Riceviamo e pubblichiamo la nota di Fabiana Costanzi, Responsabile Cultura Partito Democratico L’Aquila, relativo alla situazione degli spazi culturali in città.

La conclamata mancanza di spazi adeguati da adibire a manifestazioni al chiuso che prevedano il richiamo di un ingente numero di spettatori è l’ultimo tassello, in ordine di tempo, circa le motivazioni del muro contro muro che il sindaco sta portando avanti con il Ministero sul Festival degli Incontri in città; un atteggiamento che probabilmente porterà alla perdita del finanziamento per L’Aquila. La possibilità di rinviare l’evento di uno o due mesi e farlo rientrare comunque nelle celebrazioni del decennale, come del resto previsto nelle more del finanziamento ministeriale, è infatti impedita da questa mancanza. 

A lanciare l’allarme sulle strutture adibite alla cultura presenti in città, ma inagibili e dunque inutilizzabili, sono le stesse associazioni culturali del territorio; parliamo del ridotto del teatro comunale, dell’auditorium di Renzo Piano, della sala Florio della Guardia di Finanza. Un totale di circa 1600 posti che perde la città in termini di fruizione anche per la prossima stagione culturale. Senza contare le incompiute perenni del Palajapan e del palazzetto dello sport di viale Ovidio, spazi che, benché destinati ad eventi sportivi, potrebbero accogliere pubblico anche per altri tipi di spettacoli, qualora le rassicurazioni dell’assessore delegato sul procedere dei lavori abbiano finalmente un seguito.

Biondi, preso dalla crociata contro tutto quello che a suo insindacabile giudizio abbia anche solo un sentore di sinistra, non ha in questi due anni e mezzo trovato il tempo di occuparsi delle autorizzazioni che alcuni spazi culturali richiedevano per avere l’agibilità, giudicando invece necessario liberararsi dei ragazzi di Gran Sasso Anno Zero e dunque del Festival della Montagna o dell’organizzazione del Festival della Partecipazione. 

Quando sei anni fa L’Aquila coltivò il sogno di diventare, nell’anno del suo decennale, Capitale della Cultura, nessuno avrebbe mai immaginato che la città, benché destinataria di ingenti fondi pubblici per la realizzazione di eventi culturali di celebrazione e ricordo, non avrebbe avuto spazi adeguati allo svolgimento di quelle stesse attività qualora fossero da prevedere al chiuso.

Una sciatteria politica e amministrativa che rischia di paralizzare l’attività delle associazioni culturali e getta una nuova luce sulle politiche culturali della città. 

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