di Benedetto in tal senso è stato chiarissimo, la sua squadra l’ha anche presentata, tre studi aquilani, Climax Studio per il coordinamento, la direzione creativa, la strategia e gli aspetti creativi, Studio Comunico per il visual design, Hyce per i contenuti live di Instagram. A supervisionare la squadra c’è Massimo Liofredi, ex direttore di Rai 2 e Rai Ragazzi e aquilano d’adozione da un po’ di tempo. Biondi dal canto suo ha una squadra collaudata e un gruppo di collaboratori composto da professionisti della comunicazione.
Ognuno cerca di cucire una comunicazione credibile su identità fisiologicamente diverse, la sfida è essere incisivi ma credibili, riuscire a spiegare chi sono e cosa possono fare per la città i contendenti. Ognuno lo fa con il suo stile. La Pezzopane ha fatto qualche aggiustamento in tal senso, anche il claim della campagna elettorale è cambiato, da Scegliamo L’Aquila a L’Aquila, insieme. Di Benedetto gioca con le parole con il suo Un altro passo che suggerisce obiettivi e significati diversi. Biondi non è più il granello di sabbia che rompe il meccanismo di cinque anni fa, oggi è Tieni acceso il cambiamento, On, acceso appunto, idea cardine che si può anche simbolicamente toccare con mano, ecco il senso della pallina spiegano nello staff. 

Due grandi eventi come dicevamo, Biondi al Ridotto del Teatro, Di Benedetto all’Auditorium di Renzo Piano. Pezzopane vedremo se risponderà al momento della presentazione ufficiale delle liste, per ora ha preferito altri eventi, molto partecipato per lei quello con Fiano a piazzetta IX Martiri.

Due eventi cuciti addosso ai due candidati, quelli di Biondi e Di Benedetto, con stili quasi diametralmente opposti, scelte e rischi diversi. Biondi ha calcato fortemente modalità di storytelling. Il sindaco ha raccontato quattro storie di aquilani per esprimere la sua idea di città aggiungendo pochi essenziali riferimenti al percorso politico e amministrativo del centrodestra. Intervento di 25 minuti ed evento dinamico con le percussioni del maestro Trippitelli a coinvolgere la platea. Quasi diametralmente opposto il format di Di Benedetto che si è addentrato in una lunga, ma ben costruita, esposizione del programma all’Auditorium del Parco con l’efficace fuori programma del dentro fuori per parlare anche con i cittadini che non erano riusciti ad entrare nell’edificio firmato da Renzo Piano. Per Biondi il rischio è quello della eccessiva semplificazione narrativa, per Di Benedetto quello di appesantire troppo il discorso e non riuscire a cogliere le più intime e inconsce sfumature del consenso. Rischi calcolati evidentemente, le scelte sono cucite sui due personaggi e sull’idea che hanno di se stessi. Discorso diverso per la Pezzopane che per il momento si è affidata ad una campagna elettorale più tradizionale, sostenuta da una costante presenza sui media e sui social.

Le strategie, ad oggi, perché possono sempre cambiare nei prossimi giorni per rispondere, correggere, recuperare terreno su tema o un altro, sono altrettanto importanti. Anche qui rischi calcolati e scelte che cercano di rispettare storie, stili umani e politici. Ma dietro ci sono anche precisi obiettivi politici, per accreditarsi presso un target di cittadini o un altro. Di Benedetto non ama i toni esagerati, e nonostante sia all’opposizione non gli piace parlare di passato e avversari. Biondi è cambiato molto, cinque anni fa scelse il faccia a faccia con il centrosinistra e il suo “sistema di potere” si ripeteva insistentemente all’epoca, oggi i riferimenti all’avversario sono scarni, lo stile sempre umano ma più istituzionale con ampi riferimenti alla pacificazione della città dopo gli anni turbolenti del post sisma. A cercare un confronto più diretto è Stefania Pezzopane che non ha lesinato attacchi anche frontali al centrodestra.

Qualche inciampo, infine, per riderci un po’ su. Tutto fisiologico, piccoli aneddoti da campagna elettorale o errori non da matita rossa ma almeno da matita blu. L’aneddoto più simpatico forse è avvenuto durante la presentazione di Biondi. Serena, la bambina che 5 anni fa gli consegnava simbolicamente un mattoncino di lego visibilmente emozionata ha consegnato al sindaco, durante l’evento al Ridotto, la pallina con la scritta On. “Lo spegniamo il cambiamento?” la domanda a trabocchetto di Biondi che, alla risposta affermativa di Serena, ha subito corretto ridendo in “lo continuiamo”. E’ il bello della diretta. Piccolo errore tecnico probabilmente nella campagna di Di Benedetto. Nel suo spot, che richiama vari temi, si vede una sala operatoria di un ospedale ma con una scritta in cirillico sopra la porta.

Curiosità a parte, la comunicazione se fatta bene costringe a pensare, a capire cosa cerca il cittadino e a rappresentare meglio le motivazioni che lo spingono o meno alle urne. Dopo due anni di pandemia e di distanziamento sociale la campagna elettorale è certamente un bagno di umanità, confronto, faccia a faccia tra persone in carne ed ossa di cui c’era estremo bisogno. E’ bello vedere i cittadini in piazza ad ascoltare, a valutare idee e proposte, e per questo il ringraziamento va anche a chi si sbatte dietro le quinte per preparare eventi, contenuti, montare palchi, contattare persone. 


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