di Maria Cattini – Con quella solita espressione di chi si coglie a pensare di aver appena fatto una cazzata, il sindaco Biondi tira dritto con la storia delle dimissioni alle quali non crede nessuno. A parte un manipolo di sindaci e amministratori della provincia dell’Aquila che firma per solidarietà la solita lettera prestampata dei soliti ghostwriter del solito Biondi. “Pieno supporto a Pierluigi Biondi”, avrebbero scritto i prodi, tra i quali il sindaco di Bugnara, Giuseppe Lo Stracco, il sindaco di Celano, Settimio Santilli e, per non farci mancare nulla, il sindaco di Balsorano, Antonella Buffone. In pratica, uno squadrone da far tremare i polsi.
Il commovente quanto immancabile appello per il ritiro delle dimissioni non è riuscito però a sciogliere il cuore dell’algido coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Etel Sigismondi che, al termine delle consultazioni di maggioranza di lunedì pomeriggio, ha dichiarato alla cittadinanza in trepida attesa di “aver bisogno di altro tempo per trovare una soluzione alla crisi”.
Crisi nata sul bel nulla realizzato da questa amministrazione da due anni a questa parte e che vede gli ostacoli maggiori proprio all’interno di Fratelli d’Italia. Il capogruppo Giorgio De Matteis, infatti, ancora non digerisce il siluramento del suo candidato alle regionali, Luca Ricciuti, in favore dell’arruolamento a sorpresa di Guido Liris, risultato appunto vincitore. E si sa com’è Giorgio: un tipo molto vendicativo, che da allora non ha smesso di dare addosso ai suoi compagni di partito, gli assessori Mannetti e Piccinini. Tutto il resto della crisi è un travestì di luoghi comuni fatti passare per motivazioni di alto profilo (la ricostruzione, i fondi dello Stato, il “bene dell’Aquila”, la forza propositiva e l’entusiasmo, ecc. ecc.). Ma pare che facciano “politica con la P maiuscola” anche secondo quanto riportato dal Manuale delle Giovani Marmotte.
Come insegna Moretti, “quando sembra che gli italiani abbiano toccato il fondo, loro continuano a scavare…e scavano…scavano”. Ecco quindi che, non bastassero quelli nelle scarpe di De Matteis e di alcuni esponenti della Lega, ha pensato bene di togliersi qualche sassolino anche l’ex candidato del centro sinistra Chicco Di Benedetto. Che più che togliersi dei sassi, offrendo una mano al sindaco dimissionario per uscire dalla crisi, ha fatto letteralmente implodere quel poco che rimaneva del fronte delle opposizioni che- per rendere bene l’idea- in questo momento ci stanno capendo meno del sindaco Biondi. In realtà, Di Benedetto voleva solo strizzare l’occhio a Biondi, come fanno i compari: la partita al comune si incrocia con quella in Consiglio regionale per l’elezione, non così scontata, di Legnini – il nuovo leader politico di Di Benedetto- alla commissione di Vigilanza. In pratica un “volemose bene”: io sono pronto a dare una mano a te in Comune, e tu la dai a me in Consiglio regionale”.
Forse le parole più lucide, sincere e condivisibili per descrivere la situazione, le ha scritte il capogruppo del Pd Palumbo riferite alla scelta di Di Benedetto: “il governo più a destra ed inconcludente che la città dell’Aquila abbia mai avuto. La nostra città merita molto di più e non quel pochissimo in più che si vorrebbe dare con un appoggio esterno.”
Ora i finissimi esponenti politici locali continueranno a sperticarsi per nobilitare in qualche modo questa assurda crisi di maggioranza al Comune dell’Aquila, cercando di spiegare al popolo “la complessità” della situazione. Ma come sempre la realtà è semplicissima. Se alle elezioni si presentano – a destra come a sinistra- delle accozzaglie di partiti e uomini guidati solo dalla propria ambizione personale, il risultato finale non può che essere quello al quale stiamo assistendo in questi giorni: ossia il nulla sommato al nulla.
Senza progetti chiari, veri e condivisi, è impossibile guidare una maggioranza, figuriamoci la rinascita di una città. Al massimo si può provare a tirare a campare. Finché le ambizioni dei singoli non si intralciano con quelle degli altri: è allora che scoppiano faide, rancori e crisi. Per buona pace della ricostruzione e dell’”amore per L’Aquila”.

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